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L'assemblea dei dipendenti Multiservizi non vuole tagli di personale

Continua a ticchettare la bomba ad orologeria di Multiservizi, senza prospettive chiare sul futuro della società partecipata su cui grava il peso di un numero di bilanci in rosso ben superiore al limite fissato dal codice civile

BRINDISI – Continua a ticchettare la bomba ad orologeria di Multiservizi, senza prospettive chiare sul futuro della società partecipata su cui grava il peso di un numero di bilanci in rosso ben superiore al limite fissato dal codice civile e le norme della riforma Madia. Intanto si litiga sulla distribuzione dei sacrifici da fare, mentre i sindacati avvisano che in caso di fallimento “le colp0e saranno di tutti”.

Anche di quelli che da anni dicono che la Bms era una società da riformare radicalmente, oppure di coloro che si sono esercitati alle alchimie più improbabili pur di mantenere le promesse elettorali (in ultimo, l’amministrazione Carluccio con la designazione di un amministratore del tutto privo di titoli e piano industriale).

Un tragedia greca in salsa brindisina, cui manca solo l’epilogo. La polemica di questi giorni è la ripartizione interna dei “sacrifici” nel tentativo di salvare la partecipata, richiesta a voce dall’assemblea dei circa 200 dipendenti, ai quali non va giù che alcuni settori (di quadri intermedi) non debbano essere toccati.

Proprio per questo Fp Cgil, Filcams Cgil,Cisl, Uiltrasporti e Ugl hanno ritirato la propria firma (già condizionata) alla bozza di accordo con la stessa Bms e il Comune, chiedendo un incontro con il commissario prefettizio Santi Giuffrè e il nuovo amministratore di Brindisi Multiservizi, Giovanni Palasciano.

Vale la pena ricordare che i due piani alternativi sottoposti dalla gestione commissariale del Comune alla Corte dei Conti prevedono in primis il ricorso al pagamento dei debiti esistenti e un percorso quadriennale di riassetto, o in seconda battuta la fusione con l’altra società in house Energeko, ma in ogni caso tutto passa attraverso una ristrutturazione del personale (18 i posti da tagliare).

Lo stesso Palasciano aveva denunciato le assunzioni indebite avvenute nel 2012 in violazione dello stop imposto dal Comune, ed aveva richiamato tutti allo sforzo prioritario di approvare gli ultimi tre bilanci come adempimento imprescindibile. Adesso tra i dipendenti c’è tensione proprio sulla ripartizione dei tagli.

Ma è la situazione finanziaria la spada di Damocle che pende sulla testa di tutti. I costi del personale nel 2011 erano pari a 5.399.337, nel 2015 erano saliti a 5.735.397 euro, e mentre il costo per l’acquisto delle materie prime se nel 2011 era paria 1.491.013 euro, nel 2015 c’è stato un calo di 756.437 euro.

La sequenza di di risultati d’esercizio con segno negativo non si è fermata: nel 2011 la perdita è stata di 517.288 euro, nel 2012 di tre milioni e 165.575, nel 2013 di un milione e 153.552, nel 2014 di un milione e 333.219, nel 2015 di 976.580 e, infine, nel 2016 di 804.485 euro. Gli ultimi due bilanci sono stati approvati lo scorso 28 settembre.

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