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ANtonio Ferrari, in basso Massimo Pagliara e Ciro Argese

ANtonio Ferrari, in basso Massimo Pagliara e Ciro Argese

Ciro Argese condannato a risarcire gli ex consiglieri "espulsi" dall'Udc

Attraverso un comunicato stampa erano stati etichettati come "espulsi" dal partito, nonostante il provvedimento di espulsione non si sia mai concretizzato. Gli ex consiglieri comunali Antonio Ferrari e Massimo Pagliara hanno vinto la causa contro il segretario provinciale dell'Udc, Ciro Argese

BRINDISI – Attraverso un comunicato stampa erano stati etichettati come “espulsi” dal partito, nonostante il provvedimento di espulsione non si sia mai concretizzato. Gli ex consiglieri comunali Antonio Ferrari e Massimo Pagliara hanno vinto la causa contro il segretario provinciale dell’Udc, Ciro Argese, che con sentenza emessa lo scorso 4 dicembre dal giudice del tribunale di Brindisi, Antonio Ivan Natali, è stato condannato a versare 7mila euro (3500 euro a testa) a titolo di danno non patrimoniale consistito nella “lesione” della reputazione dei due politici.

I fatti risalgono al giugno del 2013, quando venne diramata agli organi di informazione una nota secondo la quale Pagliara e Ferrari, difesi dall’avvocato Giacomo Greco, erano stati espulsi dall’Udc, “con provvedimento emesso in base a una relazione del commissario cittadino del partito che aveva denunciato il comportamento scorretto dei due nell’espletamento dell’incarico di consiglieri comunali di Brindisi”. La nota non chiariva di che scorrettezze si trattasse. Argese si limitò a dichiarare che la relazione del commissario cittadino “appariva fondata su motivazioni valide e incontrovertibili”.

In diversi articoli di quotidiani online e cartacei allegati all’atto di citazione, il provvedimento disciplinare venne associato a una conferenza stampaMassimo Pagliara nell’ambito della quale il sindaco, Mimmo Consales, tuonò contro alcuni consiglieri della maggioranza (Pagliara e Ferrari facevano appunto parte della maggioranza di centrosinistra) che gli avevano rivolto pressanti “richieste personalistiche”. All’opinione pubblica, insomma, arrivò il messaggio che i due erano stati cacciati per aver tentato di soddisfare il proprio tornaconto personale, approfittando della carica di consiglieri comunali.

L’espulsione, però, non c’era mai stata. I due avevano solo ricevuto comunicazione di inizio di una procedura di allontanamento dal partito. Pagliara e Ferrari venivano definiti “espulsi”, nonostante facessero ancora parte, a tutti gli effetti, dell’Udc. Il 2 luglio 2013, a seguito dell’atto di citazione presentato dagli “espulsi”, il giudice scrisse una lettera in cui chiedeva ad Argese (rimasto contumace durante il processo) e al segretario nazionale dell’Udc di inviare “il contenuto della relazione cui si fa riferimento nella lettera” dello stesso Argese e i “fatti specifici su cui si sarebbe basata la sanzione disciplinare, oltre all’iter procedurale seguito dagli organi statutari”.

Ciro Argese-4La richiesta del tribunale venne ignorata. Uno dei componenti della commissione dei Probiviri Regione Puglia dell’Udc, Giovanni Capuano, confermò invece che “nessuno dei predetti organi si è mai riunito per discutere se intraprendere o meno un procedimento disciplinare nei confronti dei signori Pagliara e Ferrari”. Pertanto “si deve concludere – si legge nella sentenza – che la cosiddetta espulsione è stata solo annunciata e non è mai esistita”.

E dunque è stata “provata la circostanza lesiva della personalità degli attori (Pagliara e Ferrari, ndr), i quali, anche a causa del signor Argese, sono stati etichettati dall’opinione pubblica come ‘espulsi’ per motivi di carattere morale, nonostante nei loro confronti non sia mai stato adottato un tale provvedimento”.

Inoltre il giudice rileva che se l’informazione sull’avvio della procedura di espulsione fosse stata trasmessa in maniera corretta ai giornali, il “vulnus alla personalità morale dei due attori” sarebbe stato di minore entità. I diretti interessati formularono una richiesta di risarcimento dei danni non patrimoniali pari a 110mila euro. Alla fine, il danno è stato quantificato dal tribunale in 3500 euro a testa. Argese è stato anche condannato al pagamento delle spese legali. 

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