Cronaca

Iaia rivuole la pistola, ma arriva altra tegola

BRINDISI - Proprio nel giorno in cui era fissata l’udienza camerale dinanzi al Tribunale del Riesame di Brindisi per ottenere il dissequestro della pistola, che l’assessore Raffaele Iaia rivuole perché ritiene di aver ottenuto i relativi nulla osta correttamente, è arrivata l’altra notizia (non lieta) dell'avviso di garanzia.

BRINDISI - Proprio nel giorno in cui era fissata l'udienza camerale dinanzi al Tribunale del Riesame di Brindisi per ottenere il dissequestro della pistola, che l'assessore Raffaele Iaia rivuole perché ritiene di aver ottenuto i relativi nulla osta correttamente, è arrivata l'altra notizia (non lieta) che lo ha travolto sia nella veste di amministratore oltre che di titolare di fatto, secondo l'accusa, della agenzia di vigilanza Ipi di via de' Terribile.

Gli agenti della Digos di Brindisi, infatti, nell'ambito di un'inchiesta coordinata dal pm Milto Stefano De Nozza, si sono recati stamattina presso gli uffici del settore Attività produttive del Comune, nuovamente nella sede della Ipi e poi anche a Bari, nell'ufficio della Regione Puglia in cui Iaia presta servizio come dipendente pubblico. Hanno prelevato un nuovo quantitativo di carte, ma soprattutto hanno notificato un nuovo avviso di garanzia per tentata concussione. Avrebbe, Iaia, cercato di imporre a una imprenditrice brindisina, Francesca Giglio, organizzatrice dell'evento fieristico Capitale 43 che ha avuto luogo con tutte le autorizzazioni del caso nell'area esterna del centro commerciale "Le Colonne" di Brindisi dal 14 al 22 dicembre, la scelta della società cui fare riferimento per il servizio di vigilanza.

Al rifiuto della donna, da uomo che non riesce proprio a sopportare l'affronto subito, le avrebbe scatenato contro l'inferno: controlli di ogni tipo, segnalazioni di ogni genere. Pressioni, minacce. Visite della municipale, di altre forze dell'ordine (evidentemente poi eseguite per ricevuta segnalazione, ma che nulla di irregolare hanno rilevato) e perfino atteggiamenti intimidatori nei riguardi di Francesca Giglio e dei suoi collaboratori.

Lei, molto giovane ma altrettanto determinata, senza timore alcuno, si è recata dagli agenti della Digos della questura al fianco del suo legale, Paoloantonio D'Amico e ha presentato denuncia. Il filone di inchiesta nell'ambito del quale sono state decise le nuove "visite" è collaterale all'altro in cui Iaia, che è difeso dall'avvocato Gianvito Lillo, è indagato per esercizio abusivo di investigazioni private e per detenzione abusiva di arma da fuoco. Anche in questo caso si parte dal presupposto che la Ipi, intestata alla sorella di Iaia, società presso cui lavora il figlio, sia di fatto dell'assessore. Al vaglio le delibere, acquisite sempre negli uffici di Palazzo di città, che riguardano i rapporti dell'agenzia con l'ente municipale brindisino.

Per quella vicenda è già al lavoro un perito, Maurizio Ingrosso, di Cavallino, al quale è stato conferito incarico dal pm De Nozza. Secondo l'impostazione dell'accusa che aveva già delegato i poliziotti diretti dal vicequestore Vincenzo Zingaro di eseguire perquisizioni e sequestri (con contestuale notifica di un avviso di garanzia per due persone, anche per la tarantina Paola Cocozza coinvolta per la vicenda marginale dei falsi corsi di formazione per steward) il 18 dicembre scorso e acquisizioni di delibere in Comune il giorno successivo, Iaia potrebbe avere ancora un ruolo "di fatto" nella Ipi.

E se è così il dipendente della Regione che ha sempre fatto politica, oggi esponente dei centristi, che ha lasciato le proprie quote nel 2007, allora c'è qualcosa di più che un banale problema di opportunità o incompatibilità in merito agli incarichi ricevuti dalla stessa ditta per eventi e servizi vari dal settore Attività produttive, la delega finita sotto la lente della magistratura.

Insomma gli inquirenti avevano già tracciato un profilo dettagliato delle ipotesi di reato e delle condotte "anomale" contestate a Iaia. Il 13 gennaio scorso si è aggiunto un altro tassello, inatteso. La querela dell'imprenditrice che ha ricostruito una serie di circostanze che anzitutto rafforzano il link già ritenuto esistente tra l'amministratore e l'azienda di famiglia, e poi che attribuiscono all'indagato una serie di atteggiamenti attuati per ottenere un ingiusto profitto. Profittando del ruolo di pubblico ufficiale da lui ricoperto.

Seconda tegola, insomma. Proprio nel giorno in cui Iaia sperava di ricevere una buona notizia dal Tribunale del Riesame. I giudici si sono riservati la decisione sul dissequestro della pistola richiesto dalla difesa, che ha presentato documentazione che attesterebbe che non fu con l'inganno (apponendo una data di nascita alterata) che ottenne il nulla osta dalla questura. Qualcosa si saprà domani, ma le grane sono aumentate. Così come il lavoro per gli investigatori e per il magistrato inquirente che probabilmente conferirà un nuovo incarico, per una nuova perizia.

 

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