Gli omicidi di "Bullone", il pm: fine pena mai. Anche per il pentito

BRINDISI - Arriva il conto, pesantissimo, per gli imputati alla sbarra nel processo sugli omicidi svelati dal killer più sanguinario della Scu, Vito Di Emidio, convertito alla collaborazione con la giustizia. Niente sconti soprattutto per il principale accusatore, lo stesso Bullone, per il quale il pubblico ministero Alberto Santacatterina ha chiesto la condanna all’ergastolo e l’isolamento in carcere per tre anni: per la pubblica accusa Di Emidio è sì, credibile, ma non merita i privilegi concessi dallo Stato ai collaboratori di giustizia, quelli veri, senza defaillance della memoria come quelli che hanno colpito il killer autore di “diciannove, forse venti omicidi”. Ergastolo anche per i presunti autori degli omicidi di Leonzio Roselli e Giacomo Casale: Daniele Giglio, Pasquale Orlando e Giuseppe Tedesco.

Vito Di Emidio, Bullone

BRINDISI - Arriva il conto, pesantissimo, per gli imputati alla sbarra nel processo sugli omicidi svelati dal killer più sanguinario della Scu, Vito Di Emidio, convertito alla collaborazione con la giustizia. Niente sconti soprattutto per il principale accusatore, lo stesso Bullone, per il quale il pubblico ministero Alberto Santacatterina ha chiesto la condanna all’ergastolo e l’isolamento in carcere per tre anni: per la pubblica accusa Di Emidio è sì, credibile, ma non merita i privilegi concessi dallo Stato ai collaboratori di giustizia, quelli veri, senza defaillance della memoria come quelli che hanno colpito il killer autore di “diciannove, forse venti omicidi”. Ergastolo anche per i presunti autori degli omicidi di Leonzio Roselli e Giacomo Casale: Daniele Giglio, Pasquale Orlando e Giuseppe Tedesco.

Per Tedesco, in surplus, il pm Santacatterina ha chiesto un anno di isolamento in carcere. Gli omicidi dei quali Bullone accusa il cognato, marito della sorella Angela Di Emidio, sono tre: oltre al duplice omicidio di Casale e Roselli, anche quello di Giuliano Maglie, avvenuto a Bar in Montenegro nel giugno del 1999. Condanne più miti, per il resto degli imputati, tutti accusati di 416 bis: Cosimo D’Alema, 14 anni, considerato autore del tentato omicidio di Pasquale Orlando; Marcello La Neve, otto anni e Cosimo Poci, cinque anni.

Conclusioni non scontate ma prevedibili, almeno quelle a carico del resto degli imputati trascinati alla sbarra da Bullone. Arriva invece a sorpresa la severissima richiesta di condanna a carico del killer-accusatore, le cui affermazioni sono corroborate – ha sottolineato il pm – non solo da altri collaboratori di giustizia, ma anche dalle intercettazioni captate dagli investigatori nel corso delle indagini, che inchioderebbero Tedesco & co alle accuse di omicidio volontario. Se è vero che Bullone ha restituito solidità alle ipotesi accusatorie, è sulla scorta delle sue dichiarazioni che il cadavere di Giuliano Maglie è stato ritrovato per esempio, è vero anche che “assolutamente inaccettabile e censurabile” è per il pm il black out della memoria in cui il killer si è esibito in piena aula di giustizia.

Nelle due udienze che gli sono costate la pesantissima richiesta di condanna al carcere a vita, Di Emidio che aveva accusato il cognato dei tre omicidi, fornì una versione completamente differente, scagionando Tedesco (che si è sempre proclamato innocente), da ogni accusa. Di Emidio infarcì quel racconto di una serie interminabile di non ricordo, per i quali scattò l’immediata ordinanza di carcerazione emessa dal tribunale di Brindisi. Nel frattempo è ritornato in libertà per effetto dei pronunciamenti successivi della magistratura, libertà a scadenza, però. Nel corso delle stesse, cruciali udienze, Bullone si lamentò del trattamento subito in qualità di collaboratore di giustizia, difficoltà economiche, continue perquisizioni, a qualcuno è sorto il dubbio che stesse rincarando la posta, giocando a braccio di ferro con la magistratura, a cominciare dal procuratore capo della Dda Cataldo Motta, citato espressamente in aula nella lamentatio del killer.

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Di fatto, immediatamente dopo l’arresto eseguito dalla Squadra mobile, Di Emidio è tornato a ricordare e a confermate le accuse tanto nei confronti del cognato quanto a carico del resto degli imputati. Sia in sede di dichiarazioni spontanee che nel successivo esame richiesto dall’avvocato difensore Manfredo Fiormonti, tornando sostanzialmente alla prima versione fornita agli inquirenti. Troppo tardi, forse.

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