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“Guerra di mala, altamente probabile che torneranno a sparare”: respinta richiesta di braccialetto elettronico

Depositate le motivazioni del Riesame per la conferma del carcere nei confronti di Antonio Borromeo, Antonio Lagatta, Michael Maggi e Claudio Rillo. La difesa in Cassazione

BRINDISI – “Pericolosità sociale e tendenza a delinquere sono incompatibili con lo strumento del braccialetto elettronico, forse suscettibile di impedire la fuga degli indagati, ma non certamente in grado di scongiurare ulteriori condotte illecite”. Sparatoria, gambizzazioni a titolo di vendetta tra due gruppi rivali di Brindisi, in possesso di pistole e kalashnikov.

Le motivazioni

BORROMEO Antonio, classe 993-2Sono state depositate nei giorni scorsi le motivazioni per le quali il Tribunale del Riesame ha confermato l’arresto in carcere per i brindisini Antonio Borromeo, Antonio Lagatta, ritenuti antagonisti, e di Michael Maggi e Claudio Rillo, considerati legati al secondo, tutti arrestati dai carabinieri nel blitz Alto Impatto, il 7 novembre 2017, successivo alla guerra di mala in città iniziata nel mese di settembre. L’inchiesta non è ancora conclusa: i militari stanno procedendo con gli ultimi accertamenti nei confronti di alcuni brindisini, considerati appartenenti al gruppo di Borromeo, i cui nomi sono stati coperti da omissis nel decreto di fermo eseguito inizialmente e successivamente nell’ordinanza di custodia cautelare.

Secondo i giudici del collegio di Lecce, sussistono “inderogabili esigenze cautelari” che impediscono il riconoscimento dell’attenuazione della misura, costituita dagli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Lo avevano chiesto i difensori, Laura Beltrami e Cinzia Cavallo, in sede di discussione dei ricorsi, contestando l’attualità e la concretezza del pericolo di reiterazione del reato. Le penaliste hanno presentato ricorso in Cassazione. L’udienza deve essere fissata.

Pericolosità sociale e no al braccialetto elettronico

LA GATTA Antonio, classe 1995-2Il ritorno alle armi, vale a dire, nuove sparatorie, al contrario, secondo il Tribunale del Riesame sono altamente probabili, così come aveva evidenziato il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Paola Liaci, nell’ordinanza di custodia cautelare firmata su richiesta del sostituto procuratore Simona Rizzo. Il collegio ha, infatti, condiviso le valutazioni del gip, arrivando alla conclusione della “inidoneità per tutti gli indagati degli arresti domiciliari con le procedure di controllo di cui all’articolo 275 bis comma primo del Codice di procedura penale.

Il giudizio cautelare deriva dalle “concrete modalità di commissione dei delitti contestati, avvenuti nel centro abitato”. Di fronte alle accuse mosse dal pm è stata esclusa una prognosi di pena contenuta nei tre anni di reclusione ed è stato rimarcato che è “certo o comunque altamente probabile che si presenterà l’occasione del delitto”, per cui “può affermarsi altrettanto certamente o con elevato grado di probabilità che gli indagati torneranno a delinquere”. Di conseguenza per Borromeo, Lagatta, Rillo e Maggi il Riesame ha confermato il carcere, la “massima misura coercitiva”, che appare – come aveva scritto il gip – la “sola proporzionata alla gravità dei fatti, alla sanzione irrogabile e l’unica in grado di recidere del tutto i legami con gli altri partecipi e, dunque, a salvaguardare le ravvisate esigenze di cautela sociale”.

I gravi indizi

MAGGI Michael, classe 1994-2Quanto, poi, ai gravi indizi di colpevolezza sono “desumibili dalle indagini della Compagnia dei carabinieri di Brindisi imperniate essenzialmente sulle intercettazioni di conversazioni telefoniche e ambientali e sul rinvenimento di molteplici proiettili esplosi”. La guerra di mala è iniziata la notte del 13 settembre: furono esplosi colpi di kalashnikov contro la palazzina in piazza Raffaello, quartiere Sant’Elia, in cui Christian Ferrari era rientrato per un permesso premio di 36 ore, dalla comunità nella quale era ristretto ai domiciliari dopo l’arresto per la rapina da centomila euro alla gioielleria Follie d’oro dell’Ipercoop, avvenuta il 3 dicembre 2014.“

La rapina con la successiva confessione del solo Ferrari, condannato a quattro anni e otto mesi, è da considerare un primo motivo alla base dell’astio perché nelle dichiarazioni rese in sede di Riesame, il giovane non aveva mai scagionato Angelo Sinisi, fratello di Antonio Borromeo, condannato a sei anni e sei mei in primo grado,  assieme a Francesco Colaci, l’unico a essere libero, e Antonio Di Lena. Mai trovato il bottino.

Secondo la ricostruzione evidenziata nell’ordinanza di custodia cautelare, a sparare sarebbe stato Antonio Borromeo  assieme “a complici allo stato rimasti ignoti”.  La risposta immediata la diede Angelo Ferrari, padre di Christian, arrestato anche lui, prendendo di mira l’auto di Borromeo. Ammissione che l’uomo ha fatto conversando con una persona in auto, mai pensando di essere intercettato.

RILLO Claudio, classe 1995-2Rillo e Maggi sono considerati “ragazzi” del gruppo di Lagatta con il quale avrebbero sparato a titolo di esercizio, in via Corte Sele, quartiere Perrino, la notte del 10 ottobre scorso, usando una pistola calibro 7,56 e avrebbero preso parte a un’azione di fuoco, non andata a buon fine, tre giorni dopo. Il 13 ottobre avrebbero voluto rispondere ad Antonio Borromeo perché quel pomeriggio, il “rivale” aveva incrociato l’auto, una Fiat Stilo usata dal gruppo nei pressi dell’incrocio tra viale Da Vinci e via Dalbono e dopo un’accelerata ha impugnato la pistola per sparare. Nella Fiat, c’erano Rillo e Maggi oltre a Lagatta: sarebbero tornati indietro per vendicarsi, ma si sono fermati dopo aver visto i carabinieri e a quel punto si sono limitati a sparare in aria.

Del gruppo di Lagatta, sempre secondo l’accusa, avrebbe fatto parte anche Diego Pupino, destinatario di ordinanza di custodia cautelare, al quale sono stati riconosciuti i domiciliari, dopo il ricorso al Tribunale in funzione di Riesame.



 

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