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Lunedì, 29 Novembre 2021
Cronaca

Dieci bambini figli di una crisi dimenticata visitano Torre Guaceto

Grazie all’associazione Salam (Pace) di Taranto e al Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, quattro bambine e sei bambini saharawi hanno potuto vivere una giornata a contatto con la natura e il mare nell’Area marina protetta a nord di Brindisi

Grazie all’associazione Salam (Pace) di Taranto e al Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, quattro bambine e sei bambini saharawi che stanno trascorrendo un periodo di soggiorno in Italia, lontano dai campi profughi dove sono nati e costretti a vivere da una delle crisi geopolitiche dimenticate, quella nata attorno alla richiesta di indipendenza del Sahara Occidentale, hanno potuto vivere una giornata a contatto con la natura e il mare nell’Area marina protetta a nord di Brindisi.

Il progetto condotto dalla Ong Salam,  insieme ad altre associazioni di volontariato italiane sotto l’egida del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ha previsto l’ospitalità di questi bambini con momenti dedicati ai controlli medici, allo svago e di apertura al mondo esterno attraverso attività didattiche, spiega un comunicato del Consorzio di Torre Guaceto.

“Una pausa dalla difficile vita che questi bambini devono affrontare nella propria terra. Un’esperienza che si spera possa aver donato loro qualche momento felice.  I bambini, dei quali quattro femminucce e sei maschietti, hanno raggiunto la Riserva di Torre Guaceto con gli operatori di Salam e tanti amici scout”. Per loro era stato predisposta una visita guidata nella riserva dello Stato, “attraverso la quale i bambini hanno potuto scoprire le bellezze di Torre Guaceto, la sua torre, e stupirsi difronte alla grande ricostruzione di un’imbarcazione romana osservabile al suo interno”.

Quindi il trasferimento al Centro Recupero Tartarughe Marine “Luigi Cantoro”, a Pennagrossa, dove hanno appreso la storia degli esemplari soccorsi e del loro ritorno alla vita in mare. “Un elemento ha commosso chi, nella giornata dedicata all’ospitalità, ha accompagnato i bambini in giro per la Riserva. Appena arrivati nei pressi della Torre Aragonese un piccolo ha visto il mare. Ha guardato l’operatore del Consorzio e ha preso a mimare il movimento delle braccia in nuoto. Voleva tuffarsi. Era la prima volta che quel bambino vedeva il mare”, racconta la nota del Consorzio di gestione della Amp.

“L’emozione che si leggeva nei suoi occhi racchiudeva in un solo sguardo la forza di chi non si arrende alle brutture della vita, anche quando queste sono tanto forti da essere inimmaginabili per chi vive al riparo dalla guerra, e la gioia della scoperta di una cosa nuova. Allora, messa da parte la didattica, è arrivato il momento del divertimento. I bambini hanno raggiunto finalmente la spiaggia. Il primo contatto con il mare per loro è stato tanto naturale che sembrava lo conoscessero da sempre”.

Mettiamo noi la storia che manca. Sono decine di migliaia i saharawi che dal 1973 vivono il dramma della guerra prima, e poi dell’emarginazione e della mancata soluzione della crisi nell’area che nel 1973 chiese l’indipendenza e fu in conseguenza di ciò immediatamente invasa da Marocco, Mauritania e Spagna (dove permaneva il regime franchista). I saharawi avevano ed hanno ancora un piccolo esercito di circa 10mila guerriglieri che tennero in scacco le truppe occupanti sino al 1991, quando nel Sahara Occidentale ex spagnolo arrivò la missione Onu di interposizione, denominata Minurso.

Bambini saharawi in visita a Torre Guaceto

Fu sancita una tregua. Nel frattempo tra gli occupanti solo il Marocco era rimasto in lizza per il controllo dell’area. Il Polisario nel 1976 aveva proclamato la Repubblica Democratica Araba del Saharawi, riconosciuta solo da 76 nazioni sudamericane e africane, ma non dall’Onu. Le Nazioni Unite propongono come soluzione della crisi l’abrogazione della Sadr e la nascita di una Autorità per il Sahara Occidentale autonoma dal governo marocchino, che dopo cinque anni doveva promuovere un referendum sull’indipendenza del Saharawi.

Questa autorità non si è mai insediata, e non è stato indetto alcun referendum. Il Marocco ha costruito muri nel deserto per relegare il Fronte Polisario in una zona assolutamente priva di risorse alimentari ed acqua, circondata da campi minati. Il Polisario ha dovuto dunque aprire negli ultimi 20 anni campi profughi nella zona di Tindouf, in Algeria, in una zona conosciuta anche come “I giardini del diavolo”, con temperature che vanno dai 50 gradi di giorno ai meno 5 gradi nella notte. Da qui provengono anche i 10 bambini che hanno visitato Torre Guaceto. Ricordiamo che la denominazione della missione Onu, Minurso, è l'acronimo di "Mission des Nations Unies pour l'Organisation d'un Référendum au Sahara Occidental", Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale.

Ciò malgrado, il Polisario continua la propria iniziativa, anche combattendo i trafficanti di droga marocchini che attraversano i suoi territori, e sta cercando di estendere la denuncia della mancata soluzione della crisi da partte dell’Onu. Proprio il 12 agosto nei pressi di Algeri , a Boumerdes, si è svolta l’ottava conferenza del governo saharawi in esilio alla presenza di giuristi occidentali e dei paesi arabi, per propagandare e rilanciare la causa dell’indipendenza del popola saharawi.

Qui, vari oratori hanno spiegato come siano i differenti ed egoistici interessi di diverse nazioni a bloccare questo processo. In particolare, in un documento sul diritto di autodeterminazione del Saharawi, il professore Boudjemaa Souileh ha sottolineato che ciascuno dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha "la propria opinione sul conflitto del Sahara occidentale".

Ognuno di loro "considera solo i vantaggi che può ottenere per se stesso dal Sahara”. Tra gli esempi citati dal docente di diritto internazionale, quello - a proposito del mare - delle risorse di pesca “non sfruttate dal popolo saharawi, ma da un membro permanente del Consiglio di sicurezza, cioè dalla Francia". Altre risorse naturali del  Sahara occidentale, come il ferro, il fosfato, il petrolio e il gas, “vengono utilizzate da altre superpotenze mondiali". Insomma, il colonialismo economico non è mai finito, l’Onu è paralizzato e i bambini saharawi devono cercare di vivere e crescere nei “Giardini del diavolo”.

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