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Gli indagati ai domiciliari tra silenzio e professione di innocenza

Davanti al gip hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere Vito Gloria e Fabiano Attanasio, mentre ha negato tutto Nicola Tamburanno. Per l’accusa, tra le utilità ricevute da quest’ultimo, anche una Peugeot 308: “Era un regalo”. La Procura: “Valeva 13mila euro, finta cessione per 750 euro e poi rivenduta a 4.900”

BRINDISI – Scelta difensiva differente per gli indagati finiti ai domiciliari nell’inchiesta Enel sulla presunta corruzione, tra denaro contante, assegni e altre utilità, che per i pm e il gip avrebbero permesso l’assegnazione di diverse gare d’appalto. C’è chi ha scelto il silenzio e chi, invece, ha respinto le accuse.

La facoltà di non rispondere, al momento, è stata opposta da Vito Gloria e Fabiano Attanasi: i due hanno optato per questa scelta in attesa che i difensori, gli avvocati Gianvito Lillo e Massimo Manfreda, abbiano tutta la documentazione alla base dell’impostazione accusatoria. Il silenzio davanti al giudice per le indagini preliminari, quindi, si configura come una decisione necessaria allo stato attuale. Non è escluso che i penalisti in futuro presentino richieste al gip, agli stessi pm titolari dell’inchiesta o facciano ricorso al Tribunale del Riesame di Lecce.

Tanto Attanasio che Gloria sono finiti sotto inchiesta in qualità di addetti alla certificazione dello stato dei lavori eseguiti dalla ditta, il cui titolare ha denunciato la richiesta di denaro. Gloria, volto noto anche nel mondo politico-amministrativo locale per essere stato consigliere comunale dei Ds, poi segretario cittadino di Sel e candidato nella lista civica Rinasce Brindisi alle ultime amministrative, secondo l’accusa avrebbe percepito – tra denaro  assegni – la somma di 22mila euro e per questo il gip Stefania De Angelis, accogliendo la richiesta dei sostituto Milto Stefano De Nozza e Francesco Vincenzo Carluccio, ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del presso del reato di corruzione. Misura identica per Attanasio, per il quale il prezzo della corruzione è, stando all’accusa, pari a 29mila euro.

Ha, invece, deciso di affrontare l’interrogatorio di garanzia Nicola Tamburrano, assistito dall’avvocato Giuseppe Miccoli, e ha respinto l’addebito: è accusato di aver ricevuto dall’imprenditore oltre a somme di denaro, una Peugeot 308, immatricolata nel 2008. L’auto, del valore di mercato di almeno 13mila euro, sarebbe stata venduta al dipendente di Cerano il 13 giugno 2013 al prezzo di 750 euro: “prezzo vile, peraltro mai corrisposto”, sostengono i pm secondo i quali, “dopo soli nove mesi la rivende a un presso sette volte superiore, per 4.900 euro”.

L’auto è stata solo un regalo non un’utilità, avrebbe spiegato l’indagato, tenuto conto dei rapporti imbastiti nel tempo con il titolare della ditta. Al momento l’unico a essere stato licenziato è Domenico Iaboni, inizialmente trasferito da Brindisi a Rossano Calabro: l’imprenditore ha riferito di averlo raggiunto anche nella nuova destinazione per il pagamento delle tangenti. E’ il dipendente che il titolare dell’azienda registrò e quell’audio finì sul tavolo dei vertici romani dell’Enel Produzioni spa determinando il provvedimento di licenziamento. L’indagato è assistito dagli avvocati Luigi Rella e Roberto Rella del foro di Lecce.

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