Il fratello dell'ucciso sorpreso di notte armato. Scontro con i carabinieri e arresto

FRANCAVILLA FONTANA - Girava per le strade della città, in piena notte al fianco della giovanissima moglie, armato. Non un’arma qualsiasi, ma la pistola appartenuta al fratello Fabio Parisi, il 28enne ucciso a sangue freddo il 22 dicembre scorso nella centralissima via Regina Elena, alla Porta della Croce. Cosa ci faceva Giuliano Parisi, maniscalco incensurato, 29 anni, con quella calibro 7.65 scoperta per caso dai carabinieri durante una perquisizione a un posto di blocco? Nessuno sapeva, fino a ieri, che la vittima possedesse un’arma. E’ la domanda che il pubblico ministero Raffaele Casto ha rivolto insistentemente all’operaio arrestato in flagranza alle due della scorsa notte per detenzione illegale di arma da fuoco, resistenza e aggressione a pubblico ufficiale.

Il cadavere di Fabio Parisi

FRANCAVILLA FONTANA - Girava per le strade della città, in piena notte al fianco della giovanissima moglie, armato. Non un’arma qualsiasi, ma la pistola appartenuta al fratello Fabio Parisi, il 28enne ucciso a sangue freddo il 22 dicembre scorso nella centralissima via Regina Elena, alla Porta della Croce. Cosa ci faceva Giuliano Parisi, maniscalco incensurato, 29 anni, con quella calibro 7.65 scoperta per caso dai carabinieri durante una perquisizione a un posto di blocco? Nessuno sapeva, fino a ieri, che la vittima possedesse un’arma. E’ la domanda che il pubblico ministero Raffaele Casto ha rivolto insistentemente all’operaio arrestato in flagranza alle due della scorsa notte per detenzione illegale di arma da fuoco, resistenza e aggressione a pubblico ufficiale.

“Ho paura, signor giudice – ha detto al pm nel corso dell’interrogatorio di garanzia appena concluso questo pomeriggio -, abbiamo paura. Quello che è successo a mio fratello ha colpito la mia famiglia come un fulmine a ciel sereno. Non sappiamo perché è successo quello che è successo, Fabio era una brava persona, un lavoratore. Sappiamo solo che adesso abbiamo paura, tutti quanti”. La pistola che ha cercato di difendere con tutta la forza che aveva in corpo era proprio di Fabio, il fratello minore ucciso alla vigilia di Natale. Un operaio anche lui, lavorava in campagna a giornata e non aveva mai avuto guai con la giustizia, tranne un piccolo precedente di poco conto, di tanti anni prima.

Uno fuori dal giro, questo sembrava. Eppure fu ucciso senza pietà all’alba di quella mattina, aveva appena preso il caffè al bar prima di andarsene al lavoro nei campi. I killer gli scaricarono addosso una raffica di dodici pallettoni 8.6, dello stesso tipo usato per uccidere l’imprenditore Vincenzo Della Corte, 42 anni, la prima delle esecuzioni mafiose che hanno insanguinato la Città degli Imperiali negli ultimi mesi. Le modalità dell’omicidio non lasciarono dubbi: contro ogni apparenza Fabio Parisi era in qualche modo legato ai fatti di sangue precedenti. L’omicidio Della Corte o l’agguato in cui rimase ucciso per tragico errore il 19enne Fabio Ligorio l’11 novembre. Non era il ragazzino l’obiettivo del commando, gli sprovveduti assassini cercavano Nicola Canovari, 38enne sopravvissuto per la seconda volta in una vita sola a un tentativo di omicidio.

Cosa c’entrasse Fabio Parisi con la lunga teoria di morti ammazzati, frutto con tutta evidenza di una guerra fra clan per la conquista degli affari legati al territorio, non è ancora chiaro. Tanti sospetti e nessun indagato, almeno fino a questo momento. Nessuno fino a quella mattina aveva sospettato che potesse diventare oggetto di vendette trasversali. Così come nessuno sapeva che Fabio Parisi possedesse una pistola. Lo hanno scoperto, del tutto per caso, i carabinieri in giro di perlustrazione notturna lungo le vie della città.

Il fratello Giuliano girava intorno alle due del mattino per le strade poco illuminate della zona 167, quartiere San Lorenzo, al fianco della giovanissima moglie. Quando i militari gli hanno intimato l’alt, come avrebbero fatto con chiunque, ha reagito come non fa chi non ha nulla da nascondere. Ha tentato la fuga ma i carabinieri lo hanno raggiunto, ed è a questo punto che ha ingaggiato un corpo a corpo furioso, difendendo con la forza e i con i denti il carico pesante tenuto nascosto fino a quel momento. L’arma, una pistola contraffatta detenuta illegalmente, è stata scovata lo stesso. Era nell’auto. Solo dopo ha confessato che era del fratello. Era il suo segreto, tenuto nascosto subito dopo l’omicidio, sebbene fosse stato interrogato più e più volte dagli inquirenti come persona vicino alla vittima che qualcosa, forse, poteva sapere.

Era stato Fabio a confidargli di possedere una pistola, la teneva nascosta in un muretto a secco, in campagna. Lui era andato a prenderla e la portava sempre con sé, per difendersi – ha detto. Perché Fabio Parisi custodisse una pistola è segreto che ha portato via con sé. Giuliano Parisi non sa, o dice di non sapere. Certo è che l’arma era carica, pronta a sparare. Non voleva vendicare nessuno, ha giurato: “Siamo gente perbene, signor giudice”, ha detto quasi in lacrime al fianco dell'avvocato Luigi Galiano,  di fronte al pubblico ministero che più volte ha chiesto di confessare tutto quello che può aiutare gli inquirenti a trovare gli assassini del fratello.

“Non so nulla”, ha incalzato Giuliano Parisi, “so solo che ho sbagliato e che mi dispiace per i carabinieri”. Due ragazzi del Nucleo operativo e radiomobile, finiti in ospedale dopo la colluttazione notturna, se la caveranno con 25 e 15 giorni di prognosi. Il maniscalco invece, per il momento resta in carcere, almeno fino alla decisione del gip Paola Liaci, attesa per le prossime 48 ore.

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