Compensi professionali all'ufficio legale: rivincono le avvocatesse

Le somme per compensi professionali assegnati agli avvocati del Comune di Brindisi in caso di controversie legali conclusesi a favore dell’amministrazione civica non vanno divise con il dirigente dell’ufficio, se lo stesso ha pattuito con l’ente un trattamento economico individuale

BRINDISI – Le somme per compensi professionali assegnati agli avvocati del Comune di Brindisi in caso di controversie legali conclusesi a favore dell’amministrazione civica non vanno divise con il dirigente dell’ufficio, se lo stesso ha pattuito con l’ente un trattamento economico individuale. Lo ha stabilito il giudice del lavoro di Brindisi rigettando l’opposizione al decreto ingiuntivo a favore degli avvocati Monica Canepa ed Emanuela Guarino, che erano state costrette a ricorrere al provvedimento del magistrato per ottenere le predette spettanze, mentre il Comune riteneva che parte delle stesse dovesse andare al capo dell’ufficio legale, avvocato Francesco Trane.

Il giudice del lavoro Francesco De Giorgi, rigettando il ricorso e confermando il decreto ingiuntivo, ha valutato nella decisione anche gli aspetti concernenti una eventuale discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato, oltre che la fondatezza del ricorso di entrambe le parti in causa al contratto nazionale di lavoro. Nel caso di specie, le due professioniste, entrambe capo sezione, alle quali era stato riconosciuto il diritto a procedere con decreto ingiuntivo alla riscossione delle spettanze sono dipendenti a tempo indeterminato, mentre l’avvocato Trane ricopre l’incarico in virtù di contratti a tempo determinato e anche di tipo fiduciario.

L’aspetto dei una possibile discriminazione inoltre tra dirigenti a tempo determinato e dirigenti a tempo determinato, come già detto, non sussiste poiché tra l’avvocato Trane e il Comune di Brindisi – ha rilevato il giudice del lavoro – esiste un contratto individuale. L’indennità ad personam compresa in tale accordo esclude che il capo dell’ufficio legale del Comune di Brindisi possa appellarsi alle previsioni della contrattazione per i dirigenti reclamando la parità di trattamento.

Così commenta la sentenza il difensore di Monica Canepa ed Emanuela Guarino, l’avvocato Massimo Ciullo: “Con la sentenza numero 4374 del 23 novembre  2016, pronunciata dal magistrato del lavoro del Tribunale di Brindisi, dott. Francesco De Giorgi, si è chiusa, con una vittoria al femminile, la vicenda giudiziaria che ha visto le avvocatesse capo sezione del Comune di Brindisi, Monica Canepa ed Emanuela Guarino, contrapposte alla amministrazione comunale che intendeva negare loro la corresponsione di emolumenti contrattuali ritenendo dovessero essere corrisposti in favore del dirigente fiduciario avv. Francesco Trane”.

“La vicenda risale alla passata amministrazione, quando l'avvocatessa Carmela Lo Martire era assessore al Bilancio, agli Affari legali e alle Pari opportunità. E proprio per tale concentrazione in un avvocato di tante deleghe assessorili affini al proprio profilo professionale – annota Ciullo - duole rilevare che un sacrosanto diritto, quale quello delle avvocatesse, abbia visto il Comune di Brindisi costringerle prima a richiedere un decreto ingiuntivo e, poi, addirittura a difendersi dall'opposizione avanzata dall'ente su proposta deliberativa a firma dell'assessore”.

Secondo l’avvocato Massimo Ciullo è evidente nella posizione della civica amministrazione “una disparità di trattamento nella gestione del personale del Comune di Brindisi. Infatti, numerosi dipendenti comunali sono stati costretti a rivolgersi al Tribunale per ottenere il pagamento di emolumenti retributivi negati. Diversa politica viene praticata con i dirigenti da cui ci si attendevano dei risultati che, nello stato in cui versa la città, non pare siano stati raggiunti”. In allegato, a fondo pagina, la sentenza integrale.

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