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I «Donatori di Musica» arrivano all’oncologico di Brindisi

Giovedì 12 maggio (ore 11.30) il primo concerto nel reparto oncologico dell’ospedale «Perrino» di Brindisi. L’iniziativa fa parte di «Donatori di Musica»

BRINDISI - Giovedì 12 maggio (ore 11.30) il primo concerto nel reparto oncologico dell’ospedale «Perrino» di Brindisi. L’iniziativa fa parte di «Donatori di Musica», una rete di musicisti, medici, infermieri, volontari che organizza stagioni di concerti negli ospedali italiani, principalmente in reparti oncologici. Una rivoluzione a cui è difficile sottrarsi. 

I «Donatori di Musica» sbarcano a Brindisi. Nata dall’incontro a Carrara tra l’oncologo Maurizio Cantore e il produttore musicale Gian Andrea Lodovici, colpito da un grave tumore allo stomaco, la rete «Donatori di Musica» organizza concerti in otto oncologie italiane. Ora anche a Brindisi, per iniziativa dell’«Orchestra Barocca La Confraternita de’ Musici», diretta dal M.O Cosimo Prontera, e dell’Unità operativa di Oncologia del «Perrino», diretta dal prof. Saverio Cinieri. Primo appuntamento in reparto giovedì 12 maggio alle ore 11.30 con il concerto dal titolo «Classic Mood. La canzone italiana incontra il jazz», con il «Jazz Moment Ensemble», formazione composta da Mino Lacirignola (tromba), Davide Saccomanno (piano e voce) e da Renzo Bagorda (banjo), per la durata di 45 minuti. Ingredienti: musicisti, discrezione, relazione e abbracci, coinvolgimento attivo dei pazienti e delle loro famiglie. Quando la musica diventa humus per una medicina fatta di scienza e di cuore. È questa la sintesi di «Donatori di Musica», una rete di artisti, medici, infermieri e volontari che allestisce concerti nei reparti ospedalieri, soprattutto in quelli dove si curano i tumori. Servono anche donatori di voce: cantanti di musica leggera, tenori, soprani, baritoni. Donatori di mani: pianisti, violinisti, violoncellisti, chitarristi. Donatori di fiato: trombettisti, flautisti, sassofonisti. Tra i musicisti che partecipano al progetto, molti illustri esponenti dei più diversi generi musicali: Stefano Bollani, Renzo Arbore, Elio delle Storie Tese, Stefano Allevi, Andrea Oliva, Dolcenera, la Pfm, Fiorella Mannoia, Irene Fornaciari, Franco Battiato, Paolo Rossi, Giovanni Allevi, e tanti altri (più di duecento in tutta Italia).

Ora anche Brindisi ha i suoi «Donatori di Musica», un traguardo e insieme un punto di partenza che nasce dalla strenua volontà di Monica D’Ambrosio, direttore della produzione dell’Orchestra: un progetto coccolato da tempo e che finalmente giovedì prossimo incontra il suo momento inaugurale. Un’idea subito raccolta e rilanciata dal Prof. Saverio Cinieri, coadiuvato dalla dott.ssa Manuela Caloro, sensibile all’argomento oltre che appassionato di musica jazz. Un percorso verso la dignità e l’identità. Un’opportunità per allontanarsi d’un passo dalla malattia e riavvicinarsi d’un passo alla vita. Sembra un piccolo grande miracolo. Ma è quel che sta per accadere anche nel reparto oncologico di Brindisi.

«Questo è il luogo nel quale il malato non ha soltanto diritti, ma anche doveri. Principalmente verso se stesso. Il primo? Non diventare malato di professione». È il pensiero di Maurizio Cantore, che dei «Donatori di Musica» oggi è coordinatore scientifico: parole pronunciate lo scorso ottobre a Montecitorio di fronte alla presidente della Camera Laura Boldrini. Pigiami, camici e frac riposti negli armadi. I sette anni di «Donatori di Musica» sono anche gli ottomila pigiami lasciati negli armadi dei reparti perché al concerto si va ben vestiti anche se si è in ospedale. E così il format diventa una vera e propria “filiera del dono”, in cui la musica trasforma anche i luoghi: a Brindisi il concerto numero zero dei «Donatori» si terrà nella sala d’attesa del day hospital, dove familiari e malati siedono in attesa di essere chiamati. Il progetto umanizza il luogo, non per farlo sentire familiare, ma per permettere di trattarlo senza paura e senza ricordi negativi. Dove è presente «Donatori di Musica», i pazienti tornano addirittura ad ascoltare la musica anche quando hanno finito il percorso terapeutico e non ne avrebbero più motivo.


 

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