Giallo dell'ingegnere assassinato: il 5 l'incarico per l'autopsia

I carabinieri stanno interrogando tutte le persone che in qualche modo avevano rapporti con la vittima

SAN VITO DEI NORMANNI – Qualcosa in più sulle dinamiche dell’omicidio del 70enne ingegnere Domenico Palmisano, scoperto nella tarda serata del 29 novembre, dovrebbe apprendersi dall’esame autoptico che il pm Paola Palumbo, che sta coordinando le indagini dei carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni e del Nucleo investigativo provinciale, affiderà il 5 dicembre al medico legale.

Data e ora presunta della morte, natura delle lesioni, tipo di arma, forza con cui sono state inferte, eventuale tentativo della vittima di difendersi. Gli interrogativi sono molti, in questo autentico giallo verificatosi in una abitazione di campagne di contrada Varvolla a pochi chilometri dall’abitato di San Vito, sul versante della provinciale per Latiano.

Una abitazione da cui la vittima, nota come persona mite, si spostava in bicicletta o con il suo motocarro Ape. Pur essendo laureato in ingegneria, infatti, Palmisano in realtà si occupava soprattutto dei suoi poderi, ereditati dopo la morte del padre, sia in agro di San Vito che di Brindisi (aveva anche un appezzamento ad Apani dove una volta esisteva un allevamento di suini), coltivati ad oliveto.

Domenico Palmisano-3Pur vivendo da decenni una esistenza schiva, solitaria, tra migliaia di libri, i cani randagi che accoglieva e anche alcune pecore, Domenico Palmisano era benestante. Al momento però i carabinieri tendono ad escludere il movente della rapina, ma sono orientati verso altre piste. Salvo la possibilità che la vittima sia stata sorpresa all’esterno della casa isolata dove abitava, e poi costretta ad aprire, non ve ne sono altre per  sostenere che il delitto sia stato compiuto nel corso di una azione predatoria.

La porta principale infatti è stata chiusa a chiave dall’esterno, la chiave stessa è scomparsa come pure l’arma usata per l’omicidio, probabilmente un coltello. E non vi sono tracce di infrazione né sulla porta secondaria né alle finestre. Proprio da una di queste sono stati costretti ad accedere, attorno alle 21 di mercoledì scorso, i vigili del fuoco chiamati sul posto.

Si temeva, da parte dei pochi conoscenti di Palmisano, che l’uomo fosse stato colto da malore visto che non dava notizie di sé da un paio di giorni. Ma quando pompieri, paramedici del 118 e carabinieri hanno trovato il corpo sul pavimento della cucina, Palmisano era morto da almeno 24-48 ore, e per le ferite al torace rilevate dal medico legale durante la ricognizione cadaverica.

In questi giorni i carabinieri stanno ascoltando le poche persone in qualche modo considerabili vicine alla vittima, che faceva rare apparizioni in paese. Palmisano ha solo due cugine come partenti in vita, entrambe coniugate e residenti a San Vito dei Normanni. Si sta indagando sulle relazioni dell’ingegnere, sulle sue attività abituali e recenti, sulle sue relazioni e abitudini private, sulle persone che frequentavano la sua casa di campagna.

E’ possibile infatti che la vittima abbia accolto un giorno o due giorni prima la scoperta del corpo privo di vita qualcuno che conosceva, e che questa persona abbia consumato il delitto per una ragione ancora sconosciuta. Un caso davvero complesso, in cui ogni dettaglio può essere la via per una soluzione.

E non si può allo stato escludere che l’assassino, chiudendo a chiave quella porta (cosa molto insolita nelle dinamiche di una rapina, dove chi fugge non si pone tali preoccupazioni), si riproponesse di tornare sul luogo per cancellare prove, spostare il corpo o cercare qualcosa che non era riuscito a trovare subito. In ogni caso, guadagnare tempo. Preoccupazione molto difficilmente attribuibile ad un soggetto che con la vittima non aveva mai avuto rapporti.

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