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Cronaca

"Grande bluff", pene ridotte

FRANCAVILLA FONTANA - Dietro alle truffe agli imprenditori non c’era una associazione per delinquere. Escluso quindi il reato associativo, rimasti singoli episodi, contestati a un gruppo di persone sottoposte a inchiesta nel 2007 dai carabinieri di Francavilla Fontana, a quasi tutto il resto ci ha pensato la prescrizione.

FRANCAVILLA FONTANA - Dietro alle truffe agli imprenditori non c'era una associazione per delinquere. Escluso quindi il reato associativo, rimasti singoli episodi, contestati a un gruppo di persone sottoposte a inchiesta nel 2007 dai carabinieri di Francavilla Fontana, a quasi tutto il resto ci ha pensato la prescrizione.

La sentenza d'appello del processo "Grande bluff", il cui primo grado si era concluso lo scorso gennaio, è stata pronunciata ieri a Lecce. Per Nazareno Ubaldini e Domenico Milone, ed altri imputati c'è stata una rideterminazione complessiva delle pene inflitte qualche mese fa dal Tribunale su richiesta del pm Raffaele Casto.

Giuseppe Galiano, 36 anni, è stato condannato a cinque anni a fronte degli otto anni e sei mesi iniziali; poi un anno e nove mesi ad Antonio De Siato, 53 anni e due anni per Cosimo Di Noi. Assolto Francesco D'Amuri, 39 anni, sfilza di non doversi procedere per prescrizione per Cosimo Morrone 45 anni, Michele Palazzo 49 anni, Antonio Alessandro Spina, 40 anni, e Donato Suma.

Le indagini ebbero inizio nel febbraio del 2003, dopo una truffa perpetrata da Giuseppe Galiano ai danni di una gioielleria di Ostuni. L'uomo, che aveva acquistato un Rolex pagandolo con assegni falsi, venne denunciato in stato di libertà. I carabinieri del nucleo operativo riuscirono a rintracciare l'orologio e, soprattutto, scoprirono l'esistenza di un gruppo dedito alla commissione di truffe attraverso l'utilizzo di assegni bancari relativi a conti correnti intestati a soggetti compiacenti ma privi di copertura.

Nel 2007 furono arrestate sette persone, altre tre furono sottoposte agli arresti domiciliari. Numerosi erano gli indagati a piede libero. Sono trascorsi cinque anni da allora e il tempo ha avuto un ruolo senz'altro importante nel computo delle pene in appello. Fondamentale però l'esclusione dell'accusa di associazione per delinquere che per il Tribunale c'era e per la Corte d'Appello invece no. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Domenico Attanasi, Michele Fino, Ladislao Massari, Angela Epifani, Angela De Cristofaro, Cosimo Lodeserto, Luigi Vitali, Tommaso Resta e Roberto Palmisano.

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