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Guerra di mala, il Riesame conferma il carcere per Pupino, Giglio e Marra

I primi due indagati considerati del gruppo Lagatta, accusati dell’assalto al portavalori. L’altro indicato nella fazione di Borromeo: accusato di aver sequestrato e aggredito Fontò

BRINDISI – Il Tribunale del Riesame ha confermato l’arresto in carcere per Alessio Giglio, Diego Pupino e per Tiziano Marra, arrestati dai carabinieri nell’inchiesta Alto impatto bis lo scorso 15 marzo, sulla cosiddetta guerra di mala in città. Due gruppi opposti, uno riconducibile ad Antonio Borromeo e l’altro ad Antonio Lagatta, sparatorie usando armi da guerra e un assalto a un portavalori.

Il Riesame

GIGLIO Alessio, classe 1993 (1)-2I giudici hanno respinto anche la richiesta di attenuazione della misura, con il riconoscimento dei domiciliari, con il braccialetto elettronico, per i tre indagati. L’istanza è stata discussa dagli avvocati Daniela D’Amuri per Giglio e Pupino, accusati di aver partecipato all’assalto al portavalori Cosmopol il 6 novembre 2017,  e Paoloantonio D’Amico per Marra, nei confronti del quale sono stati contestati i reati di sequestro di persona e lesioni per il ferimento a colpi di pistola di Antonio Fontò, la sera del 3 novembre 2017. Sono i primi ad aver presentato i ricorsi dopo l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare ottenuta dal pubblico ministero Simona Rizzo sulla base di “gravi indizi di colpevolezza” costituiti da intercettazioni, sia telefoniche che ambientali, ed esigenze cautelari legate alla necessità di impedire la reiterazione del reato. Perché tanto secondo il pm, quando ad avviso del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Vittorio Testi, “sussiste il concreto pericolo che gli indagati possano commettere reati della stessa specie, tenuto conto della molteplicità degli episodi, della sistematicità delle condotte e della spregiudicatezza dimostrata”.

I penalisti si sono riversati la decisione sul ricorso in Cassazione. Attendono il deposito della motivazioni del Riesame anche se risulta verosimile che il collegio in funzione di Tribunale della Libertà abbia condiviso l’impianto accusatorio ricostruito dal gip.

L’assalto al portavalori

PUPINO Diego, classe 1995 (1)-2La rapina ai danni dei vigilantes del portavalori Cosmopol, avvenuta alle 10, dello scorso 6 novembre, è stata contestata in “concorso morale e materiale” a “Diego Pupino con il ruolo di palo, Michael Maggi, Claudio Rillo e Antonio Lagatta quali esecutori materiali e ad Alessio Giglio come concorrente morale nel reato”. Secondo quanto contestato nel provvedimento di arresto, “Lagatta assieme a un complice” – al momento non ancora identificato – “entrambi con il volto travisato e armati hanno bloccato lo sportello del portavalori, a bordo del quale una guardia giurata tentava di salire dopo aver prelevato l’incasso pari a 25mila euro dal Mc Donald’s del centro commerciale BrinPark”. Per la fuga il gruppo avrebbe usato una Giulietta Alfa Romeo, alla cui guida ci sarebbe stato un altro brindisino, rimasto ancora senza nome. Per gli altri indagati, il ricorso al Riesame sarà discusso nelle prossime settimane.

Il sequestro e il ferimento di Fontò

MARRA Tiziano, classe 1998-2Del gruppo che, secondo l’accusa, sarebbe da considerate guidato da Antonio Borromeo, avrebbe fatto parte anche Tiziano Marra: i due, assieme ad Antimo Libardo e a Lorenzo Russo sono indagati per il sequestro e il successivo ferimento di Antonio Fontò, avvenuto a Brindisi tre giorni prima dell’assalto al portavalori, la sera del 3 novembre 2017. Nella lettura data dal gip, l’episodio sarebbe stato una risposta all’incendio delle due auto in uso a Libardo, danneggiamento contestato a Michael Maggi del gruppo Lagatta.

La fazione antagonista, quindi, avrebbe fatto valere la propria forza dopo che “Russo attirava con l’inganno Fontò presso la sua abitazione e avvisava i complici i quali, con il volto travisato e armati, lo costringevano a salire in auto”. In tal modo Fontò sarebbe stato “privato della libertà personale, per poi essere colpito al viso con il calcio della pistola”. Successivamente sarebbe stato condotto “sulla strada provinciale per Restinco e qui, una volta fatto scendere dall’auto, esplodevano cinque colpi di pistola calibro 9x21, uno dei quali lo feriva al polpaccio”.

Il ferimento non è mai stato denunciato. E’ stato scoperto dai carabinieri con l’ascolto di una serie di conversazioni in auto e al telefono tra alcuni degli indagati.

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