Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

“Acque Chiare, gli acquirenti ingannati con artifici e raggiri dal venditore"

Continuano a pagare i mutui, ecco come si difendenderanno in Cassazione: i motivi del ricorso degli acquirenti delle villette confiscate per lottizzazione abusiva. “Contraddittorie le sentenze del Tribunale e della Corte d’Appello”

BRINDISI – “Ci sono prove evidenti, tra documenti e testimonianze, di artifici e raggiri perpetrati ai danni degli acquirenti delle villette del villaggio Acque Chiare, confiscate per lottizzazione abusiva: il venditore ha posto in essere un inganno, con il risultato che i proprietari sono stati truffati in ordine alla destinazione d’uso residenziale, ma tra la sentenza del Tribunale di Brindisi e quella della Corte d’Appello di Lecce c’è una evidente contraddittorietà, per cui il cittadino medio avverte un senso di smarrimento che solo la Cassazione potrà superare”.

Sono pronti alla battaglia finale, quella davanti agli Ermellini del 29 gennaio 2016, i legali che assistono i 92 proprietari (sul totale di 173), per lo più residenti a Brindisi, costituiti parte civile nel processo cardine, scaturito dall’inchiesta nata attorno al “complesso turistico alberghiero integrato”, proposto e realizzato lungo la costa a Nord del capoluogo dalla società Acque Chiare srl, dell’imprenditore Vincenzo Romanazzi, accusato di lottizzazione abusiva, in concorso con il notaio Bruno Romano Cafaro che rogò la maggior parte degli atti di vendita e con gli architetti Carlo Cioffi, all’epoca dirigente della ripartizione Urbanistica dell’Amministrazione cittadina e Severino Orsan, progettista. Tutti condannati in primo e secondo grado: i primi due alla pena di un anno e sei mesi con ammenda di 55mila euro (riformata rispetto alla somma di 30mila disposta dal Tribunale di Brindisi), mentre i due  professionisti a nove mesi con ammenda di 35mila euro (riformata anche questa in secondo grado, partendo da 20mila).

Una riunione di proprietari di Acque ChiareLe ragioni dei proprietari sono affidate a uno squadrone composto da venti avvocati, da sempre convinti dell’assoluta buona fede degli acquirenti che non sapevano, né del resto avrebbero mai potuto essere a conoscenza del fatto – è la linea difensiva di sempre - che le villette non erano residenze, ma residence di un complesso alberghiero. Anche perché di case a due passi dal mare raccontavano le brochure, i cartelloni pubblicitari e il sito internet (poi oscurato) della società costruttrice, per cui chi acquistò era più che convinto di aver investito i risparmi in villette. “Chi mai avrebbe sostenuto un investimento del genere, decidendo anche di accendere un mutuo che oltretutto è ancora acceso, se avesse avuto anche il minimo dubbio?”, continuano a chiedere i legali.

Qualcuno, nei giorni scorsi, su Facebook si è lasciato scappare commenti sintomatici del clima di attesa in vista dell’udienza della Cassazione, perché si deciderà il destino delle villette, se confermare oppure no la confisca che, di fatto, è una pena inflitta ai proprietari e non agli imputati. Per questo c’è chi ha scritto post sostenendo che sia imminente il  “giudizio universale”, una sorta di Armageddon, esattamente come nella celebre pellicola prodotta da Hollywood, nella storia imbastita attorno al direttore  della Nasa, Dan Truman alle prese con una pioggia di meteoriti che prima distrugge lo Space Shuttle Atlantis in orbita attorno alla Terra, insieme al satellite che gli astronauti stavano riparando, poi una parte di New York.

L’assunto di base sostenuto sin dalla prima ora dai legali è la buona fede degli acquirenti, per cui essendo estranei al reato di lottizzazione contestato, non possano subire alcun tipo di conseguenza, men che meno la confisca, soprattutto dopo le ultime pronunce arrivate anche dai giudici europei. Come sostiene l’avvocato Rosario Almiento che rappresenta il numero maggiore di acquirenti. Nei motivi posti alla base del ricorso in Cassazione hanno scritto la loro verità sostenendo che ci sia stato un inganno perpetrato dal venditore e che  le sentenze di primo e secondo grado siano contraddittorie, nel senso che l’una afferma una cosa e l’altra l’esatto contrario.

I giudici d’Appello avrebbero fornito una motivazione generica sulla posizione dei terzi acquirenti, ritenuta “del tutto inesistente” riguardo alle circostanze relative alle trattative ed all’acquisto dalle singole parti civili nel corso della loro escussione dibattimentale, voluta dal giudice di primo grado, per cui non si darebbe contezza delle prove “dell’inganno perpetrato dal venditore, emergenti dall’audizione dei singoli, non smentite da nessun elemento processuale che non sia improbabile presunzione, e riscontrate sia documentalmente che attraverso le altre prove orali” assunte nel processo davanti al Tribunale di Brindisi.

Il costruttore Vincenzo Romanazzi il 29 maggio 2008Di inganno si legge anche nelle motivazioni della stessa Corte di merito: si afferma esplicitamente essersi consumato in quanto sono ravvisabili artifici e raggiri da parte del venditore che, al contrario di quanto affermato sentenza impugnata, non può non far statuire un affidamento incolpevole dei singoli acquirenti. Secondo i legali ci sarebbe stata “una inaccettabile scorciatoia motivazionale” che, rispetto alla singola posizione processuale di dei proprietari farebbe di tutta l’erba un fascio, a voler riprendere un vecchio adagio popolare, mentre il rischio concreto della confisca ossia della perdita perenne della proprietà esigerebbe “uno scrupoloso e personale approfondimento” in osservanza del principio di legalità nullum crimen, nulla pena sine lege, oltre che del nuovo principio (europeo) di soggettività nullum crimen, nulla pena sine culpa”.

Quanto al Tribunale, la sentenza di primo grado sosteneva “una evidente incompatibilità tra la posizione di persone offese dalla condotta truffaldina e la condotta colposa che gli stessi proprietari hanno tenuto nell’acquisto”, mentre i giudici della Corte leccese sostengono che le due posizioni possano concorrere, perché sono ravvisabili, da un lato, artifici e raggiri da parte del venditore e, dall’altro, una scarsa diligenza dei compratori che non hanno effettuato le minime verifiche prima di sottoscrivere gli atti di compravendita, così determinando il perfezionamento della lottizzazione, reato punibile anche a titolo di colpa. Delle due l’una: colpevoli o innocenti? E quindi: villette da confiscare oppure restituire?

Va ricordato che sei proprietari, Leoci, Castriotta, Mingolla, Marzano, Capobianco e Vacca, hanno chiesto il risarcimento dei danni “anche in relazione alla condotta del Comune, il quale avrebbe dovuto fare parte della commissione di controllo sull’esatta esecuzione dell’accordo di programma, organo che non è mai stato istituito, per cui l’amministrazione cittadina avrebbe concorso nel danno causato agli acquirenti che avrebbero potuto non incorrere nell’acquisto ove gli enti pubblici avessero effettuato i dovuti controlli e impedito la vendita frazionata”.

Ma la quaestio è condivisibile in un procedimento civile e non penale. Non va dimenticato, in  ultimo, che la Corte d’Appello ha subordinato la sospensione condizionale della pena inflitta agli imputati, al pagamento della provvisionale in favore della Regione Puglia, confermata nella misura di 50mila euro, sebbene la difesa di Cioffi e Orsan abbia sostenuto la scarsa capacità reddituale di entrambi. “Cioffi era dirigente e quindi aveva una retribuzione adeguata a tale carica, Orsan è architetto che solo con riferimento all’incarico conferito da Acque Chiare risulta aver fatturato somme per centinaia di migliaia di euro”.

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