Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

Riscossione tributi, Pennetta in aula: "Si indaga, io già ascoltato"

Sotto la voce “Abaco-riscossione tributi” starebbero lavorando i militari della Guardia di Finanza, per ora in fase di avanscoperta, per studiare tutto il faldone aperto dal Comune di Brindisi a partire dal momento in cui la società veneta si è aggiudicata l’appalto

BRINDISI –  Sotto la voce “Abaco-riscossione tributi” starebbero lavorando i militari della Guardia di Finanza, per ora in fase di avanscoperta, per studiare tutto il faldone aperto dal Comune di Brindisi a partire dal momento in cui la società veneta si è aggiudicata l’appalto. Tanto è vero che qualcuno a Palazzo di città è stato “ascoltato”.

La notizia. E’ stato sentito, per sua stessa ammissione, il consigliere comunale Giampiero Pennetta, presidente della Commissione al Bilancio, eletto nelle fila del Movimento Regione Salento. E’ stato lui, a quanto pare in maniera del tutto involontaria, a fornire la notizia ai suoi colleghi di aula, dopo le scintille sul conto consuntivo 2014 con allegato parere rilasciato dai nuovi revisori.

La notizia, infatti, è emersa nel corso del turbolento consiglio comunale di questa mattina (29 maggio) quando la parola è stata richiesta da Pennetta, per continuare nell’affondo nei confronti della maggioranza di centrosinistra, una volta ascoltate le parole del capogruppo del Partito democratico, Salvatore Brigante.

Dopo aver  lanciato strali sui residui stralciati, sulle società partecipate, Multiservizi in primis, ha sollevato il caso del contenzioso, vale a dire dei “liti” incardinate sul piano legale, alcune delle quali già approdate in Tribunale, che potrebbero avere conseguenze negative per il Comune di Brindisi.

La bomba. “C’è una bomba ad orologeria sul contenzioso per oltre quaranta milioni di euro e tra questi c’è quello di Abaco”, ha detto al microfono, facendo riferimento alla società che il 14 settembre scorso vinse l’appalto a cui partecipò in solitudine, dopo quattro bandi andati deserti. Oggetto sono le “attività connesse alla gestione dei tributi locali e delle altre entrate patrimoniali di competenza del Comune di Brindisi dalla fase dell’accertamento a quella della riscossione coattiva, comprese quelle connesse, propedeutiche e strumentali”. La titolarità della riscossione dovrebbe arrivare sino alla fine del 2019.

Il braccio di ferro tra le due parti, tra la società veneta, e la parte pubblica attiene a sei  milioni di euro che Abaco ha chiesto al Comune e non ricevendo risposta ha deciso di intraprendere la strada del Tribunale, circostanza in verità già nota da mesi perché svelata in un nota stampa dal consigliere Riccardo Rossi del movimento Brindisi Bene Comune.

Oggetto del contendere è il titolo di aggio sul recupero dell’imposta Ici dovuta dall’Enel, per gli anni 2007 – 2011 a cui si aggiunge quasi un milione di euro per l'imposta versata dall'Istituto autonomo case popolari (Iacp). 

"L’Abaco chiede che venga riconosciuto come aggio sul recupero Ici Enel per gli anni 2007-2011, non quello ordinario dell’ 1 per cento ma quello della riscossione coattiva pari al 24,68 per cento. Analoga richiesta per la transazione tra Comune ed Iacp. Si chiedono quindi 5.038.000 euro per Enel e poco più di un milione su Iacp arrivando all’astronomica cifra di oltre 6 milioni di euro", disse Rossi.

La Guardia di Finanza. Adesso si apprende della probabile esistenza di altro, per voce di Pennetta: “Non ha ragione di esistere quell’aggio, spero che la magistratura faccia chiarezza, io a livello interlocutorio sono stato sentito”. Il consigliere si è fermato qui, per poi passare a chiedere come mai il Comune non procedere a regolarizzare le posizioni di centinaia di assegnatari di alloggi. Ma tanto è bastato per solleticare la curiosità di alcuni consiglieri comunali rimasti a sentirlo.

Non tanto quelli di maggioranza che più volte lo hanno invitato a “stringere” per passare alla votazione sul conto consuntivo, quanto quelli di opposizione. Come sarebbe sentito? Sentito da chi? Una volta uscito dall’aula per rilasciare un’intervista a un’emittente locale, Pennetta ha aggiunto: “Sono stato sentito dalla Guardia di finanza”. Poi nulla di più. “Non posso dire altro”. Per quale motivo? Probabilmente perché effettivamente c’è in atto qualcosa, una verifica da parte dei militari che voci dal Palazzo sostengono di aver visto entrare nelle scorse settimane per chiedere copia della documentazione sul servizio di riscossione.

Per sapere cosa non si può fare altro che aspettare, altrimenti si corre il rischio di inciampare nella violazione del segreto istruttorio che comporta conseguenze sul piano penale, da cui tutti gli inquilini del Comune di Brindisi vogliono giustamente tenersi lontani. Vero è che le censure di natura politica rispetto all’aggio restano attuali poiché dalla minoranza si sostiene che non andasse riconosciuto dal momento che tutta l’attività di accertamento era stata effettuata dal Comune di Brindisi autonomamente.

L’aggio. Nei mesi caldi della contestazione, Brindisi Bene Comune aveva anche presentato un ordine del giorno, poi bocciato in consiglio comunale dalla maggioranza, chiedendo   “di affidare ad una società in house del Comune di Brindisi, come la Multiservizi o la Energeko, il servizio”. Questa soluzione – sosteneva il portavoce del movimento – avrebbe  “sottratto il Comune anche dai contenziosi e dai rischi che si hanno quando una attività così delicata viene affidata all’esterno. Oggi invece ci ritroviamo con richieste per oltre 6 milioni di euro cifra di gran lunga superiore al debito della Multiservizi”.

C’era stata anche la richiesta di rescindere il contratto, avanzata da  Massimiliano Oggiano, questa mattina assente in aula, secondo cui ci sarebbero state una serie di “operazioni di elusione contrattuale” .

Il precedente. Pennetta dopo aver svelato un inedito, ha ricordato al consiglio il “precedente”, vale a dire la storia della Gestor, dal ritardo nel riversamento delle somme incassate al Comune che portò a troncare il contratto prima del tempo riuscendo comunque a incassare a rate somme per 14 milioni di euro, alla questione della banca dati, la cosiddetta anagrafe dei contribuenti, finita in tribunale dove è stato incardinato il processo per peculato, dopo la denuncia sporta dall’ex sindaco Domenico Mennitti.

La pubblica accusa è rappresentata del sostituto Valeria Farina Valaori, secondo la quale “Gestor trattenne in maniera indebita i dati relativi alle posizioni dei contribuenti residenti a Brindisi, sia in forma cartacea che su supporto informatico, raccolti in sette anni di gestione del servizio, e per questo ha ottenuto il rinvio a giudizio di Gianfranco Froio,  alla guida della Gestor nel periodo di tempo compreso fra agosto e dicembre 2008, incarico per il quale è stato coinvolto, due anni fa, nella maxi inchiesta – su scala nazionale – per presunti ammanchi accumulati della società ai danni di diversi Comuni italiani, in nome e per conto dei quali avveniva la riscossione di imposte e tasse (quella che ha portò ai domiciliari l’allora numero uno di Tributi Italia, Giuseppe Saggese).

“Il rapporto concessorio è risolto per grave inadempimento della Gestor”, si legge nei documenti del processo, a proposito del lodo sottoscritto il 23 dicembre 2009. Lodo che Gestor non digerì e l’11 maggio 2010 a Palazzo di città arrivò l’atto di citazione della spa “a mezzo della quale la stessa società conveniva il Comune di Brindisi innanzi alla Corte d’Appello di Lecce per l’udienza del 29 ottobre, chiedendo la declaratoria di nullità del lodo”.

Facile immaginare la reazione dell’amministrazione, consacrata nella delibera di giunta con cui venne dichiarata l’opposizione su tutti i fronti, con incarico affidato agli avvocati interni del Palazzo che già avevano relazionato in occasione della procedura arbitrale. “Le richieste di Gestor sono del tutto infondate sia in punto di fatto che di diritto e, pertanto, si ritiene opportuno nell’interesse dell’Ente, costituirsi in giudizio al fine di contrastare l’azione intrapresa dalla società innanzi alla Corte d’Appello di Lecce”.

Il fallimento. Nel frattempo la Gestor è stata dichiarata fallita e, di conseguenza, il giudizio è stato dichiarato interrotto “ope legis”. Silenzio temporaneo, vista la successione degli eventi perché la spa è tornata a farsi sentire. O meglio, la Curatela della procedura fallimentare ha “riassunto davanti alla stessa Corte il giudizio. Il Comune, quindi, ne ha preso atto e ha deciso di “resistere” facendo affidamento sugli avvocati Francesco Trane e Monica Canepa che conoscono tutta la Gestor-story. Adesso, sotto la voce Abaco, sembra aprirsi un nuovo caso.

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