Cronaca Via Sant'Angelo

Gli ex Tecnova protestano sotto sede sindacato: "Vogliamo i nostri soldi"

Gli schiavi del fotovoltaico tornano a protestare. Circa quindici ex dipendenti della Tecnova si sono radunati nel pomeriggio sotto alla sede del sindacato Ugl, in via Sant'Angelo, dando vita a una manifestazione scandita da canti e balli, sfociata anche in qualche momento di tensione. I migranti sono stati tenuti sotto controllo dai poliziotti

BRINDISI – Gli schiavi del fotovoltaico tornano a protestare. Circa quindici ex dipendenti della Tecnova si sono radunati nel pomeriggio sotto alla sede del sindacato Ugl, in via Sant’Angelo, dando vita a una manifestazione scandita da canti e balli (video), sfociata anche in qualche momento di tensione. I migranti, provenienti da vari Paesi dell’Africa, sono stati tenuti sotto controllo dai poliziotti della Digos al comando del vicequestore Vincenzo Zingaro, recatosi personalmente sul posto, supportati dai colleghi della Sezione volanti e da diverse pattuglie di carabinieri del Norm al comando dal tenente Alberto Cavenaghi, anche lui sul posto.

Residenti quasi tutti nel Leccese, in mattinata hanno manifestato davanti alla prefettura salentina. Intorno alle ore 17, hanno raggiunto via Sant’Angelo. Sono rimasti per alcuni minuti in una piazzetta antistante al supermercato Doc, esibendo lo striscione recante la scritta: “Siamo qui in pace”. Poi, scortati dalla Digos, si sono diretti verso la sede del sindacato Ugl, dove era previsto un incontro con l’avvocato del foro leccese, Maurizio Scardia, che sta assistendo un gruppo dei circa 450 lavoratori coinvolti come parte civile nel processo penale in corso a Lecce, la cui udienza preliminare, prevista per lo scorso dicembre, è slittata a marzo.Gli ex lavoratori Tecnova sotto la sede del sindacato Ugl-2

Fuori dalla porta dell’organizzazione sindacale, gli animi si sono surriscaldati. Per questo, la Digos ha invitato i manifestanti ad attendere l’avvocato in strada, dove nel frattempo erano giunti i rinforzi.

I migranti affermano di non aver visto neanche un euro del denaro che spetta loro di diritto. Nel 2010, dopo averli fatti lavorare in condizioni disumane, Tecnova chiuse i battenti lasciandoli senza Tfr e, nella maggior parte dei casi, senza stipendi. Nel 2011, proprio a seguito dello scioglimento di Tecnova, varie società del settore costituirono un fondo di garanzia che sottoscrisse un verbale di conciliazione con quasi 200 lavoratori assistiti sindacalmente da Ugl. Tale documento attesta che tutti e 200 hanno percepito un acconto pari a 1500 euro e un saldo che va da un minimo di 6mila a un massimo di 9mila euro.

Le persone che quest’oggi si sono riunite all'esterno del sindacato dicono di non aver mai percepito il saldo di 6mila euro. Ercole Saponaro, segretario provinciale di Ugl Brindisi, fornisce un’altra versione dei fatti. “Sul verbale di conciliazione – afferma a BrindisiReport Saponaro – sono riportate le banche di appartenenza e le matrici degli assegni. E’ tutto tracciabile”.

Saponaro spiega inoltre che il verbale venne firmato in una sala messa a disposizione dal parroco della chiesa del rione Sant’Angelo (“perché la sede dell’Ugl non poteva contenere tutti i lavoratori, circa 200”). “All’incontro – prosegue Saponaro – presero parte anche gli avvocati degli ex dipendenti Tecnova (oltre a un rappresentante di Confindustria, che fece da arbitro fra le parti, ndr). Contestualmente alla firma del verbale, venne sottoscritta pure la quietanza attraverso la quale i lavoratori dichiaravano di aver percepito anche il saldo. In questi anni, nessuno si è mai lamentato di nulla nei nostri confronti”.

Spetterà alle autorità competenti, a questo punto, chiarire la faccenda.

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