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Cronaca Ceglie Messapica

Il giallo dell'americano trovato morto sembra risolto: suicidio

CEGLIE MESSAPICA – E’ stato un conoscente del cittadino statunitense di 49 anni a far scattare l’allarme alle 20 della vigilia di Natale che ha portato al rinvenimento del cadavere dello straniero. Un suicidio, anche se per come era legato il cadavere, in un primo momento ha fatto pensare a qualcosa di diverso. Invece, no. Il medico legale ha accertato che la morte è avvenuta per soffocamento provocato dalla busta di plastica nella quale l’uomo aveva infilato la testa. Ai soccorritori sulle prime era sembrato tutt’altro.

CEGLIE MESSAPICA - E' stato un conoscente del cittadino statunitense di 49 anni a far scattare l'allarme alle 20 della vigilia di Natale che ha portato al rinvenimento del cadavere dello straniero. Un suicidio, anche se per come era legato il cadavere, in un primo momento ha fatto pensare a qualcosa di diverso. Invece, no. Il medico legale ha accertato che la morte è avvenuta per soffocamento provocato dalla busta di plastica nella quale l'uomo aveva infilato la testa. Ai soccorritori sulle prime era sembrato tutt'altro.

Lo statunitense, che era arrivato a Ceglie non si sa come e perché e aveva preso in affitto una casa in via Balilla n. 4, a pochi metri da piazza Plebiscito, era avvolto nell'accappatoio e aveva attorcigliato la cintura dell'indumento da bagno attorno ai piedi. Aveva quindi fatto passare una cravatta attorno alle ginocchia e con la stessa cravatta si era legato la mano sinistra. Quindi si era infilato la busta di plastica sulla testa, aveva passato la mano destra dietro la schiena, afferrando la cravatta e sedendosi sulle mani si era lasciato morire.

I soccorritori lo hanno trovato nella piccolissima camera da letto, accanto al giaciglio, steso per terra. Vedendolo in quel modo si era pensato ad un omicidio. Ma in casa tutto era in ordine. Anche gli effetti personali erano tutti perfettamente disposti, tipico di chi decide di togliersi la vita. La porta di ingresso della casetta era chiusa a chiave dall'interno. Inoltre sul tavolo c'era una lettera indirizzata ai suoi familiari (ha moglie e figli negli Stati Uniti) nella quale chiede scusa per questo gesto disperato dovuto ad una profonda crisi depressiva. Accanto alla lettera altri due bigliettini con gli indirizzi e i recapiti telefonici dei suoi familiari cui rivolgersi per le spese. Nei bigliettini spiega che per tutto quanto ci sarà da pagare lo faranno i suoi familiari.

La ricognizione del cadavere effettuata dal medico legale Antonio Carusi, alla quale hanno assistito anche il sostituto procuratore Giuseppe De Nozza e il colonnello del Reparto operativo dei carabinieri Gennaro Ventriglia, ha fugato i residui dubbi. I legacci erano solo attorcigliati e non stretti in modo tale da non potersi liberare. Per cui, se l'americano, sentendosi soffocare, avesse voluto liberarsi del sacchetto di plastica lo avrebbe potuto fare senza difficoltà. Aveva, però, deciso di morire. Comunque sia, per ulteriore sicurezza, il magistrato inquirente ha disposto l'autopsia.

Lo statunitense era arrivato a Ceglie da poco tempo. Aveva preso in affitto questo mini appartamento (una casa vecchia ristrutturata) composto da un piccolissimo ingresso nel quale si arriva dalla rampa di scale che sale direttamente da via Balilla. Quindi un cucinino da un lato, altrettanto piccolo, e una camera con un letto ad una piazza e mezza, addossata a due pareti, mentre dall'altro lato tra il letto e la parete ci sono pochi centimetri di spazio. In quello spazio si trovava il cadavere.

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