Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

Gambizzato durante rapina in studio, viene licenziato per troppi giorni di malattia

Il 12 aprile 2013 venne gambizzato nel tentativo di difendere da una rapina lo studio notarile della provincia di Brindisi in cui lavorava. Lo scorso 17 marzo, al momento del rientro a lavoro dopo due anni di calvario all'insegna dei bisturi e della fisioterapia, si è imbattuto in un'amara sorpresa: al suo posto era stata assunta un'altra persona

BRINDISI – Il 12 aprile 2013 venne gambizzato nel tentativo di difendere da una rapina lo studio notarile della provincia di Brindisi in cui lavorava. Lo scorso 17 marzo, al momento del rientro a lavoro dopo due anni di calvario all’insegna dei bisturi e della fisioterapia, si è imbattuto in un’amara sorpresa: al suo posto era stata assunta un’altra persona. Lui nel frattempo era stato licenziato, ma non ne sapeva nulla perché a casa non gli era ancora arrivata la famigerata lettera.  

Un avvocato brindisino di 49 anni è il protagonista di un nuovo caso di licenziamento per superamento del periodo di comporto (arco temporale entro cui non si può essere licenziati per assenza da lavoro dovuta a malattia). A parte questo, la sua storia ha pochi punti di contatto con quella della guardia giurata Vincenzo Giunta, ritrovatosi senza lavoro (salvo poi essere riassunto dal suo istituto di vigilanza, la Sveviapol Sud) dopo essersi sottoposto a tre interventi chirurgici per un tumore al cervello. 

Intorno alle ore 12 di quel 12 aprile, il 49enne era dietro alla sua scrivania. Lavorava lì da 7 anni. La porta dello studio era aperta. All’improvviso, l’avvocato vede sbucare una persona armata di pistola con volto parzialmente coperto da uno scalda collo e da un cappello, che gli intima di consegnargli il denaro che si trovava nello studio. La vittima resiste, ingaggiando una colluttazione.

A un certo punto afferra la pistola, stretta ancora fra le mani del malvivente. Ma dopo alcuni istanti molla la presa. Il bandito si impossessa delle banconote (non più di 300 euro). Durante la fuga, però, spara un colpo contro il professionista, centrandolo in pieno alla gamba destra. Una pallottola frantuma letteralmente il femore dell’avvocato, provocando una frattura esposta con ritenzione del proiettile. Nello studio si trovava anche una dipendente in stato interessante. Ma lavorava in un’altra stanza e non si accorse praticamente di nulla.

Il 49enne viene ricoverato all’ospedale Perrino, dove subisce un primo intervento chirurgico. Il 16 aprile si trasferisce all’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti. Qui subisce una seconda operazione per l’applicazione di un fissatore esterno: una sorta di (scomodo) tutore che sarà costretto a portare per 8 mesi. Ogni due giorni, con l’ausilio della compagna, deve effettuare una medicazione alla gamba, per evitare l’infezione. Nel novembre del 2013 arriva il terzo intervento, per la rimozione del fissatore. Ma  fino ad aprile del 2014, porta le stampelle. Nel frattempo, si sottopone ad estenuanti sedute di fisioterapia (con la quale tuttora non ha chiuso i conti). 

Il 17 marzo, appunto, torna a lavoro. Ma resterà in studio solo pochi minuti. Il tempo di ricevere una lettera in cui si legge: “Con significativo rincrescimento, questo studio notarile si vede costretto a prendere la decisione di provvedere al suo licenziamento per giustificato motivo oggettivo a seguito del superamento del periodo di comporto per assenza dal lavoro per malattia dal 26 agosto 2014 al 26 febbraio 2015 (periodo massimo di comporto come stabilito dal vigente contratto nazionale di lavoro degli studi professionali)”. 

L’avvocato cade dalle nuvole nel leggere quel pezzo di carta. “Chi fa quel poco di più del proprio dovere – afferma il legale – alla fine viene ripagato in questo modo. Nessuno era mai venuto a verificare se venissero rispettate le misure di sicurezza previste dalle legge. Non ho mai ricevuto istruzioni su come comportarmi in caso di rapina. La porta di ingresso dello studio era sempre aperta. Solo a partire dal giorno successivo alla rapina, l’immobile venne dotato di un sistema di videosorveglianza e di una porta blindata. Io, che gestivo la cassa cambiali, mi sono trovato del tutto indifeso rispetto a quell’aggressione”. L’avvocato spiega di non essere potuto rientrare prima del 17 marzo, perché “l’attività lavorativa era incompatibile con il piano di recupero, visto che per cinque giorni alla settimana dovevo recarmi in un centro di fisioterapia”.

Il professionista si è già rivolto a due colleghi, un civilista e un penalista, per far valere i propri diritti. Oltre all’azione legale contro lo studio notarile ne verrà intrapresa anche una contro l’Inail, poiché il periodo di assenza per infortunio gli è stato riconosciuto fino ad agosto 2014. Da agosto in poi, è stata certificata una malattia semplice. 

Al di là di come andrà a finire la battaglia legale, questo episodio conferma quanto siano fragili le tutele normative per le persone costrette ad assentarsi a lungo da lavoro per infortunio o per malattia. L’aspetto paradossale della vicenda, fra l’altro, è che l’avvocato si è ritrovato con un proiettile nella coscia proprio per difendere un bene del suo datore di lavoro: lo stesso che due anni dopo (a torto o a ragione, saranno con ogni probabilità i giudici a stabilirlo) lo ha licenziato. 

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