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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Cronaca Ceglie Messapica

Giallo sulla morte di commerciante di auto: sembra un suicidio, si procede per omicidio

CEGLIE MESSAPICA - Un cappio fissato a un albero, il corpo penzoloni, senza più vita. Così è stato trovato questa mattina dalla badante l’imprenditore 76enne Lorenzo Urso, a pochi metri dalla villetta in contrada Frutto dove l’uomo viveva da solo ormai da tempo. Lo scenario di un suicidio, questo è parso agli occhi degli inquirenti arrivati sul posto subito dopo l’allarme lanciato dalla donna, intorno alle dieci. Se non fosse per tre dettagli, rilevati nel corso del sopralluogo durato fino a tardo pomeriggio alla presenza del pubblico ministero Milto De Nozza.

CEGLIE MESSAPICA - Un cappio fissato a un albero, il corpo penzoloni, senza più vita. Così è stato trovato questa mattina dalla badante l'imprenditore 76enne Lorenzo Urso, a pochi metri dalla villetta in contrada Frutto dove l'uomo viveva da solo ormai da tempo. Lo scenario di un suicidio, questo è parso agli occhi degli inquirenti arrivati sul posto subito dopo l'allarme lanciato dalla donna, intorno alle dieci. Se non fosse per tre dettagli, rilevati nel corso del sopralluogo durato fino a tardo pomeriggio alla presenza del pubblico ministero Milto De Nozza.

In casa è stato ritrovato il giubbotto della vittima con le maniche legate dietro la schiena da un nastro adesivo, il cui rotolo però sembra essere scomparso nel nulla, malgrado le accurate ricerche dei carabinieri al comando del maresciallo Sante Convertini. Il terzo dettaglio che parrebbe escludere l'ipotesi del suicidio è il ritrovamento del bastone che l'uomo, invalido da un pezzo a causa di un incidente stradale, immancabilmente usava per sostenersi, nella gip Cherokee parcheggiata sul piazzale della villetta. Sarà l'autopsia del medico legale incaricato dalla procura, Antonio Carusi, a stabilire le cause della morte dell'imprenditore. L'esame è stato fissato per le 7 e 30 di domattina, dopodiché la salma dovrebbe essere restituita ai famigliari per la celebrazione dei funerali. L'ipotesi di reato iscritta nel fascicolo del pubblico ministero, al momento contro ignoti, è di omicidio.

Padre di due figli, Stefano Davide e Simona, separato dalla moglie Antonia Palmisano ormai da qualche tempo. Lorenzo Urso, che per la rara abilità di artigiano meccanico si era meritato l'appellativo di "maestro", aveva cominciato la scalata nella compravendita di auto usate proprio nella bottega in via Francesco Argentieri, nel centro di Ceglie Messapica. La serietà dell'artigiano prima, del commerciante poi, avevano presto fatto lievitare il giro d'affari dell'attività, fino all'apertura della concessionaria Auto G, sulla provinciale Francavilla-Ceglie, nella zona industriale a un passo dal centro abitato.

Maestro Lorenzo aveva continuato a lavorare indefessamente, senza fiato, malgrado l'incidente che lo aveva reso claudicante e la morte, violenta e precoce di due figli acquisiti dalla prima moglie, Roberto e Tiziano, entrambi perduti a seguito di incidenti stradali. Un uomo di tempra, uomo d'altri tempi, Lorenzo Urso aveva lottato a viso aperto contro la lunga teoria di tragedie che si erano abbattute sulla sua famiglia, anche grazie alla fede incrollabile nel lavoro. Era riuscito a fare della compravendita delle auto una attività tanto florida da guadagnare alla famiglia un patrimonio importante, di cui la villetta in contrada Frutto non era che una gemma fra le tante, insieme ad una masseria, appartamenti e un parco auto degno delle più prestigiose concessionarie della Puglia.

Nel 1994 maestro Lorenzo aveva ceduto l'attività a Stefano Davide, o semplicemente Davide, come lo conoscono in paese, che ha ereditato dal padre il talento del commercio ma anche la capacità delle relazioni, facendo decollare ulteriormente l'attività di famiglia fino a fatturati milionari. Qualche mese addietro, la prima mannaia. Un accertamento fiscale della guardia di finanza scopre una presunta evasione per circa 400mila euro. La somma è tale da far sconfinare le indagini amministrative in ipotesi di reato di natura penale, il fascicolo passa dunque nelle mani del pm Raffaele Casto che dispone il sequestro preventivo dell'azienda, ma anche dell'intero patrimonio milionario, conti correnti bancari compresi, che paralizzano di fatto le attività dell'impresa. Non è tutto.

Il blocco dei conti bancari scatena la reazione di uno - su tredici - fornitori di Auto G. Il gruppo Audi Volkswagen di Bologna denuncia assegni scoperti per un volume pari a circa 1.300.000 euro, la procura di Bologna apre un secondo fascicolo con l'ipotesi di truffa, ancora tutta da verificare, anche quella. Secondo i primi accertamenti, circa 145 autovetture usate sarebbero state acquistate con assegni emessi sulla scorta di conti bancari già chiusi o privi di fondi. Auto che erano state poi rivendute a concessionarie o autosaloni plurimarche in tutte le province pugliesi.

E' l'ennesimo, violento dramma che si abbatte su una famiglia già piegata da una serie di vicende dolorose, che restituirebbero il senso della scelta suicida. Se la verità è questa, l'incrollabile maestro Lorenzo, potrebbe non aver retto il colpo. Ma c'è quel nastro al giubbotto dietro la schiena e il bastone abbandonato in auto, senza il quale a fatica si sarebbe mosso. E, se vale, nessun biglietto, nessun addio, da parte di un padre sopravvissuto a ogni dramma, grazie all'amore per il lavoro e per i figli. Fino ad oggi.

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