Cronaca Latiano

Maltrattamenti in famiglia: la madre ritratta le accuse, assolto il figlio

Un 21enne di Latiano era stato arrestato e rinviato a giudizio per i reati di maltrattamenti in famiglia ed estorsione a seguito di una querela sporta dalla madre, che durante il processo ha dichiarato di essersi inventata tutto

LATIANO – Era stata la madre a denunciarlo, ma durante il processo, la stessa, ha fatto marcia indietro, sollevando il figlio da ogni responsabilità. E’ stato assolto perché il fatto non sussiste un 21enne di Latiano che nell’ottobre del 2015 era stato arrestato, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip del tribunale di Brindisi, per maltrattamenti in famiglia ed estorsione ai danni della madre. La sentenza è stata emessa lo scorso 22 febbraio dal giudice monocratico Gianluca Fiorella.

I fatti risalgono al mese di agosto del 2015. L’imputato era accusato di “aver spintonato con forza la madre per sottrarle le chiavi dell’autovettura” e di aver proferito delle frasi intimidatorie per costringere sia la stessa che il fratello minorenne “a consegnargli in diverse occasioni somme di denaro pari a 10 o a 20 euro”. Inoltre al 21enne erano addebitati episodi di violenza consistiti nel “danneggiare un televisore, mobili e suppellettili dell’abitazione di residenza, nello spintonare con forza la madre per sottrarle le chiavi dell’abitazione”.

Le indagini partirono il 25 agosto 2015, quando la madre si recò presso la locale stazione dei carabinieri per sporgere querela a carico del figlio (il 9 settembre poi ci fu un’integrazione di querela, da parte della presunta vittima). Il giorno successivo, i militari acquisirono le immagini riprese da una telecamere situata nei pressi dell’abitazione in cui vive la famiglia dell’imputato, per verificare se vi era stata una colluttazione in strada fra il figlio e la madre. Nel video, da quanto riferito dagli investigatori in sede processuale, “si notava la querelante uscire di corsa e cadere in terra dopo che, raggiunta dal figlio, questi l’aveva afferrata per la gola e le aveva strappato di mano una canna da pesca”.

Nell febbraio del 2016, il gip Giuseppe Licci, su richiesta del pm Eva Toscani, emise un decreto di giudizio immediato a carico del 21enne, difeso dall’avvocato Giuseppe Miccoli. Nel corso del processo, però, la situazione si è ribaltata. Le testimonianze chiave sono state quelle del fratello minorenne e della madre dell’imputato.

Il primo ha dichiarato che il fratello maggiore si “comportava bene in famiglia”; che “quando la madre abusava di alcool il fratello maggiore le toglieva le bottiglie e lei diventava aggressiva nei suoi confronti, gridando e alzandoli le mani”.  Il minorenne ha inoltre dichiarato di non ricordare aggressioni da parte del fratello nei confronti della madre, di non essere stato mai picchiato o maltrattato dal fratello e di non aver mai ricevuto richiesta di denaro da parte dello stesso.

Anche l’esame testimoniale della madre, successivamente, ha scagionato l’imputato. Questa infatti ha ammesso che nel periodo in cui ha denunciato il figlio lei abusava di alcool ed era arrabbiata con il 21enne “perché lui le nascondeva con le bottiglie”.  La donna, che “non era in sé” quando ha denunciato il figlio, ha detto di essere andata in ospedale diverse volte, ma non a causa del figlio, anche se non ricorda il motivo. La stessa ha riferito di “essere caduta diverse volte a causa dell’alcool e di aver dato la colpa a lui”. Inoltre ha dichiarato che il figlio “non le ha mai chiesto dei soldi, se non come faceva normalmente l’altro figlio”, e che non l’ha mai picchiata per avere del denaro.  La donna, insomma, ha confessato di essersi inventata tutto: anche che l’imputata maltrattava il fratello.

Alla luce delle testimonianze dei famigliari del 21enne, tenuto conto anche “dell’insufficienza degli elementi a carico dell’imputato”, il giudice, pur manifestando “perplessità per il comportamento processuale dei querelanti”, ha accolto la richiesta di assoluzione formulata dal pm, ordinando l’immediata liberazione dell’imputato, se non detenuto per altra causa o titolo custodiale. Gli atti inoltre sono stati trasmessi in Procura per valutare la posizione della madre, che ora rischia un’imputazione per il reato di calunnia. 

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