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Gli affari del boss tornato libero: primi testi al processo a Pasimeni

BRINDISI – All’incirca due ore di interrogatorio, tra schermaglie dell’accusa e della difesa, per il dirigente della Squadra mobile di Brindisi, vice questore Francesco Barnaba, chiamato a deporre dalla pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore antimafia Lino Giorgio Bruno, nel processo a carico di Massimo Pasimesi, mesagnese, soprannominato “Piccolo dente”, indicato con uno dei componenti di maggiore caratura della Sacra corona unita, della moglie Gioconda Giannuzzi (entrambi difesi dagli avvocati Rosanna Saracino e Marcello Falcone) di Carmine Campana, fidanzato della figlia del boss, e Vincenzo Antonio Campana, padre di Carmine (difesi da Marcello Falcone e Serafino De Bonis). L’interrogatorio dell’altro teste, il dirigente del commissariato di Mesagne, vice questore Sabrina Manzone, per il protrarsi dell’interrogatorio di Barnaba, è stato rinviato all’udienza del 22 febbraio.

BRINDISI - All'incirca due ore di interrogatorio, tra schermaglie dell'accusa e della difesa, per il dirigente della Squadra mobile di Brindisi, vice questore Francesco Barnaba, chiamato a deporre dalla pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore antimafia Lino Giorgio Bruno, nel processo a carico di Massimo Pasimesi, mesagnese, soprannominato "Piccolo dente", indicato con uno dei componenti di maggiore caratura della Sacra corona unita, della moglie Gioconda Giannuzzi (entrambi difesi dagli avvocati Rosanna Saracino e Marcello Falcone) di Carmine Campana, fidanzato della figlia del boss, e Vincenzo Antonio Campana, padre di Carmine (difesi da Marcello Falcone e Serafino De Bonis). L'interrogatorio dell'altro teste, il dirigente del commissariato di Mesagne, vice questore Sabrina Manzone, per il protrarsi dell'interrogatorio di Barnaba, è stato rinviato all'udienza del 22 febbraio.

Dietro le sbarre, nell'aula Metrangolo, erano presenti Pasimeni e Carmine Campana, entrambi detenuti. Gli altri due (la Giannuzzi e Vincenzo Antonio Campana) sono agli arresti domiciliari. Il processo riguarda la costola dell'associazione mafiosa denominata Sacra corona unita guidata da Pasimeni , il quale con il sostegno dei due Campana e della moglie, aveva taglieggiato secondo le accuse una cantina di Mesagne, gestita da Daniele De Cillis, costringendo a versare prima 500 e poi 800 euro a fronte della fornitura, imposta pure questa, di una partita di vino truffata da Pasimeni ad una cantina di Latiano. Inoltre Pasimeni e soci, secondo l'accusa, si erano fatti consegnare auto usate da Donato Apruzzi di San Michele Salentino che "Piccolo dente" pagava con assegni bancari scoperti firmati da Vincenzo Antonio Campana: un giochetto che aveva provocato un buco di 150mila euro al commerciante. Le vetture finivano a Mesagne nell'autosalone A&A in via Latiano, intestato a Campana. Successivamente Pasimeni aveva costituito la società in accomandita semplice Auto Vogue, e continuava a farsi dare, sempre con le stesso sistema, vetture da Apruzzi. E sempre fittizia era anche l'intestazione della yogurteria Chez Giò di piazza IV Novembre, gestita da Gioconda Giannuzzo.

Pasimeni è accusato di avere avviato questa attività estorsiva nel 2006, quando era stato scarcerato dopo tredici anni di detenzione perché altri processi che aveva (uno per omicidio) non si erano ancora conclusi. Il 27 ottobre del 2009 nel suo giro di "affari"si apre una falla. Giuseppe Panìco, nipote di "Piccolo dente", decide di intraprendere la strada della collaborazione con la giustizia dopo che lo zio lo aveva picchiato e minacciato. E temendo di essere ammazzato aveva tradito il boss. Indagini che comunque erano già in corso. Nella Fiat Bravo di Carmine Campana i poliziotti avevano piazzato una microspia che aveva consentito di registrare cose molto interessanti. Trascritte dal perito Giovanni Leo che questa mattina è comparso in udienza ed è stato sentito prima di Barnaba. A Leo sono stati chiesti vari chiarimenti dall'avv. Saracino e il collegio (presidente Perna, giudici Panzera e Testi) ha disposto che il perito ritorni in aula il 22 per fornirli.

Ma torniamo a Panico. Le sue dichiarazioni furono un valido contributo per inchiodare Pasimeni e il suo gruppo. Di Pasimeni è tornato a parlare negli ultimi mesi anche Ercole Penna, il più importante collaboratore degli ultimi anni che con le sue dichiarazioni ha già prodotto un provvedimento di fermo per ventotto persone, tra le quali il già detenuto Pasimeni, ha portato indirettamente alle dimissioni di un consigliere comunale di Mesagne, ufficialmente per ragioni di lavoro, e presto scatterà una nuova retata nella quale sono coinvolti anche imprenditori insospettabili.

Dopo le dichiarazioni di Panico scatta il blitz della polizia. Il 25 febbraio dello scorso anno Pasimeni viene arrestato. Con lui finiscono in carcere la moglie Gioconda e i due Campana, accusati di estorsione aggravata, incendio doloso, e attività di appoggio esterno ad associazione mafiosa. A Gioconda Giannuzzo, moglie di Pasimeni, vengono concessi gli arresti domiciliari in una casa sottoposta a sequestro preventivo con le stesse ordinanze di cattura emesse dal giudice per le indagini preliminari di Lecce, Andrea Lisi. Oltre alla casa vengono sequestrati un autosalone, una yogurteria e quote di una società commerciale operante nel settore delle auto. Dopo qualche tempo anche Vincenzo Antonio Campana ha ottenuto gli arresti domiciliari per motivi di salute.

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