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La polizia davanti alla casa del trans suicida a Roma

La polizia davanti alla casa del trans suicida a Roma

Giallo dei trans morti, ricompare il nome del carabiniere di Ostuni

ROMA - Ancora una morte misteriosa e inquietante a margine del sexgate che l’inverno scorso travolse il giornalista Piero Marrazzo, all’epoca presidente della Regione Lazio, facendo finire in carcere, tra gli altri, un militare ostunese: Carlo Tagliente, 32 anni, carabiniere, in servizio presso la Caserma Trionfale, a Roma. Il corpo senza vita di un’altra trans brasiliana, (Roberta, al secolo André Magallhaes, di 26 anni, nato a Manaus) è stato infatti trovato venerdì sera dagli inquilini di una palazzina, in via Tor di Quinto, a Roma.

ROMA - Ancora una morte misteriosa e inquietante a margine del sexgate che l'inverno scorso travolse il giornalista Piero Marrazzo, all'epoca presidente della Regione Lazio, facendo finire in carcere, tra gli altri, un militare ostunese: Carlo Tagliente, 32 anni, carabiniere, in servizio presso la Caserma Trionfale, a Roma. Il corpo senza vita di un'altra trans brasiliana, (Roberta, al secolo André Magallhaes, di 26 anni, nato a Manaus) è stato infatti trovato venerdì sera dagli inquilini di una palazzina, in via Tor di Quinto, a Roma.

Sembrerebbe che il viados si sia impiccato con un filo elettrico alla finestra della sua stanza, lasciandosi poi cadere sul letto, forse dopo aver ingerito una forte dose di tranquillanti. Una storia, sembra, di disperazione e depressione. Ma il dramma si tinge di giallo. La vittima, infatti, pare avesse avuto a che fare con il trentaduenne militare ostunese, tuttora detenuto agli arresti domiciliari in quanto coinvolto, insieme ad altri suoi tre colleghi, nel presunto ricatto ai danni dell'ex Governatore.

A tirare in ballo il carabiniere ostunese è "Rachele", un'amica della trans trovata morta venerdì sera: "Roberta - ha riferito ieri agli inquirenti la sua amica - aveva avuto un anno fa un problema con Tagliente, per una questione di documenti e permesso di soggiorno". E così all'improvviso in viale Tor di Quinto sono tornati alla ribalta fatti e protagonisti del caso Marrazzo: la storiaccia del video-ricatto dei carabinieri infedeli, i misteri della comunità trans, con Natalì (peraltro vittima sempre venerdì sera di una misteriosa aggressione), Brenda (altro viados, morto l'inverno scorso nell'incendio del suo monolocale in via dei Due Ponti) e Gianguerrino Cafasso (il pusher dei viados, anch'egli deceduto, nel settembre scorso, per colpa di una dose di cocaina tagliata male).

Inevitabile l'attenzione della procura di Roma, che sulla morte della trans Roberta ha aperto un fascicolo, senza ipotesi di reato e senza indagati. L'autopsia avrebbe confermato che la morte è dovuta a suicidio. Gli accertamenti sul decesso sono affidati al pm Francesca Loy.

Il magistrato ha compiuto un primo sopralluogo nell'abitazione del viados insieme con il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli, questi ultimi titolari dell'inchiesta sul caso Marrazzo e sulla morte di Cafasso. Nell'appartamento non sarebbero stati trovati elementi tali da far pensare a fatti violenti. Il pm Loy, secondo quanto si è appreso, intende comunque fare luce sulle frequentazioni della vittima e per questo motivo sarebbe intenzionata a disporre una serie di accertamenti, a cominciare dall'esame dei tabulati delle sue utenze telefoniche.

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