rotate-mobile
Giovedì, 27 Gennaio 2022
Cronaca

“Ho solo fatto il mio lavoro”

BRINDISI - “Ho fatto il mio lavoro, non ho certificato nulla di irregolare”. Il già presidente dell’Ordine dei commercialisti, Gian Paolo Zeni, ha parlato per due ore stamattina, rispondendo punto per punto, dettaglio per dettaglio, alle domande del gip Simona Panzera che a Lecce lo ha interrogato sugli addebiti che gli sono stati rivolti nell’inchiesta ‘Fast’, il salvataggio delle aziende della famiglia di Albino Prudentino.

BRINDISI - ?Ho fatto il mio lavoro, non ho certificato nulla di irregolare?. Il già presidente dell?Ordine dei commercialisti, Gian Paolo Zeni, ha parlato per due ore stamattina, rispondendo punto per punto, dettaglio per dettaglio, alle domande del gip Simona Panzera che a Lecce lo ha interrogato sugli addebiti che gli sono stati rivolti nell?inchiesta ?Fast?, il salvataggio delle aziende della famiglia di Albino Prudentino.

Zeni, assistito dall?avvocato Francesco Paolo Sisto, è sottoposto a misura cautelare ai domiciliari. Il legale ha ritenuto ?soddisfacenti? le spiegazioni da lui fornite. Il professionista brindisino, un?istituzione nel suo ambiente, ha ricostruito ogni passaggio, spiegando al giudice, dal suo punto di vista, di non aver compiuto alcun illecito.

E? accusato di concorso in bancarotta fraudolenta, per aver falsificato la relazione sulla situazione patrimoniale economica dell?impresa, la relazione estimativa dei cespiti e la fattibilità del piano predisposto per il concordato preventivo, alterando (in concorso con Marina Galizia nuora di Prudentino e dello stesso Prudentino) il risultato finale della denunzia della situazione patrimoniale dell?impresa al momento della proposta di concordato, attribuendo attività inesistenti e simulando crediti in tutto o in parte inesistenti.

Si sono protratti fino al primo pomeriggio gli interrogatori di garanzia delle altre nove persone che oltre a Zeni sono state raggiunte da un provvedimento che ne dispone l?arresto ai domiciliari. Si tratta per lo più di posizioni meno rilevanti: i prestanome di Albino Prudentino, coloro che ne avrebbero favorito la distrazione dei beni (di proprietà della Fast Service Line, società riconducibile al presunto boss), agevolando in questo modo il riciclaggio di denaro, con l?aggravante di agevolare, in questo modo, l?associazione per delinquere di stampo mafioso, la Scu brindisina che è ancora viva e vegeta, stando a quel che ha riferito l?ultimo dei pentiti, Ercole Penna, il quale ha parlato anche di Albino Prudentino e del suo business con i giochi e le macchinette videopoker che serviva a foraggiarla.

Per l?accusa Zeni avrebbe fiancheggiato l?avvocato Italo Sgura, ostunese che è stato ascoltato ieri, nelle sue azioni volte a evitare che la Fast Service Line si sgretolasse, complice una cattiva gestione oltre che le pessime acque in cui era finito Prudentino dopo l?arresto del 2010 nell?ambito dell?operazione ?Calipso?.

Egli ha detto, come del resto ha riferito anche lo stesso Sgura, di aver agito nell?ambito degli incarichi professionali che aveva ricevuto. Tutto nella norma, insomma. Il giudice valuterà, così come anche il legale, ora, deciderà se presentare istanza di scarcerazione o se ricorrere al Riesame perché al commercialista sia restituita la libertà.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

“Ho solo fatto il mio lavoro”

BrindisiReport è in caricamento