Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

Il caso di padre Pantaleone, un servo di orfani e poveri accusato ingiustamente

"Chi visse tutta la sua vita per l'assistenza degli altri non trovò assistenza per sé; chi procurò agi e cure per migliaia di orfani non trovò agi e cure per sé; chi predilesse la carità, la virtù, la giustizia, non trovò carità, virtù, giustizia per sé né in vita, né in morte". Scrisse così, il 3 Settembre 1935, Padre Ignazio Beschin

BRINDISI - “Chi visse tutta la sua vita per l’assistenza degli altri non trovò assistenza per sé; chi procurò agi e cure per migliaia di orfani non trovò agi e cure per sé; chi predilesse la carità, la virtù, la giustizia, non trovò carità, virtù, giustizia per sé né in vita, né in morte”. Scrisse così, il 3 Settembre 1935, Padre Ignazio Beschin, Rettore Magnifico dell’Antonianum, il giorno dopo la morte di un encomiabile sacerdote rogazionista della nostra provincia, Padre Pantaleone Palma (Ceglie, 15 Aprile 1875 - Roma, 2 Settembre 1935). Parole colme di amarezza per un sacerdote che dopo aver dedicato la propria vita a servire Dio e ad aiutare i poveri e i giovani più sfortunati,  fu ingiustamente accusato di colpe amministrative e morali da alcune suore e confratelli. 

A ricordare la figura del sacerdote di Terra di Brindisi e collaboratore del santo Annibale Maria Di Francia, è stato il Centro Studi per la Storia dell’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni con la collaborazione della sezione locale della Società di Storia Patria per la Puglia nel corso del XXXVII colloquio di studi e ricerca storica svoltosi lunedì, alle 17.30, presso l’antica chiesa di Sant’Anna, in via San Benedetto a Brindisi. Al convegno, moderato ed introdotto dal professor Antonio Mario Caputo, hanno preso parte Giacomo Carito, direttore del Centro Studi per la Storia dell’Arcidiocesi Brindisi-Da sinistra, Antonio Caputo e Gaetano Di Thiene Scatigna Minghetti-2Ostuni, lo storico Gaetano Di Thiene Scatigna Minghetti, il professor Gaetano Passarelli, storico delle cause dei santi, e Padre Agostino Zamperini, postulatore dei Rogazionisti. A presiedere e concludere i lavori del convegno, l’arcivescovo di Brindisi-Ostuni, monsignor Domenico Caliandro (nella foto a destra, da sinistra, Antonio Caputo e Gaetano Di Thiene Scatigna Minghetti)

Padre Pantaleone Palma fu, come ricordato dal professor Caputo, un uomo di preghiera, un educatore, che “apportò aiuti spirituali e materiali con fedeltà e generosità, donandosi senza condizioni, per essere segno trasparente della carità”.  Fu il professor Vincenzo Lilla, originario di Francavilla Fontana, a convincere il Palma a trasferirsi a Messina per intraprendere gli studi universitari in Lettere e Filosofia. “In terra siciliana”, ricorda ancora Caputo, “fu travolto dall’ideale che spingeva Padre Annibale Maria Di Francia a rapportarsi con i poveri e con i ragazzi disagiati e con la gioventù più sfortunata per aiutarla a liberarsi dalla miseria e dal rischio di finire nelle bande criminali”.

L'intervento di Gaetano Passarelli-2Il professore ha quindi ricordato che Padre Annibale Maria Di Francia fondò a Messina le Congregazioni delle Figlie del Divino Zelo (nel 1887) e dei Rogazionisti del Cuore di Gesù (nel 1897) e che Padre Pantaleone Palma lasciò gli studi universitari per seguirlo. Il Di Francia aprì scuole, istituti professionali e laboratori prima a Messina e poi in altre città d’Italia. Caputo ha quindi ricordato le capacità organizzative di Palma, il suo carattere coriaceo, e il terremoto che distrusse nel 1908 Messina e gli edifici fondati da Padre Annibale Maria Di Francia che furono trasferiti poi a Oria. Nel 1927 Padre Annibale morì e, come ricordato ancora dal professor Caputo,  il Palma, già nominato dal santo erede universale dei suoi beni, per “ingiustificate invidie e gelosie  fu tacciato di indicibili calunnie amministrative e morali e dopo un’inchiesta sommaria e non adeguatamente approfondita fu sospeso dai sacramenti, segregato alla Scala Santa e affidato ai Padri Passionisti”. (L'intervento di Gaetano Passarelli)

Caputo ha concluso la sua introduzione evidenziando come in quel triste periodo emerse la santità di don Pantaleone Palma, e che il Papa Pio XI si adoperò affinchè riprendesse a celebrare. Ma dopo la L'intervento di Padre Agostino Zamperini-2riabilitazione e il riconoscimento della falsità delle accuse, il sacerdote morì il 2 settembre 1935, “minato profondamente nel fisico e nell’anima”. Il professore ha quindi sottolineato come Palma fosse stimato dal direttore della Scala Santa e da tanti religiosi che divennero suoi figli spirituali e che la salma del sacerdote riposa ad Oria dal 2013. 

Il direttore del Centro Studi per la Storia dell’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, Giacomo Carito, ha invece evidenziato come la figura di Padre Pantaleone Palma si leghi a quella del Beato Bartolo Longo, con il quale il sacerdote cegliese era in corrispondenza e dal quale “trasse sicuramente spunto per l’organizzazione degli orfanotrofi dei Rogazionisti”. Carito ha inoltre evidenziato il filo che lega le realizzazioni fatte ad Oria con quelle che farà poi Don Italo Pignatelli. Il direttore del Centro Studi ha quindi preannunciato che i prossimi impegni del centro proseguiranno su questa traccia di ricerca storica che vuole ricostruire l’itinerario che, dall’Unità d’Italia ad oggi, ha portato “all’approfondimento  spirituale e morale della nostra area”.  (Nella foto a destra, l'intervento di Gaetano Passarelli)

Giacomo Carito-6Il professor Gaetano Di Thiene Scatigna Minghetti ha messo in evidenza come nella figura di Padre Palma  si avveri il carattere del vero cegliese, pertinace nel portare avanti i propri propositi. Il professore ha letto quindi un passo della lettera che Padre Palma scrisse alla sorella Giacinta nel 1933 e dal quale si coglie un concetto teologico importante, “riportato in auge da Papa Giovanni Paolo I nella sua catechesi settimanale”, ossia Dio padre e madre, concetto questo già espresso da Isaia e che “va al di là della paternità e della maternità umane”. 

Questo, per il professore Di Thiene, denota che “Padre Palma non soltanto era un grandissimo organizzatore, che era anche attrezzato e fornito teologicamente di quegli elementi che fanno, di una persona dedicata alla vita consacrata, un vero, autentico, sacerdote”. Di Thiene ricorda quindi che il Palma discendeva da una famiglia cegliese “di sani e santissimi principi, morali, religiosi, e attaccata al lavoro e alla famiglia”. (Nella foto a sinistra, Giacomo Carito)

Infine il professore ricorda l’incontro del sacerdote con un’altra “anima eletta”, Madre Antonia Lalia, fondatrice e prima superiora generale delle suore domenicane missionarie di San Sisto Vecchio, che ricevette dal Palma, prima di morire, gli oli santi. Il pubblico del convegno-2

“Con questa biografia ufficialmente è finita la ‘Damnatio Memoriae’ del Padre Palma”, afferma Padre Agostino Zamperini, postulatore generale dei Rogazionisti, riferendosi alla prima biografia stampata del sacerdote cegliese il cui autore è il professor Gaetano Passarelli. Zamperini prosegue quindi soffermandosi sulla definizione che del sacerdote cegliese diede Padre Annibale Maria Di Francia: ossia “il mio più intimo figlio di benedizione”, sulla formazione al seminario di Oria, sulla stabilità economica che portò all’Istituto Antoniano attraverso l’organizzazione delle segreterie antoniane. Palma si dichiarò sempre innocente e chiese la revisione del processo solo perché glielo impose in coscienza il suo confessore, in quanto aveva deciso di accettare tutto con spirito di mortificazione, di obbedienza. Chiese inoltre, ricorda ancora Zamperini, la ricerca della verità, per la memoria del fondatore che lo aveva scelto e per non macchiare il sacerdozio di Cristo. 

Ultimo intervento del convegno è stato quello dello storico delle cause dei santi, il professor Gaetano Passarelli, che ha esposto come è attualmente la situazione. Non si può ancora parlare dell’avvio di un’inchiesta diocesana perché ufficialmente Padre Palma è ancora condannato al Sant’Uffizio. Il professor Passarelli sta lavorando a una biografia documentata di riabilitazione di Padre Palma. Le conclusioni  di Monsignor Domenico Caliandro hanno infine concluso il XXXVII colloquio di studi e ricerca storica. 

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