Cronaca

Gli arabi mettono gli occhi sull’isola di Sant’Andrea: un resort vicino al castello

Gli arabi hanno scoperto Brindisi, il castello Alfonsino e l’isola di Sant’Andrea e hanno guardato oltre il compendio militare, eredità di un passato scandito da guerre, dimenticato e finito in mano ai vandali predatori: hanno immaginato un hotel extra lusso, sulla scia di quelli che svettano a Dubai. E adesso puntano qui per fare business in chiave turistico-ricettiva

BRINDISI – Gli arabi hanno scoperto Brindisi, il castello Alfonsino e l’isola di Sant’Andrea e hanno guardato oltre il compendio militare, eredità di un passato scandito da guerre, dimenticato e finito in mano ai vandali predatori: hanno immaginato un hotel extra lusso, sulla scia di quelli che svettano a Dubai. E adesso puntano qui per fare business in chiave turistico-ricettiva.

Tutto vero. Altro che storia fantastica, elaborata dalla mente di chissà chi. Vero al punto che un gruppo di investitori degli Emirati Arabi è volato a Brindisi per un primo sopralluogo, per poi tornare una seconda volta e chiedere un incontro con il primo cittadino, Mimmo Consales, per verificare se in che modo investire.

La conferma arriva dallo stesso sindaco: “Ho avuto modo di incontrare una delegazione non più tardi di due mesi fa”, dice messo alle strette, dopo aver provato a chiedere in che modo sia stato possibile venire a sapere della visita, tenuto conto del fatto che non era stata affatto pubblicizzata. Impossibile rilevare la fonte e questo Consales lo sa bene, essendo giornalista (professionista). Per cui, niente da fare, questo segreto resta, quello degli arabi piombati a Brindisi invece no. Anche se trattandosi di un primo contatto per una possibile dichiarazione di interesse e quindi per un ipotetico investimento, non è possibile sapere molto.

Di certo c’è stato l’incontro, avvenuto a Palazzo Nervegna, nel corso del quale gli “arabi” si sono presentati in nome e per conto di un tour operator che avrebbe investito nel turismo in altri Paesi europei e che avrebbe scoperto l’isola di Sant’Andrea. Non è chiaro come, se dalla rete internet Forte a Mare e a destra la Diga di Punta Risopiuttosto che nel corso di un viaggio in zona. Fatto sta che è stata ritenuta location ideale per un hotel. Il che sarebbe una svolta. Nuovo capitolo dopo il passato raccontato dai libri di storia e riportato on line.

Qui si legge che nel tempo, per ragioni di difesa marittima, l'isola fu divisa artificialmente in tre parti: nella prima sorge il Castello Alfonsino, nella seconda il Forte a Mare, e nella terza, conosciuta come isola del lazzaretto, vi era nel 1934 una batteria di cannoni, la "Pisacane".

L'isola su cui sorgono il Castello Alfonsino e il Forte a Mare si chiamava anticamente Bara (nome di origine orientale, forse ebraica) e che dal Medioevo l'isola si chiamò di Sant’Andrea, perché nel 1059 l'Arcivescovo di Brindisi Eustasio, che aveva la sua residenza a Monopoli, la concesse ai baresi Melo e Teudelmano per costruirvi un monastero in onore dell'Apostolo Sant'Andrea.

La storia di oggi, quella contemporanea, narra di continue azioni vandaliche. Il punto è che l’isola è ancora nella disponibilità del Demanio Marittimo, ma sono in corso trattative per la cessione, alle quali è sembrata interessata anche l’Autorità portuale: “Il Comune ha già manifestato il suo interesse nell’ambito della riqualificazione e della valorizzazione dell’opera a corno e del castello Alfonsino”, dice Consales. “L’idea di fondo è restituire questo triangolo alla città e di investire sul fronte turistico, posto che ci sono tutti i requisiti per farlo, partendo dalla richiesta di fondi pubblici”.

“Il primo obiettivo è rendere fruibile il castello di mare: è davvero un colpo al cuore vedere in che condizioni è ridotto”, ammette il sindaco. “Servono almeno cinque milioni di euro per centrare questo obiettivo: castello interamente pubblico, aperto ai brindisini e visitabile dai turisti”, continua. La fruibilità, val la pena di ricordare, è condizione necessaria e sufficiente per partecipare a bandi europei, come quello sposato dalla regione Puglia per il castello di Gallipoli, pubblicizzato anche sui bus della Stp di Brindisi.

“Accanto all’intervento pubblico, l’Amministrazione sta valutando la possibilità di aprire ai privati per la ristrutturazione degli immobili militari che si trovano nel mezzo, dando al futuro una vocazione ricettiva. Non è esclusa la costruzione di un albergo extra lusso. Brindisi ha molto da offrire e questo gli arabi lo hanno capito bene se sono venuti sin qui”.

Peccato che siano dovuti arrivare gli arabi. Altro, per il momento, non è possibile sapere tenuto conto del valore del progetto. Neppure se e quando la delegazione degli Emirati  tornerà in città. Ma c’è da giurare che se gli andranno al Comune, tra Palazzo Nervegna e Palazzo di città, la visita non passerà sotto silenzio.

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