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Gommone con 12 quintali di droga per Brindisi: sovraccarico, avaria al largo di Valona

Le intercettazioni dell’inchiesta sul narcotraffico che hanno portato in carcere dieci brindisini e quattro albanesi: “Questa barca è maledetta, si sono spenti i due motori, devo buttare la roba in mare”

BRINDISI – “Questa barca è maledetta, si sono fermati tutti e due i motori: devo buttare la roba in mare”. Sul gommone, di ritorno da Valona, c’erano quasi dodici quintali di marijuana destinati alla piazza di Brindisi. Troppi per gli stessi scafisti, costretti a lanciare in acqua parte del carico dopo aver fatto avaria: “Siamo troppo carichi”.

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Il retroscena emerge dalle intercettazioni riportate nell’ordinanza di arresto ottenuta dai pm dell’Antimafia di Lecce a carico di 14 indagati, dieci brindisini e quattro albanesi, la maggior parte dei quali accusati di associazione per delinquere finalizzato al traffico di ingenti quantitativi di droga, sulle coste salentine. Ruolo di prima piano è stato attribuito a Gianfranco Contestabile, brindisino, al quale sarebbe riconducibile il viaggio andato male all’alba del 23 ottobre 2016, stando a quanto si legge nel provvedimento di arresto firmato dal gip del Tribunale di Lecce, Carlo Cazzella.

Sarebbe stato lo stesso Contestabile a cercare di mandare qualcuno in soccorso dello scafista, stando alle conversazioni con Luca Sabetta, finito di nuovo in carcere con l’accusa di aver fatto parte del sodalizio,  dopo aver patteggiato la pena a due anni e otto mesi in relazione all’arresto avvenuto il 10 novembre scorso a San Pietro Vernotico. In quella occasione, il brindisino, coltivatore di lumache, finì in carcere dopo che i finanzieri trovarono 383 chili di marijuana tra la sua abitazione e il camion parcheggiato nel giardino di pertinenza, in uso a un albanese, Vazdhan Braimhaja (sono entrambi difesi dall’avvocato Francesco Cascione).

“Contestabile e Sabetta imprecano alla iella e cercano rimedio tramite Emilian Bufim, dal quale Sabetta si reca presso una stazione di servizio”, si legge nella ricostruzione dell’episodio che per i pubblici ministero dell’Antimafia è da ricondurre al sodalizio che avrebbe operato nell’arco di 11 mesi.

Nella conversazione del giorno successivo “Attilio Di Bello, rientrato a casa, riferiva a Rosario Fioretti di aver prelevato 12 quintali di marijuana e pertanto l’imbarcazione, sovraccarica, era andata in avaria al largo di Valona, per cui aveva deciso di gettare la droga in mare, rientrando pian piano a Brindisi in tarda mattinata”. Contestabile e Fioretti, stando alla lettura che di quelle intercettazioni hanno dato i pm e il gip, “non apparivano convinti del racconto di Di Bello e comunque dovevano rendere conto ai destinatari del carico, non propensi ad accettare giustificazioni”.

L’incontro si sarebbe svolto il successivo 25 ottobre nel parcheggio dell’ospedale Perrino di Brindisi e poi il 27: Bufi voleva parlare con gli scafisti e obbligarli a recarsi in Albania, per chiarire l’accaduto. E lì in Albania ci sarebbe stato il faccia a faccia, oggetto di ulteriore approfondimento nell’ambito dell’inchiesta.

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