Cronaca

Rifiuti, vince pure la Nubile: "Affidamento degli impianti regolare"

Sentenza del Consiglio di Stato che stabilisce la legittimità dell'affidamento alla Nubile Srl dell'appalto per la gestione della discarica di Autigno e dell'impianto di Cdr

BRINDISI – Il Tar di Lecce, come scriviamo in altro servizio, blocca l’affidamento temporaneo della raccolta rifiuti e di quella differenziata della città di Brindisi ad Amiu, su ricorso di Ecologica Pugliese. Sarebbe bastato questo per toccare l’apice delle tensioni e della criticità in un settore che dalla partenza di Monteco ha imboccato un piano inclinato fatto di calo della percentuale della stessa differenziata, profondo malcontento dei cittadini, falle evidenti nel servizio. Invece c’è dell’altro.

Nel purgatorio di cause davanti alla giustizia amministrativa, indagini penali, sequestri di impianti, gare bloccate, un ginepraio che con difficoltà ormai si riesce a tenere a memoria, arriva anche una decisione del Consiglio di Stato che stabilisce la legittimità dell’affidamento alla Nubile Srl dell’appalto per la gestione della discarica di Autigno e dell’impianto di Cdr. Uno scontro sulla testa dei cittadini che pare senza fine, dove gli interessi delle parti prevalgono sull’esigenza della città di avere in tempi rapidi una svolta radicale nel servizio di igiene urbana.

Una sentenza, quella del Consiglio di Stato, che per i brindisini non cambia nulla, mentre per la Nubile è una carta da giocare nel procedimento sulla gestione dei due impianti, posti sotto sequestro per irregolarità ed omissioni, e violazione delle norme ambientali, uno dei filoni del versante penale del caso rifiuti, assieme a quello per tangenti al sindaco Mimmo Consales (sfociato nell’arresto del primo cittadino, di Luca Screti patron di Nubile e di un commercialista leccese), e a quello ancora aperto di false fatturazioni ed altro per lavori nell’impianto di Cdr.

La sentenza n.1817/2016 del Consiglio di Stato, V Sezione, dice il legale della Nubile, l’amministrativista Francesco Baldassarre,  chiamato a pronunciarsi nuovamente “sulla legittimità della procedura di gara indetta dal Comune di Brindisi nel 2011 per l’affidamento del servizio di gestione del sistema impiantistico per i rifiuti urbani, ha fatto piena chiarezza sull’appalto predetto affermando che la ditta Nubile, anche grazie al contratto di avvalimento stipulato con una ditta terza, aveva tutti i requisiti tecnici, economici ed organizzativi per partecipare ed ottenere l’aggiudicazione della gara, la quale, dunque, si è svolta  nel pieno rispetto delle regole”.

L’avvocato Francesco Baldassarre ricorda, riassumendo i fatti, che il Consiglio di Stato “è tornato ad esprimersi sulla gara in questione in seguito alla sentenza della Suprema Corte di Cassazione n.2242/2015, che aveva riformato la precedente sentenza del Consiglio di Stato n.815/2013 imponendo al supremo organo di giustizia amministrativa di esaminare tutti i motivi di ricorso proposti dalle imprese collocatesi al secondo (Agecos) ed al terzo posto (Cogeam) nella graduatoria definitiva, precedentemente dichiarati inammissibili in seguito all’accoglimento dell’appello incidentale della ditta Nubile”.

Ora i ricorsi di Agecos e Cogeam sono stati accuratamente riesaminati, ma il Consiglio di Stato è giunto nuovamente alla conclusione che “l’aggiudicazione dell’appalto per la gestione del ciclo dei rifiuti per la Provincia di Brindisi, che era stato indetto e si era svolto durante la gestione commissariale del Comune di Brindisi, è stata trasparente e regolare”

Resta adesso un altro passaggio ancora più delicato: “La ditta Nubile, travolta dall’inchiesta giudiziaria che ha portato all’arresto e poi recentemente alla scarcerazione del suo titolare Luca Screti e dell’ex sindaco del Comune di Brindisi Mimmo Consales per una presunta tangente, dovrà adesso eventualmente dimostrare in giudizio  - conclude l’avvocato Francesco Baldassarre - che non sussistono le irregolarità nella gestione e nella esecuzione dell’appalto che hanno indotto l’Ato di Brindisi e la Regione Puglia alla risoluzione del contratto di appalto di durata trentennale, privandola di un appalto del valore di circa 200 milioni di euro ed arrecandole un enorme danno economico tanto da portare al licenziamento di tutti i suoi dipendenti ed alla perdita di altre commesse con altri enti in corso di esecuzione”.

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