Cronaca

Gli otto vigili del fuoco riabbracciano i loro cari: "Stiamo malissimo"

Tutti e otto i vigili del fuoco imbarcati sui rimorchiatori sono stati visitati in ospedale. Alcuni di loro dicono: "Stiamo malissimo". Cinque giorni in mare aperto, alla mercé dei marosi, li hanno provati duramente. La prima squadra era partita all'alba di domenica a bordo del Marietta Barretta. La seconda in tarda mattinata, con l'Asmara

BRINDISI – Tutti e otto i vigili del fuoco imbarcati sui rimorchiatori sono stati visitati in ospedale. Alcuni di loro dicono: “Stiamo malissimo”. Cinque giorni in mare aperto, alla mercé dei  marosi, li hanno provati duramente. La prima squadra (Marcello Licchello, Claudio Zippo, Antonio Falcone, Danilo Cafarella) era partita all’alba di domenica a bordo del Marietta Barretta. La seconda (Lucio Lopez, Fernando Lanzillotti, Alessandro Morello e Fabio Lazzari) in tarda mattinata, con l’Asmara.

Sapevano di essere attesi da un difficile intervento di soccorso, ma mai avrebbero potuto immaginare di restare per così tanti giorni in acqua. Non erano equipaggiati per una simile missione. Non avevano indumenti di ricambio. Non avevano attrezzature adeguate. Dopo tre giorni di agonia, hanno lanciato l'Sos ai loro colleghi: O famigliari dei vigili del fuoco salutano i loro cari-2"Veniteci a prendere".

Ma gli otto pompieri del comando provinciale di Brindisi sono rimasti sulle imbarcazioni della famiglia Barretta fino al momento dell’approdo sulla banchina di Costa Morena Nord. Ad attenderli c’erano mogli, figli e nipoti. Questi erano tenuti a distanza dal punto di sbarco. Ma non vedevano l’ora di abbracciare i loro congiunti, tant’è che una ragazza è riuscita ad avvicinarsi al padre, stringendolo in un lungo abbraccio.

Qualche minuto dopo, a bordo di un’unità navale del distaccamento portuale, hanno finalmente raggiunto i loro cari (Video). Non hanno potuto rilasciare dichiarazioni al capannello di giornalisti. Ma più volte, a gran voce, hanno ringraziato la Marina Militare per il supporto fornito sul luogo della tragedia. Adesso occorrerà del tempo per riprendersi da questa odissea. Non solo fisicamente, ma anche moralmente.

I cinque giorni trascorsi all’ombra del relitto del Norman Atlantic hanno segnato anche i 18 marittimi della ditta Fratelli Barretta, che hanno rischiato la loro vita (nel senso letterale del termine, se si Il Norman Altantic ormeggiato a Costa Morena nord-2considera che due membri dell’equipaggio di un rimorchiatore albanese impegnato nelle operazioni di rimorchio del relitto hanno perso la vita, a seguito della rottura di una braga da rimorchio) per spegnere le fiamme del traghetto e trainarlo verso le coste brindisine. Le prime ore sono state le più difficili.

“Il comandante del Norman Atlantic – afferma il comandante in seconda del Tenax, Luigi Manesi - diceva di fare presto perché c’erano delle persone da salvare. La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di raffreddare la neve, per evitare che si cuocesse”. E una volta domate le lingue di fuoco, al netto dei numerosi focolai che tuttora covano sotto le ceneri della stiva, i 18 si sono cimentati nell’impresa di agganciare la nave. La prima sera, almeno tre cavi si sono spezzati.

“Per riuscire ad agganciare il relitto – dichiara ancora Manesi – i nostri uomini sono stati trasbordati sulla prua della nave con un elicottero. Nessuno di loro aveva mai vissuto un’esperienza del genere. Una volta sul relitto, vedevano tutto nero”. E Manesi conclude con orgoglio: “Da quando siamo arrivati noi, non è morto più nessuno”.

Aggiornamento ore 22,40 - Non è finita l'odissea degli otto vigili del fuoco. Alle ore 22,30, questi si trovavano ancore nell'ospedale Perrino in attesa del foglio di dimissioni, nonostante ormai da ore si fosse concluso il trattamento sanitario al quale erano stati sottoposti. Tutti avevano sintomi da disidratazione. Dopo aver fronteggiato il mare in tempesta per cinque giorni, adesso i pompieri sono alle prese con le pastoie burocratiche del sistema sanitario. 

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