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Angelo Librato parte per il carcere

Angelo Librato parte per il carcere

Gli usurai vantavano credenziali Scu

ERCHIE – L’usura e l’estorsione come mezzo per riciclare soldi sporchi e moltiplicarli vertiginosamente, ma anche come occasione per sfruttare la vittima, le sue conoscenze personali, al fine di compiere altre azioni criminose. Come la rapina che i due protagonisti negativi di questa storia avrebbero dovuto compiere nella tarda mattinata di oggi: ma invece di trovarsi con le armi in pugno nell’ufficio postale di San Pancrazio Salentino, sono sistemati entrambi in distinte celle di isolamento del carcere di via Appia a Brindisi. I carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana ed il pm Marco D’Agostino, infatti, hanno deciso di uscire allo scoperto dopo un solo mese di indagini, per evitare eventuali, gravi risvolti, sempre in agguato quando si entra armi in pugno in un luogo affollato di persone.

ERCHIE - L'usura e l'estorsione come mezzo per riciclare soldi sporchi e moltiplicarli vertiginosamente, ma anche come occasione per sfruttare la vittima, le sue conoscenze personali, al fine di compiere altre azioni criminose. Come la rapina che i due protagonisti negativi di questa storia avrebbero dovuto compiere nella tarda mattinata di oggi: ma invece di trovarsi con le armi in pugno nell'ufficio postale di San Pancrazio Salentino, sono sistemati entrambi in distinte celle di isolamento del carcere di via Appia a Brindisi. I carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana ed il pm Marco D'Agostino, infatti, hanno deciso di uscire allo scoperto dopo un solo mese di indagini, per evitare eventuali, gravi risvolti, sempre in agguato quando si entra armi in pugno in un luogo affollato di persone.

I fermati sono Angelo Librato, di 32 anni, di Mesagne, e Gianfranco Mezzolla, 45 anni, di San Pancrazio Salentino. Al momento, nel corso della imminente udienza di convalida dei decreti di fermo davanti al giudice delle indagini preliminari, dovranno cominciare a difendersi da ipotesi di reato di estorsione ed usura continuate ed aggravate. E non è affatto detto che la persona spremuta per due anni, prima che si decidesse a raccontare tutto ai carabinieri, sia stata l'unica a vivere l'incubo dei prestiti-capestro dei due soggetti . Anzi, i carabinieri pensano l'esatto contrario e le indagini, pur giunte ad una svolta, non sono affatto chiuse.

La vittima, appartenente ad una famiglia proprietaria di negozi ed egli stesso impegnato in attività valutarie, era finita nei guai, ma per trovare i soldi necessari alla fine ha dovuto rivolgersi al mercato dei prestiti in nero, che ovviamente esige esclusivamente ratei a tassi usurari. Ben presto i 10mila euro ricevuti dall'imprenditore a novembre 2010, all'inizio del mese di gennaio 2012 era diventati molti, molti di più. I carabinieri e il sostituto procuratore che dirige le indagini condotte dal Nucleo operativo radiomobile della compagnia di Francavilla Fontana, come hanno spiegato stamani il capitano Giuseppe Prudente ed il tenente Simone Clemente, hanno avuto modo di stimare un interesse effettivamente applicato del 462 per cento annuo. Ma sino al mese di dicembre 2011, la vittima era riuscita a trovare e a versare solo 65mila euro.

Da quel momento in poi le persecuzioni sono aumentate. Librato - effettivamente cognato acquisito di Francesco Campana avendone suo fratello sposato la sorella, è stato a sua volta implicato in una operazione antimafia all'inizio degli anni Duemila, denominata Omnia, e in vicende di droga - è entrato in gioco anche come violento del gruppo. Nel maggio scorso pilotò una spedizione punitiva nello studio della vittima, facendone allontanare altre persone, e poi sottoponendo l'imprenditore ad un violento pestaggio in cui il malcapitato riportò anche la frattura di due costole. Gli autori dell'aggressione si allontanarono con l'Audi 3 dell'imprenditore, prelevata come parte del pagamento del debito.

Ad agosto il fatto che il 28 di quello stesso mese indusse finalmente la vittima a recarsi dai carabinieri. Librato lo affrontò in un bar, e gli mostrò una pistola che teneva infilata nella cintura dei pantaloni, rivelando all'imprenditore la propria vicinanza familiare al Francesco Campana, ex superlatitante e capo di un dei due clan superstiti a Mesagne, quello riconducibile a capi storici Giuseppe Rogoli e Salvatore Buccarella (l'altro era quello legato a Massimo Pasimeni e Antonio Vitale, guidato dall'attuale pentito Ercole Penna e da Daniele Vicientino). Ogni parola di Librato veniva sottolineata dal tintinnio della canna dell'arma battuta sul supporto metallico del tavolino del locale dove i due erano seduti.

Le minacce era diventate sempre più gravi e pressanti. La vittima avrebbe dovuto trovare e versare altri 24mila euro in breve tempo, sollecitata da frasi come "ti mangio il cuore", oppure dalla promessa di ingresso degli usurai nella sua abitazione a bordo di una pala meccanica. L'incubo aveva ormai coinvolto l'intera famiglia dell'imprenditore. Quando i carabinieri ed il pm, in seguito alla denuncia ricevuta il 28 agosto, avviarono le intercettazioni, i pedinamenti e la registrazione video degli incontri, constatarono anche che la vittima ormai doveva ricorrere alla madre per pochi spiccioli. E' questa attività che ha portato gli investigatori a scoprire il progetto della rapina.

La vittima era stata costretta ad appoggiare un piano di assalto all'ufficio postale di San Pancrazio Salentino, dove lavora una conoscente dello stesso imprenditore, alla quale l'uomo si era rivolto sempre su pressioni e minacce di Librato e Mezzolla, per ottenere l'apertura di linee di credito e poter così pagare gli usurai. La stessa avrebbe dovuto fare da talpa, mentre Mezzolla era la persona che avrebbe dovuto aprire dall'interno una porta di accesso secondaria e consentire l'ingresso del commando armato. A questo punto, il magistrato ha deciso di procedere con i fermi per evitare il peggio in un ufficio postale che alle 13,30 dell'1 ottobre (ora e data prescelte) sarebbe stato affollato di utenti.

La storia non può considerarsi chiusa. Ci sono altre piste da battere, bisogna ricostruire complicità e giro di affari del gruppo, ed i suoi effettivi rapporti con la criminalità organizzata. Quello della tracciabilità dei soldi utilizzati per i prestiti o incamerati dalla banda, invece, rappresenta un grosso problema: il danaro veniva consegnato in contanti. Ma si sta lavorando anche a questo.

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