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Gioielliere a giudizio come mandante di una rapina seguita da stupro

BRINDISI – Sarebbe stato un insospettabile gioielliere di Carovigno il mandante della rapina compiuta da due malviventi il 5 agosto del 2008 a Carovigno, conclusasi con la violenza carnale ad una giovane del Nord stabilitasi nella cittadina del Brindisino. Gli investigatori, dopo mesi di indagini, sulla base delle ammissioni di uno dei due autori e di alcune intercettazioni ambientali hanno ritenuto di avere individuato il presunto mandante che è stato rinviato a giudizio dal giudice per le indagini preliminari Valerio Fracassi.

BRINDISI - Sarebbe stato un insospettabile gioielliere di Carovigno il mandante della rapina compiuta da due malviventi il 5 agosto del 2008 a Carovigno, conclusasi con la violenza carnale ad una giovane del Nord stabilitasi nella cittadina del Brindisino. Gli investigatori, dopo mesi di indagini, sulla base delle ammissioni di uno dei due autori e di alcune intercettazioni ambientali hanno ritenuto di avere individuato il presunto mandante che è stato rinviato a giudizio dal giudice per le indagini preliminari Valerio Fracassi.

Si chiama Gianluca Argimiro Lanzillotti, ha 38 anni. L'uomo risponde di concorso in rapina, violenza privata e sequestro di persona con Maurizio Natola, 28 anni, e Francesco Leo, 39 anni, carovignesi. Questi due sono stati già giudicati e Natola è stato condannato anche per la violenza sessuale. Secondo l'accusa, il gioielliere avrebbe voluto spaventare la ragazza perché amica della sua fidanzata. E questa amicizia lui non l'avrebbe mai gradita perché sarebbe stata la causa dei dissapori tra egli e la fidanzata stessa. "Andate e fatele del male".

Ma non aveva ordinato ai malviventi assoldati lo stupro. Quello fu iniziativa di Natola. Tanto è vero che entrambi furono arrestati con gli stessi capi di imputazione ma solo Natola è stato riconosciuto colpevole dello stupro. Sei anni di reclusione ciascuno in primo e in secondo grado, ma solo perché Leo aveva dei precedenti specifici.

La donna, 37 anni, si era trasferita da una paese in provincia di Varese a Carovigno. Era stata in vacanza a Santa Sabina e non si era più staccata da questa terra. Viveva da sola in una villetta e lavorava in un pub della borgata costiera. Quella sera, al rientro dal lavoro, fu bloccata sulla porta di casa dai due individui. La picchiarono e legarono ad un albero con il foulard che aveva al collo. Poi il più giovane perse la testa del tutto e la violentò.

Una storia terribile, difficile da cancellare. Assistita dall'avvocato Giancarlo Camassa, questa donna-coraggio iniziò subito la sua battaglia facendo arrestare i due malviventi che furono condannati con rito abbreviato il 19 febbraio dell'anno scorso dal giudice per l'udienza preliminare Eva Toscani. Sentenza confermata in appello il 10 febbraio 2010. Ha continuato la sua battaglia anche se ha lasciato Carovigno e la sua casa che aveva affittato.

La vittima era certa che dietro ai due ci fosse qualcun altro. Una conversazione di Natola viene intercettata mentre conversava con i parenti nella sala-parlatorio del carcere. Faceva riferimento al gioielliere, diceva che questi non se la doveva cavare così a buon mercato. Interrogato dagli investigatori, Natola confessò. Disse che era stato il gioielliere a incaricargli di prendere la ragazza e di farle del male. Ma il presunto mandante, come ammise lo stesso accusatore, non parlò di violenza sessuale.

L'accusa nei confronti del gioielliere, che si professa innocente, si basa sulle dichiarazioni del co-imputato. Sarà il tribunale, dinanzi al quale comparirà, a stabilire quale sia il livello di attendibilità della chiamata di correità. La donna, così come aveva fatto nel processo contro Natola e Leo, anche nel processo a carico di Lanzillotti si è costituita parte civile.

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