Cronaca

Droni nel Tir, indagini su un foglio di viaggio trovato nell’abitacolo

I quattro aerei a controllo remoto privi di autorizzazione al transito: l’inchiesta si allarga per scoprire provenienza e destinazione. Il conducente indagato per violazione delle norme per il trasporto dei materiali di armamento: rischia da tre a 12 anni di carcere. Interrogatorio secretato

Il Tir con i droni

BRINDISI –  Sembra esserci un giallo nel giallo dietro la scoperta di quattro droni in un Tir partito da Patrasso, in Grecia, e fermato nel porto di Brindisi perché – pare -  che sia stato trovato un foglio dal quale risultava la presenza tra il carico degli aerei a controllo remoto, ma non c’erano invece le autorizzazioni prescritte per legge trattandosi di equipaggiamenti militari.

Come mai è stata lasciata quella traccia messa per iscritto? A chi era destinato quel documento che sarebbe stato rinvenuto  tra quelli di accompagnamento al trasporto, nei quali era stato dichiarato un carico di caffè? E soprattutto a chi dovevano essere consegnati i droni e per conto di chi?

Non è affatto certo che fossero destinati in Spagna come ipotizzato in un primo momento, così come non è certo che provenissero dal Paese ellenico, se non per il transito. Né tanto meno ne è stata rivelata la nazione dove sono stati costruiti. Per dare una risposta a tutti questi interrogativi si allargano le maglie dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica, Pierpaolo Montinaro, per non tralasciare alcuna ipotesi, soprattutto in un contesto come quello determinatosi dopo gli attentati di Parigi avvenuti lo scorso 13 novembre, su rivendicazione dell’Isis.

Il fascicolo è stato aperto all’indomani della scoperta dei droni avvenuta per mano dei finanzieri e del personale della Dogana in servizio presso Costa Morena. Il Tir è stato fermato, come si ricorderà, sabato sera. Al momento, l’unico punto fermo dell’inchiesta sembra essere costituito dalla contestazione che il sostituto procuratore ha mosso nei confronti del conducente del Tir di nazionalità greca: “violazione dell’articolo 25 della legge numero 185 del 1990” che per i non addetti ai lavori è quella che raccoglie una serie di “norme in tema di controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”.  L’ipotesi di reato è legata al trasporto di questo materiale, in assenza della necessaria certificazione del paese di origine e dell’autorizzazione al transito.

Ecco cosa stabilisce l’articolo in questione: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, colui che senza l'autorizzazione di cui all'articolo 13 effettua esportazione, importazione o transito di materiali di armamento, contemplati nei decreti di cui all'articolo 2, comma 3, è punito con la reclusione da tre a dodici anni ovvero con la multa da 50 a 500 milioni.  Sono confiscati quei materiali di armamento che, individuati dagli organi preposti come destinati all'esportazione, non risultino accompagnati dalle prescritte autorizzazioni.

L’articolo 13, richiamato, è il seguente: “Il Ministro degli affari esteri, sentito il Comitato di cui all'articolo 7, autorizza, di concerto con il Ministro delle finanze, l'esportazione e l'importazione, definitive o temporanee, ed il transito dei materiali di armamento, nonché la cessione all'estero delle licenze industriali di produzione dello stesso materiale e la riesportazione da parte dei Paesi importatori. L'eventuale rifiuto dell'autorizzazione dovrà essere motivato”.

E ancora: “Per l'ottenimento delle autorizzazioni per le operazioni di esportazione di componenti specifici e parti di ricambio di materiali di armamento, deve essere prodotto il certificato di importazione, rilasciato dalle autorità governative del Paese primo importatore ad una propria impresa, sempre che questa sia debitamente autorizzata dal proprio governo a produrre e commercializzare materiali di armamento, salva la facoltà di richiedere per quei Paesi che non rilasciano un certificato di importazione, il certificato di uso finale o documentazione equipollente”.

L’autista indagato è stato interrogato dallo stesso magistrato, ma cosa abbia detto, è impossibile saperlo essendo stato secretato. Si può ipotizzare che le domande su quel foglio trovato, sulla destinazione, sulla provenienza e ancora su chi l’abbia contattato per il trasporto siano state rivolte.

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