I partner ostunesi della 'ndrina di Africo

La Scu brindisina costola della ‘Ndrangheta, per rifornire il mercato di cocaina. E’ quanto emerge da un’inchiesta condotta dalla Dda di Reggio Calabria e che ha portato oggi all'Operazione Revolution e all’esecuzione di 29 ordinanze di custodia cautelare in carcere per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanza stupefacente. Nove i brindisini arrestati, due dei quali del capoluogo, uno di San Vito dei Normanni e gli altri sei di Ostuni. Tra questi tre imprenditori molto noti in zona: Antonio Flore, 45 anni, titolare di una ditta di controsoffittature, Vincenzo Zurlo, 64 anni, gestore dell’albergo “La baia del re” in località Fontanelle e Cataldo Tanzarella Tanzarella, 56 anni, detto “Dino”, anche lui titolare di una struttura alberghiera lungo la costa.

Vincenzo Zurlo

La Scu brindisina costola della ‘Ndrangheta, per rifornire il mercato di cocaina. E’ quanto emerge da un’inchiesta condotta dalla Dda di Reggio Calabria e che ha portato oggi all'Operazione Revolution e all’esecuzione di 29 ordinanze di custodia cautelare in carcere per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanza stupefacente. Nove i brindisini arrestati, due dei quali del capoluogo, uno di San Vito dei Normanni e gli altri sei di Ostuni. Tra questi tre imprenditori molto noti in zona: Antonio Flore, 45 anni, titolare di una ditta di controsoffittature, Vincenzo Zurlo, 64 anni, gestore dell’albergo “La baia del re” in località Fontanelle e Cataldo Tanzarella Tanzarella, 56 anni, detto “Dino”, anche lui titolare di una struttura alberghiera lungo la costa.

Le indagini, condotte dai militari del Gico della guardia di finanza di Reggio Calabria, al comando del colonnello Claudio Petrozziello, sono state avviate dopo il rinvenimento di un ingente quantitativo di cocaina ad Africo, nella Locride. Si riferiscono a tutto il 2011 e parte del 2010. I finanzieri hanno appurato che l’organizzazione criminale importava e trasportava la droga in quantitativi ingenti dalla Colombia e da altri stati del Sud America. Venivano condotti in Italia in nave o in aereo, in container con carichi di copertura e successivamente rivenduti sia in intere partite sia in singole dosi, a beneficio tanto di singoli tossicodipendenti quanto di ulteriori spacciatori che si occupavano quindi della commercializzazione in varie zone del territorio nazionale.

Secondo il gip del Tribunale di Reggio Calabria che ha firmato i provvedimenti di custodia cautelare all’interno “della associazione organizzativa ognuno degli aderenti svolgeva ruoli e funzioni diverse”. I narcotrafficanti per antonomasia erano di sicuro i calabresi, molti dei quali vicini alle cosche di San Luca, Bovalino e Africo. Ma il gruppo dei brindisini faceva riferimento a loro per acquistare la polvere bianca in quantità. E hanno un ruolo di primo piano.

Sarebbe stato proprio Flore a cercare di utilizzare un falso titolo da 500 milioni di dollari della Federal Reserve come garanzia per ottenere in credito una somma ingente di denaro. Stando a quanto contestato nell’ordinanza di custodia cautelare e a quanto emerso nel corso della conferenza stampa di oggi alla quale ha partecipato anche il procuratore aggiunto di Reggio, Nicola Gratteru, il ruolo preminente di finanziatore andrebbe attribuito a Zurlo, personaggio vicino, in qualche modo, alla Scu pugliese.

Gli altri si sarebbero occupati dell’acquisto della sostanza stupefacente, quasi tutta cocaina, importata dalla ‘Ndrangheta dal Sudamerica, in particolare da Colombia, Bolivia e Perù e smistata in Puglia, anche con singole cessioni. Ad alcuni dei nove brindisini finiti in manette, tre dei quali si trovano ai domiciliari, è stata anche contestata l’ipotesi di favoreggiamento per aver fornito ospitalità e ausilio negli spostamenti a Francesco Zoccoli, che si sarebbe sottratto all’esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla procura della Repubblica presso il Tribunale di Ravenna.

“Ha detto di venire con quella persona che è venuta ieri mattina, che so, dove siete andati ieri a mare” dice durante una conversazione intercettata dagli investigatori il latitante Zoccoli a Cosimo La Corte, 33 anni, uno degli arrestati. Altre conversazioni sono state captate a Villanova di Ostuni. In un sms si legge: “Puoi venire vicino alla barca?”.

Sempre nel provvedimento di custodia cautelare si legge che: “Il rapporto tra i calabresi e i pugliesi, finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti ha suscitato delle fibrillazioni all’interno della criminalità organizzata locale”, tanto da indurre “lo stesso La Corte a temere per la sua incolumità”, essendo venuti a conoscenza del tentativo di La Corte di invadere la piazza salentina con la cocaina fornita dai calabresi.

Il gruppo criminale pugliese aveva una strategia. Intendevano, i componenti, creare una struttura commerciale credibile che potesse fornire uno schermo apparentemente lecito ai rapporti commerciali con i Paesi produttori. Se ne faceva carico Flore, che faceva riferimento ai rapporti con i calabresi: “Antonio ha conosciuto i calabresi” diceva Flore. “Quando stavano qua in estate” ha poi aggiunto. “Quello voleva piazzare la droga e questo disse ‘ti voglio far conoscere uno dei più potenti di qua, e demmo appuntamento all’Auchan proprio a Mesagne. Siamo andati a Mesagne e Antonio (ancora da identificare, ndr) venne con questo qua e stavano tutti e due là”.

“L’appoggio estero – diceva un altro degli indagati a Flore – ci dev’essere per forza, internazionale, sede internazionale, tipo Panama, Antille. A noi interessa là in Brasile, no?”. Il 24 gennaio 201 emergeva anche un viaggio in Brasile, dove Antonio Flore si era recato con una donna. L’operazione può essere divisa in tre fasi:  la prima fase delle indagini ha permesso di individuare - grazie al rinvenimento del pacco postale destinato ad Africo - il gruppo criminale dedito al traffico di sostanze stupefacenti con proiezione sul cosentino.

La seconda fase ha consentito di individuare il cosiddetto “anello intermedio” dell’organizzazione, composta da personaggi di indubbio spessore criminale, legati - per vincoli di sangue - alla ‘ndrina Bruzzaniti di Africo. Nell’agosto 2010, il gruppo criminale legato a Sandro Bruzzaniti ha trattato la vendita di una partita di cinque chilogrammi di cocaina a Vincenzo Zurlo, “Musc de vov”, lì chiamato “Lo Zio” - soggetto appartenente alla Sacra Corona Unita -  il quale – ancorché paraplegico - operava con disinvoltura nel settore del traffici illeciti di cocaina.

Zurlo è risultato – secondo quanto ritengono gli investigatori - a capo di gruppo criminale pugliese. Il collegamento tra il gruppo criminale dei pugliesi e quello dei calabresi, gli  “Africoti”, testimoniato oltreché dall’ospitalità offerta a al latitante da Flore, emerge anche da due “pizzini” rinvenuti presso l’abitazione di Antonio Flore durante una perquisizione effettuata nel marzo 2011. La terza fase delle indagini ha, infine, consentito di identificare il comune denominatore al gruppo criminale dei calabresi ed il gruppo criminale dei pugliesi. Infatti, la partita di cocaina da cedere ai pugliesi doveva essere fornita dal presunto narcotrafficante Bruno Piazzata. La cessione di cocaina non andò a buon fine a causa dell’errato “taglio” della stessa che, di fatto, ha reso inutilizzabile la sostanza stupefacente.

A margine del traffico internazionale di sostanze stupefacenti, le investigazioni sul gruppo pugliese hanno consentito di accertare l’introduzione in Italia di bond della Federal Reserve degli Stati Uniti d’America falsi, del valore nominale 500 milioni di dollari, al fine di precostituire delle linee di credito, da utilizzare per successive investimenti imprenditoriali.

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Al fine di bloccare l’evidente danno economico che avrebbe causato tale operazione finanziaria, il 24 marzo 2011, presso l’abitazione di Antonio Flore è stato rinvenuto in una cassaforte e, pertanto, sottoposto a sequestro il “falso” Bond emesso dalla Federal Reserve degli Stati Uniti d’America. La persona che aveva ricevuto l’incarico di tentare di piazzarlo era Mario Spagnolo, il quale è ristretto ai domiciliari solo per questo passaggio e non risponde invece di reati di droga. Sempre nel tentativo di convertire il bond in danaro sarebbero coinvolti anche il poliziotto Cosimo Ribezzi e il brindisino Leonardo Brescia. Anche loro sono ai domiciliari, e non avevano la percezione di avere a che fare con la 'ndrangheta.

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