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Guerra di mala, il Riesame conferma il carcere per Borromeo e Lagatta

Domiciliari riconosciuti solo a Russo. Arresti confermati anche per Rillo, Maggi e Libardo. Indagini su altri brindisini coinvolti nei ferimenti e nei danneggiamenti

BRINDISI – Il Tribunale del Riesame ha negato anche gli arresti domiciliari per cinque indagati sui sei arrestati nell’inchiesta sulla cosiddetta guerra di mala in atto a Brindisi. Restano in carcere Antonio Borromeo, 25 anni e Antonio Lagatta, 23, ritenuti a capo di due gruppi contrapposti che si sono affrontati anche a colpi di Kalashnikov dallo scorso mese di ottobre sino al blitz Alto impatto dei carabinieri, così come restano in cella Antonio Libardo, 40 anni, Claudio Rillo, 23, e Michael Maggi, 24, tutti brindisini, considerati componenti delle fazioni. L’unico ad avere ottenuto gli arresti domiciliari è Lorenzo Russo, 21 anni, difeso dall’avvocato Laura Beltrami: il Tribunale in funzione di Riesame ha annullato un capo di imputazione contestato al brindisino e ha accolto l’istanza di attenuazione della misura avanzata dalla penalista. Le motivazioni saranno depositate fra 45 giorni, anche per gli altri.

Il Riesame

BORROMEO Antonio, classe 1993-2La decisione del Collegio è stata assunta dopo la discussione dei ricorsi, avvenuta nella giornata del 3 aprile scorso, a distanza di qualche giorno dalla prime istanze. Il Riesame, in precedenza, ha confermato il carcere per Alessio Giglio 25 anni, e Diego Pupino, 23, indicati come vicini a Lagatta e accusati – in concorso – dell’assalto al portavalori della società Cosmopol, avvenuto la mattina del 6 novembre 2016, davanti all’ingresso del Mc Donald’s del centro commerciale BrinPark. Carcere confermato, nella stessa occasione, per Tiziano Marra, 20 anni, quest’ultimo accusato di sequestro di persona e lesioni per il ferimento a colpi di pistola di Antonio Fontò, la sera del 3 novembre scorso.

Il Riesame, quindi, ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare, sia sul fronte dei gravi indizi di colpevolezza, costituiti dalle conversazioni intercettate e dai risultati delle indagini delegate ai carabinieri, sia sul piano delle esigenze cautelari, con particolare riferimento al pericolo di reiterazione del reato. (Nella foto accanto Borromeo, in quelle in basso Lagatta e Maggi)

LAGATTA Antonio, classe 1995-2Secondo il pubblico ministero Simona Rizzo, titolare del fascicolo, e per il gip Vittorio Testi che ha firmato il provvedimento di arresto, ci sarebbe stato il concreto rischio che la cosiddetta guerra in atto tra le due fazioni potesse sfociare in altre azioni di sangue. Anche più pericolose, con il “coinvolgimento di persone estranee alla faida”.

I ferimenti contestati agli indagati

Nei confronti di Borromeo è stata contestata innanzitutto la “detenzione di un Kalashnikov e di una pistola calibro 9, armi usate per minacciare Damiano Truppi”, ferito da tre colpi ai piedi il 2 novembre 2017. Truppi è indagato nella stessa inchiesta per aver reso false dichiarazioni ed è sottoposto all’obbligo di dimora.

Maggi, indicato come appartenente al gruppo di Lagatta, è stato identificato dai carabinieri come l’autore del danneggiamento di due auto in uso ad Antimo Libardo (del gruppo Borromeo), distrutte dalle fiamme 24 ore dopo, la sera del 3 novembre, in piazza Spadini, rione Sant’Elia. L’azione è stata contestata in concorso con altri brindisini, “allo stato rimasti ignoti”. Le indagini non sono concluse e i militari stanno verificando la posizione di altri ragazzi, considerati coinvolti nella contrapposizione fra i gruppi.

MAGGI Michael, classe 1994-3Borromeo, Russo, Libardo e Marra rispondono del sequestro e della successione aggressione a Fontò, portato nei pressi di Restinco, dove venne ferito da almeno cinque colpi di pistola. Maggi e Lagatta, inoltre, sono indagati per il ferimento di Loriano Marrazza e per l’esplosione di 19 colpi di Kalashnikov contro l’abitazione di Libardo e contro il garage di pertinenza del condominio. Episodi avvenuti entrambi la sera del 3 novembre 2017.

Libardo, a sua volta, è accusato di false dichiarazioni ai carabinieri perché disse di non aver sentito neppure i colpi, quando venne interrogato dai carabinieri nell’immediatezza dei fatti. Nei confronti di due militari avrebbe anche “usato minaccia  e  violenza”.

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