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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca Francavilla Fontana

Il ferito si aggrava ed è in coma, tutta la "167" ha accompagnato la bara di Francesco

FRANCAVILLA FONTANA – Bara bianca, tanti fiori e tanti giovani di quel quartiere 167 da sempre dimenticato, ieri pomeriggio per il funerale di Francesco Ligorio, morto a 18 anni. “Errore” forse calcolato dai sicari che hanno ammazzato anche lui, mentre il loro obiettivo era eliminare Nicola Canovari, 38 anni, pregiudicato francavillese, ora ricoverato nella Rianimazione dell’ospedale Perrino in condizioni che ieri si erano improvvisamente aggravate. Canovari era entrato in coma, e a questo punto parlare di previsioni sul decorso clinico dopo l’intervento subito nella stessa giornata di giovedì non è possibile. Un polmone lacerato, fratture agli arti superiori, schegge di metallo sparse nel’addome. Francesco invece è morto istantaneamente con il cuore spaccato da una dei proiettili calibro 7,62 esplosi da una Kalashnikov.

FRANCAVILLA FONTANA - Bara bianca, tanti fiori e tanti giovani di quel quartiere 167 da sempre dimenticato, ieri pomeriggio per il funerale di Francesco Ligorio, morto a 18 anni. "Errore" forse calcolato dai sicari che hanno ammazzato anche lui, mentre il loro obiettivo era eliminare Nicola Canovari, 38 anni, pregiudicato francavillese, ora ricoverato nella Rianimazione dell'ospedale Perrino in condizioni che ieri si erano improvvisamente aggravate. Canovari era entrato in coma, e a questo punto parlare di previsioni sul decorso clinico dopo l'intervento subito nella stessa giornata di giovedì non è possibile. Un polmone lacerato, fratture agli arti superiori, schegge di metallo sparse nel'addome. Francesco invece è morto istantaneamente con il cuore spaccato da una dei proiettili calibro 7,62 esplosi da una Kalashnikov.

Non hanno lasciato nessuna traccia, i killer, se non i bossoli sparsi sull'asfalto della superstrada ed un ipotetico collegamento con l'omicidio di Vincenzo della Corte l'8 ottobre a S. Michele Salentino. Nessuno ha visto. Gli unici testimoni sono gli automobilisti sopraggiunti quando il commando era già in fase di sganciamento. Per il resto niente di niente. I killer hanno sulla carreggiata della statale 7 in direzione di Taranto, a qualche centinaio di metri dalla rampa di immissione di Francavilla Est. Probabilmente hanno seguito a distanza il camion Iveco condotto da Canovari e con a bordo Ligorio che da qualche mese lavorava con lui alla raccolta dei rifiuti ferrosi. Hanno scelto la statale per crivellare di colpi la cabina del camion perché garantiva una velocissima via di fuga.

Bloccato il camion (sull'asfalto è rimasta una lunga frenata) e portato a termine, secondo loro, l'incarico ricevuto, si sono allontanati velocemente verso Taranto, uscendo al primo svincolo (Francavilla Centro) o al massimo al successivo (Francavilla Nord) perché da lì si sono diretti chissà in quale zona del Brindisino senza rischiare di incappare in posti di blocco. Continuare lunga la 7 sarebbe stato troppo pericoloso. L'unico errore, probabilmente di superficialità o di eccessiva sicurezza, è stata l'uccisione della persona che non aveva niente a che fare con le loro vicende. Eppure, se come sembra avevano preparato bene l'agguato, sapevano che ogni mattina con Canovari su quel camion c'era il ragazzo. E siccome i killer non erano certi della direzione che avrebbe preso il camion perché Canovari ogni mattina andava in un posto diverso a raccogliere ferro vecchio, sicuramente erano appostati nei pressi della casa dell'uomo e si sono mossi dopo che il camion si è avviato.

Per cui hanno visto che non era solo. Killer professionisti non avrebbero ucciso inutilmente, soprattutto trascurando di verificare poi di aver effettivamente ammazzato o meno Canovari. Esattamente il contrario di quanto fece il commando che la sera dell'8 ottobre uccise a San Michele Salentino, in un locale in via di allestimento, il francavillese Vincenzo Della Corte. Era assieme ad altre quattro persone. Gli assassini (erano in due) entrarono, si diressero verso di lui che scappò chiudendosi nel bagno; spararono attraverso la porta, quindi la sfondarono per assicurarsi che fosse morto e scapparono.

Mano sicuramente differenti in questi due omicidi che molto probabilmente (anche se la vittima non è quella che era nei piani dei mandanti) sono uno conseguenza dell'altro. Ecco, questa è l'unica certezza che gli investigatori hanno. Un omicidio ha portato all'altro. Oltre questo non trapela nessun altro particolare. Avranno trovato un aggancio tra i due fatti? Oppure è solo un'ipotesi investigativa? Della Corte aveva agganci forti. Era molto legato a Giancarlo Capobianco, un nome e una garanzia nel mondo dell'usura e in altre attività illecite, dicono gli investigatori. Ed era socio in affari di Cosimo Rochira, francavillese, gestore di un supermercato, non proprio quell'anima pia che avrebbe cercato di farsi passare in occasione dell'assassinio di Angelo Putignano: "Ho sparato per difendermi", disse, ma è stato condannato a 14 anni di carcere per omicidio volontario. Sull'altro versante, quello di Canovari, ci sono legami altrettanto pesanti. Tra le sue numerose amicizie si dice vada annoverata anche quella con Nazareno Ubaldini, persona assai temuta negli ambienti malavitosi di Francavilla e dintorni.

Le indagini, dunque, sono in alto mare. Ieri mattina i vertici della Compagnia carabinieri di Francavilla Fontana erano a Brindisi. Probabilmente si sono incontrati con il magistrato inquirente per fare il punto della situazione. Che al momento è questo: non si conosce il tipo di vettura utilizzata dai killer; non si sa quanti erano; non ci sono testimoni oculari (e semmai qualcuno ha visto si guarderà bene dal dirlo); gli unici testi sono gli automobilisti che sono sopraggiunti quando gli assassini erano già scappati ed hanno chiamato il 118 pensando ad un incidente stradale.

Solo due, invece, sembrano essere le certezze. Una, come ha detto venerdì sera il procuratore antimafia Cataldo Motta, è che ci si trova di fronte ad una guerra tra bande per il controllo delle attività illecite francavillesi; l'altra è che tra la morte di Della Corte e l'agguato a Canovari ci sarebbe un collegamento. I carabinieri stanno scavando in tutte le direzioni per cercare di venire a capo di questa situazione incandescente che si è venuta a creare a Francavilla e che rischia di infestare anche la zona circostante. Ad affrontare l'emergenza è arrivato l'altro ieri pomeriggio il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano. Solito discorso politico. "Ci sarà un incremento di uomini qualitativo e quantitativo", salvo poi tacciare di banalità la domanda di una collega che voleva lumi sul numero di unità in arrivo perché "non è possibile stabilirlo a priori ma lo si farà secondo le necessità". Magari prendendo dieci uomini che non hanno mai fatto servizio di controllo del territorio o investigativo e mandarli a Francavilla.

A questa logica, come abbiamo già riportato, hanno replicato con molta energia i sindacati delle forze dell'ordine. Che non hanno torto. Perché Mantovano parla di emergenza quando la normalità è diventata la carenza cronica di uomini e di strumenti, anche i più elementari, per combattere la malavita.

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