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Operazione Do ut Des

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“Do ut des”, il Comune di Cellino chiede 5 milioni di euro agli imputati

“Cinque milioni di euro di danni patiti per le condotte contestate agli imputati”: i conti sono approssimativi e indicativi, la richiesta è una sola ed è stata avanzata dal Comune di Cellino San Marco che oggi si è costituito parte civile con l’avvocato Cosimo Pagliara, in occasione della prima udienza del processo ordinario, scaturito dall’inchiesta “Do ut des” che lo scorso 10 aprile decapitò l’amministrazione cittadina di centrodestra, guidata dal sindaco Francesco Cascione, arrestato con l’accusa di aver promosso un’associazione per delinquere che avrebbe pilotato alcuni appalti pubblici, anche in concorso con imprenditori privati

BRINDISI – “Cinque milioni di euro di danni patiti per le condotte contestate agli imputati”: i conti sono approssimativi e indicativi, la richiesta è una sola ed è stata avanzata dal Comune di Cellino San Marco che oggi si è costituito parte civile con l’avvocato Cosimo Pagliara,  in occasione della prima udienza del processo ordinario, scaturito dall’inchiesta “Do ut des” che lo scorso 10 aprile decapitò l’amministrazione cittadina di centrodestra, guidata dal sindaco Francesco Cascione, arrestato con l’accusa di aver promosso un’associazione per delinquere che avrebbe pilotato alcuni appalti pubblici, anche in concorso con imprenditori privati.

Gli imputati. L’ex sindaco ha scelto la strada del patteggiamento, mentre l’ex assessore ai Servizi sociali, Gabriele Elia, 32 anni, ha optato per il dibattimento, al pari di Tommaso Ricchiuto, 70 anni, della società Igeco (socio di maggioranza di Bocche di Puglia, partecipata del Comune di Brindisi), ritenuto dalla procura amministratore di fatto della Spa, e di Alfredo Bruno, 58 anni, responsabile tecnico della stessa Igeco.

Ricchiuto e Bruno questa mattina erano in aula, seduti accanto agli avvocati difensori Viviana Labbruzzo e Luigi Covella, i quali hanno chiesto l’esame degli imputati davanti al Tribunale di Brindisi presieduto da Genantonio Chiarelli, per effetto del decreto di giudizio immediato chiesto dal sostituto procuratore Antonio Costantino, sulla base “dell’evidenza della prova, all’esito delle indagini svolte” dai carabinieri. Esame dell’imputato anche per Elia, chiesto dal suo difensore, Giancarlo Camassa: l’ex assessore è ristretto ai domiciliari, mentre gli altri due sono stati rimessi in libertà dalla Corte di Cassazione lo scorso 24 settembre per mancanza delle esigenze cautelari.

Gli imprenditori. Ricchiuto e Bruno sono accusati – in concorso – di corruzione in relazione agli incarichi ricoperti in seno alla Igeco Costruzioni Spa, “società che si era aggiudicata in via definitiva l’appalto per i servizi di igiene urbana nel comune di Cellino, per l’importo di tre milioni e 397.844,01 euro, anche all’esito del contenzioso amministrativo che l’aveva visto opposta alla prima aggiudicataria Gialplast”.

Le dazioni di denaro, le cosiddette mazzette sarebbero state pari a “ventimila euro ogni tre-quattro mesi” e sarebbero state “promesse”, stando all’impostazione accusatoria. La somma, poi, sarebbe stata “concretamente su incarico di Ricchiuto da Bruno per mezzo del contatto diretto avvenuto con Cascione”, quest’ultimo in attesa di concordare la pena chiesta dal suo difensore di fiducia, Giuseppe Guastella.

I due, inoltre, “promettevano l’assunzione a tempo pieno di due lavoratori” part-time “affinché tutti si adoperassero ad omettere o a fattivamente compiere plurimi atti contrari comunque imputabili all’amministrazione comunale di Cellino e in particolare per ricevere illeciti vantaggi personali e in favore della Igeco”, si legge nel capo di imputazione.

“Illeciti vantaggi – è scritto – da conseguirsi attraverso la nomina di un direttore dell’esecuzione del contratto a loro gradito, attraverso la conseguente omessa contestazione di inadempienze nell’espletamento del servizio”. Secondo il pm, le “circostanze” sarebbe state “anche implicitamente promesse e realizzate con la nomina” di un professionista avvenuta il 22 marzo 2013.

Igeco “attraverso la predisposizione di atti amministrativi illegittimi ovvero omessi comunque imputabili al Comune” avrebbe usato dei “terreni urbanisticamente incompatibili rispetto alla allocazione del centro raccolta materiali” che, stando a quanto stabilito nel bando di gara “era onere della stessa società offerente realizzare e organizzare tanto da necessitare, della predisposizione di un idoneo progetto e da ricevere specifici punteggi da parte della Commissione”. Tutto questo sarebbe stato possibile “attraverso l’illecito aumento del canone da corrispondere alla società aggiudicataria dell’appalto”.

La documentazione acquisita in fase di indagine dai carabinieri del comando provinciale di Brindisi ha portato il pm a sostenere che ci sia stato un “incremento dei servizi nella misura annua di 34mila euro oltre Iva, corrispondente a circa il 5 per cento dell’importo mensile di 56.630,73 euro, in palese violazione del principio di immodificabilità dell’oggetto del contratto”.

“Promesse fatte e accettate in Cellino San Marco, in data precedente e prossima al 27 aprile 2013, presso la tenuta Carrisi (la famiglia è ovviamente assolutamente estranea all’inchiesta, ndr), a Lecce il 2 luglio davanti al bar di via Zanardelli, e dazioni avvenute presso lo studio legale di Cascione, a San Pietro Vernotico, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio 2014 e l’aprile dello stesso anno”.

L’ex assessore.  Elia, ex componente della giunta municipale, è accusato di corruzione in relazione all’appalto per il servizio di nettezza urbana e alla procedura negoziale per l’affidamento del servizio di energia riguardante gli immobili e gli impianti comunali: “Il mio assistito non era presente alle riunioni che si sarebbero svolte ogni domenica”, ha anticipato in udienza l’avvocato Camassa. I difensori hanno chiesto una perizia per la trascrizione delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Prossima udienza, per l’affidamento dell’incarico, a fine mese.

Gli altri imputati. Dieci giorni prima, davanti al gup Maurizio Saso si discuteranno le posizioni di Francesco Francavilla, titolare di un chiosco per alimenti; Omero Molendini, “consulente non retribuito del Comune e referente politico di rilievo” e Gianfranco Quarta, ex assessore alle Attività produttive, i quali hanno chiesto di patteggiare in scia con Cascione, e di Corrado Prisco, ex vice sindaco con delega ai Lavori Pubblici e Gianfranco Pezzuto, ex assessore al Bilancio, i quali hanno optato per l’abbreviato.

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