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Guerra di mala a Brindisi, risentimenti anche nel carcere

Angelo Sinisi, ristretto a Lecce, rimprovera il fratello Antonio Borromeo, fermato per la sparatoria in piazza Raffaello, contro l’abitazione di Christian Ferrari

BRINDISI – Risentimenti e rimproveri anche dal carcere per la guerra di mala in atto a Brindisi, a partire dallo scorso mese di settembre, quando colpi di kalashnikov furono esplosi contro la palazzina in piazza Raffaello, rione Sant’Elia, dove risiede la famiglia di Christian Ferrari.

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Il rimprovero

L’eco era arrivata anche nel penitenziario di Lecce. Il primo a intuire che il responsabilità di quell’azione di fuoco fosse Antonio Borromeo, fermato dai carabinieri il 7 novembre scorso, è stato il fratello Angelo Sinisi, detenuto nel carcere di Borgo San Nicola, dopo l’arresto in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare per la rapina consumata all’interno della gioielleria Follie d’Oro nel centro commerciale Le Colonne di Brindisi, la mattina del 3 dicembre 2014.

SINISI Angelo, classe 1987-2-2-2Emerge anche questo disappunto, con conseguente rimprovero, dagli atti dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Simona Rizzo, chiamata Alto Impatto, ancora in corso per identificare i componenti del gruppo riconducibile a Borromeo, ritenuto opposto a quello di Antonio Lagatta. Di quest’ultimo avrebbero fatto parte: Diego Pupino, Claudio Rillo, Michael Maggi e Angelo Ferrari, padre di Christian Ferrari, l’unico al momento ad avere negato davanti al gip – in sede di interrogatorio di garanzia – di aver preso parte alla contesa.

Il colloquio

Sinisi (nella foto accanto) già a distanza di qualche giorno dalla sparatoria avvenuta la notte del 13 settembre aveva capito. Il brindisino, ancora ristretto nel penitenziario di Borgo San Nicola, dopo la condanna in primo grado a sei anni e sei mesi (in attesa di Appello), ne avrebbe parlato a colloquio con alcuni familiari, compreso lo stesso Antonio Borromeo (foto in basso), nei confronti del quale non avrebbe risparmiato parole di condanna. Sempre in quella sede, avrebbe chiesto l’intervento del padre, Donato Borromeo, per riportare la calma evitando l’uso delle armi. Incontro che, in effetti, è avvenuto stando a quanto risulta agli atti d’indagine a casa di Donato Borromeo, alla presenza del figlio e di Angelo Ferrari.

BORROMEO Antonio, classe 993-2Del rimprovero di Sinisi al fratello avrebbe poi saputo lo stesso Christian Ferrari perché il primo avrebbe mostrato parole di apprezzamento nei confronti del giovane legate al fatto che, interrogato dai carabinieri, nulla avrebbe detto né sul movente, né tanto meno sui sospetti relativi all’autore.

L’intercettazione

Secondo i carabinieri la conferma del contenuto del colloquio in carcere e del successivo commento fuori dal penitenziario di Lecce si ha dalla conversazione intercettata il 16 settembre, vale a dire tre giorni dopo la sparatoria in piazza Raffaello: a parlare è Christian Ferrari che, in quei giorni, aveva ottenuto un permesso premio che gli consentì di tornare a casa. Il giovane era ed è ai domiciliari presso una comunità dopo l’arresto e la successiva condanna in primo grado per il colpo alla gioielleria Follie d’Oro. Con la sentenza del gup del Tribunale di Brindisi  la pena inflitta è arrivata a quattro anni e otto mesi di reclusione. L’imputato, al pari di Sinisi, è in attesa del processo d’Appello. Hanno impugnato anche Francesco Colaci e Antonio Di Lena, ritenuti componenti del gruppo armato, tutti condannati a sei anni e sei mesi.

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