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Don Cosimo Zecca

Don Cosimo Zecca

I parroci di Brindisi: "Solidarietà a don Cosimo, deploriamo ogni episodio di razzismo"

Lettera di sostegno al parroco della chiesa del rione Paradiso, bersaglio di violenti attacchi verbali da parte di esponenti del comitato di quartiere che ha organizzato le manifestazioni contro i migranti

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato di solidarietà di tutti i parroci di Brindisi nei confronti di don Cosimo Zecca, parroco della chiesa di San Nicola, al rione Paradiso, bersaglio da qualche giorno di violenti attacchi verbali da parte di alcuni esponenti del comitato di Cittadini del Paradiso che la scorsa settimana ha organizzato una manifestazione contro l'ipotesi di realizzazione (mai confermata dall'amministrazione comunale) di una tendopoli per migranti nei pressi del Centro di aggregazione giovanile, seguita da una manifestazione che martedì si è svolta proprio all'esterno della chiesa di San Nicola. 

Noi parroci di Brindisi,

mentre esprimiamo la più profonda solidarietà al nostro confratello don Cosimo Zecca, reo, secondo alcuni, di aver predicato con franchezza il vangelo del rispetto e dell’accoglienza degli ultimi, non possiamo non deplorare vivamente ogni equivoco episodio di montante razzismo che sta in questi ultimi giorni imperversando, gettando, persino nelle coscienze più serene, il seme avvelenato di pregiudizievoli diffidenze e di sordi rancori.

Constatiamo, nella nostra città di Brindisi e all’interno delle nostre comunità parrocchiali, un diffuso e crescente senso di frustrazione, dovuto, sostanzialmente, a complesse problematiche attribuibili al degrado sociale e alla mancanza di lavoro. Ci duole che alcuni fanno leva su tale malessere per istigare i cittadini a mettere in atto rabbiose manifestazioni di protesta gratuita e provocatoria, a volte anche nei confronti di chi fa solo il proprio dovere,  individuando nel luogo comune della paura del diverso il capro espiatorio di ogni malessere collettivo.

Quel che più ci preme è ribadire con forza che non è certamente questa la strada da percorrere, se si vuole venir fuori dai problemi che ristagnano da anni e che hanno bisogno di ben altre soluzioni, pacifiche, condivise e ponderate, le quali devono andare necessariamente nella direzione di serie politiche di convivenza civile e di integrazione sociale.

Troviamo alquanto ingeneroso e offensivo, inoltre, scagliarsi contro le parrocchie e i preti, i quali sovente non si sentono sostenuti nel loro svolgere, nel tessuto connettivo della città, un’opera preziosa di promozione umana, prima che di evangelizzazione, supplendo non di rado a carenze amministrative, organizzando, per così dire, la speranza della gente. Il lavoro pastorale delle nostre parrocchie è silenzioso, non cerca il consenso facile e la visibilità sociale, è tutto teso a far maturare coscienze libere di gente che sa stare in piedi sulle proprie gambe.

Le nostre omelie si sforzano di essere un commento quanto più possibile aderente al dettato del vangelo, senza sottrarre ad esso quelle indicazioni esigenti e inequivocabili che spronano all’accoglienza generosa e all’amore vicendevole e verso tutti. Per questo ricordiamo a tutti che il dialogo, l’accoglienza e l’integrazione sono la discriminante per essere e dirsi cristiani: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri»(Gv 13,35).

Quanto accaduto ci pone in questione e ci fa interrogare sulla qualità e l’efficacia del nostro lavoro pastorale. Perciò, a quanti frequentano i nostri itinerari di fede o le nostre assemblee domenicali, ricordiamo che necessariamente dobbiamo sforzarci di incarnare in una fattiva e quotidiana prassi di carità quanto abbiamo ascoltato e pregato. Del resto su questo, e non altro, saremo dal Signore giudicati: «…ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi»(Mt 25,35-36).

In un mondo indifferente e spesso sordo ai richiami dei più poveri, questo deve marcare la  “differenza” cristiana, composta da fratellanza e misericordia, a cui papa Francesco, sovente inascoltato e anche contestato, ci richiama tutti.

Se è doveroso che la politica svolga la propria parte mettendo a punto «schemi alternativi ad una migrazione massiccia e incontrollata» e se è giusto che essa si prodighi affinché siano evitati «disordini e infiltrazioni di violenti e disagi tra coloro che accolgono», «non dimentichiamo, almeno noi - sono le parole del cardinal Parolin, in occasione dello sgombero forzato dei rifugiati di Roma - che queste donne, questi uomini, questi bambini sono in questo istante nostri fratelli. E questa parola traccia una divisione netta tra coloro che riconoscono Dio nei poveri e nei bisognosi e coloro che non lo riconoscono».

Rinnoviamo ed esprimiamo il nostro impegno perché le nostre comunità parrocchiali siano sempre più luoghi di accoglienza e di ospitalità per un dialogo sereno e per un approccio costruttivo al tema della diversità, offrendo la nostra collaborazione a quanti hanno veramente a cuore le sorti della nostra amata città di Brindisi

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