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La droga diventa un affare di famiglia

La droga spesso diventa un affare di famiglia in provincia di Brindisi. Nell'operazione "Free Castles" emerge il ruolo dominante dei fratelli Parisi. Erano soprattutto loro a gestire gli affari illeciti legati allo spaccio di sostanze stupefacenti che si dipanavano fra Villa Castelli, Ceglie Messapica, Oria

BRINDISI – La droga spesso diventa un affare di famiglia in provincia di Brindisi. Nell’operazione  “Free Castles” emerge il ruolo dominante dei fratelli Parisi. Erano soprattutto loro a gestire gli affari illeciti legati allo spaccio di sostanze stupefacenti che si dipanavano fra Villa Castelli, Ceglie Messapica, Oria e un paio di comuni del Tarantino (Martina Franca e Grottaglie).

Le indagini condotte per due anni dai carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana al comando del capitano Nicola Maggio, sotto la regia del pm del tribunale di Brindisi Milto De Nozza, fanno emergere il ruolo di spicco del 38enne Vito Parisi, di Villa Castelli, che nonostante fosse recluso in regime di domiciliari dava indicazioni al fratello Romeo, 31 anni, anche lui di Villa Castelli, e alla sorella Grazia, 39 anni, residente a Ceglie Messapica. Faceva parte del gruppo, secondo gli inquirenti, anche la compagna di Romeo, la 27enne Marianna Fella, nata a Ceglie Messapica e residente a Oria. Parisi Vito-2

L'inchiesta sfociata stamani nell'arresto di 14 persone in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Brindisi Paola Liaci parte proprio dall’arresto di Vito Parisi, che il 3 febbraio del 2013 venne sorpreso dai carabinieri del Norm (all'epoca diretti dal tenente Simone Clemente, oggi guidati dal parigrado Roberto Rampino) con 3,5 chilogrammi di cocaina e 9,8 chilogrammi di hascisc.

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Da dove veniva quella droga? A chi era destinata? Desiderosi di sciogliere questi dubbi, i militari, in sinergia con la Procura di Brindisi, avviarono una serie di intercettazioni (telefoniche e ambientali), pedinamenti e servizi di osservazione nei confronti della stretta cerchia di famigliari di Vito. Questi lasciò il carcere di Brindisi alle ore 16,30 del 19 aprile 2013 per rientrare a casa in regime di domiciliari. Alle ore 18 di quello stesso giorno, da quanto emerso durante le indagini, Vito Parisi già dava indicazioni ai fratelli su come gestire i traffici di droga, invitandoli a liberarsi dei telefonini per non farsi intercettare. (A destra, Vito Parisi)

Il 38enne incuteva quasi timore al fratello Romeo, che nel corso di una conversazione captata dall’Arma riferisce a un’altra persona di dover rendere “culo e conto al fratello”. La stessa espressione viene utilizzata da Romeo anche in un’altra circostanza. E’ il 23 marzo 2013. Vito è tornato a casa pochi giorni prima. Il fratello minore dice a un soggetto non identificato: “Che adesso è uscito mio fratello e devo dare culo e conto”.

Parisi Romeo-2I Parisi erano in contatto con una serie di individui che secondo gli inquirenti erano dedite alla detenzione e allo spaccio di hascisc, cocaina e marijuana. Si tratta di Roberto Pignatelli, 29 anni, di Grottaglie; Francesco Cirasino, 33 anni, di Ostuni, Vito Pietro Lanzillotti, 43 anni, di Ostuni, Nunzio Strada, Donato Pugliese, 27 anni, di Villa Castelli, Leonardo e Rocco Fumarola, entrambi di 33 anni, di Villa Castelli, Antonio Ruggiero, 44 anni, di Oria. Da quanto si legge nell’ordinanza, i Parisi acquistavano da queste persone delle dosi di droga che poi rivendevano a terzi acquirenti. Oppure il contrario.

Nell’aprile del 2013, ad esempio, Pignatelli, nel corso di una chiacchierata con un amico, disse di essersi informato sul prezzo d’acquisto di un narcotico che riteneva fosse troppo alto e quindi chiese a Romeo Parisi di abbassarlo a 4 euro al grammo. Ma successivamente concordarono che Parisi gli avrebbe ceduto la droga al 4,50 ero al grammo e a sua volta Pignatelli l’avrebbe venduta a 7 euro al grammo: cosa che non andava affatto bene a Pignatelli. “Ed a 7 il guadagno dove sta! – dice il 29enne – che quando mi devo mettere il guadagno in tasca”. (A sinistra, Romeo Parisi)

Fra i 20 chili di droga sequestrati dall’arma nel corso delle indagini, c’erano anche cospicue dosi di marijuana. Ma quanto costava al dettaglio la PARISI Grazia-2cannabis? Da un dialogo fra Rocco Fumarola e il solito Romeo Parisi si evince che “cinque pezzi da 10 euro sono più di 5 grammi” ed altresì che “50 euro, sono due grammi ciascuno”. In alcuni casi, però, non sempre il prodotto era di prima qualità. Lo stesso Fumarola, infatti, senza ricorrere a fantasiose espressioni di copertura, segnalò l’insoddisfazione di alcuni acquirenti dopo aver assunto della marijuana. “I ramoscelli – dice Fumarola – appena si fumavano una canna me la riportavano indietro…e che cosa dovevo fare”.

Restando in tema di marijuana, uno dei sequestri più significativi dell’inchiesta risale al 15 giugno 2013, quando i militari della guardia di finanza di Ostuni sequestrarono 981,320 grammi di marijuana nascosti in uno zaino con magnete applicato sul serbatoio di una moto a bordo della quale viaggiavano Antonio Conserva e Giovanni Schiavone, entrambi arrestati in flagranza dalle fiamme gialle. E chi è che, da quanto appurato dai carabinieri, faceva da scorta al carico? Vito Pietro Lanzillotti e Romeo Parisi (a destra, Grazia Parisi).

Romeo e Vito (in particolar modo il primo, che aveva maggiore libertà di movimento rispetto a Vito, in quanto non gravato da provvedimenti restrittivi) sono presenti in quasi tutti gli episodi di spaccio sui quali hanno fatto luce i carabinieri.

Evidentemente la solidità dei vincoli famigliari è un valore aggiunto nella gestione di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente. Non è la prima che si delinea un quadro di questo genere nel Brindisino. Sempre i carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana, infatti, lo scorso novembre sgominarono un giro di droga e armi fra Oria e i comuni limitrofi riconducibile a quatto nuclei famigliari che si avvalevano anche del supporto di un paio di adolescenti e di una nonna. Nel maggio del 2015, invece, da un’operazione dei carabinieri della compagnia di Brindisi emerse che tre clan avevano sotto controllo fiumi di droga fra il capoluogo e San Pietro Vernotico. E uno di questi sodalizi era composto in gran parte dai membri di una stessa famiglia. 

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