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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca Ceglie Messapica

Il "giallo" dell'imprenditore trovato impiccato, autopsia in corso

CEGLIE MESSAPICA - Ecchimosi sul viso e sul corpo. Sarà l’autopsia, fissata per questa sera, a stabilire se i segni sul corpo dell’imprenditore cegliese Lorenzo Urso, 76 anni, trovato impiccato ieri mattina ad un albero accanto alla villetta in contrada Frutto dove viveva, siano segni di violenza o di una caduta accidentalmente, forse di un primo tentativo fallito di togliersi la vita. L’esame autoptico è in corso di esecuzione, affidato dal pubblico ministero Milto de Nozza al medico legale Antonio Carusi, e si protrarrà verosimilmente fino a tarda notte.

CEGLIE MESSAPICA - Ecchimosi sul viso e sul corpo. Sarà l'autopsia, fissata per questa sera, a stabilire se i segni sul corpo dell'imprenditore cegliese Lorenzo Urso, 76 anni, trovato impiccato ieri mattina ad un albero accanto alla villetta in contrada Frutto dove viveva, siano segni di violenza o di una caduta accidentalmente, forse di un primo tentativo fallito di togliersi la vita. L'esame autoptico è in corso di esecuzione, affidato dal pubblico ministero Milto de Nozza al medico legale Antonio Carusi, e si protrarrà verosimilmente fino a tarda notte.

Il giallo intorno alla morte dell'affermato commerciante di auto usate di Ceglie Messapica, è destinato a rimanere tale fintanto che le indagini non chiariranno oltre alla natura delle ecchimosi, anche i dettagli che hanno determinato la procura ad aprire un fascicolo per omicidio, al momento contro ignoti. Una verità che i famigliari, i figli Davide e Simona, che l'uomo amava più di se stesso, e la moglie Antonia Palmisano, sui quali grava l'angoscia di un perché che non riescono a spiegarsi. Il corpo dell'imprenditore pendeva a un cappio fissato a un albero accanto alla villetta in campagna dove viveva ormai da tempo, malgrado le attenzioni quotidiane dei figli e della moglie.

Un suicidio, questo è parso agli occhi degli inquirenti arrivati sul posto intorno alle dieci di ieri mattina dopo l'allarme lanciato dalla donna da sempre a servizio della famiglia, una persona di casa, più che una dipendente, alla quale è toccato imbattersi per prima nel desolante scenario di morte. Una volontà di vivere recisa dalla lunga serie di vicissitudini finanziarie legate a degli accertamenti fiscali di cui l'azienda, intestata al figlio, era stata oggetto nei mesi scorsi. Ma l'ipotesi di reato iscritta nel fascicolo del pubblico ministero Milto De Nozza è quella di omicidio, a causa di tre dettagli su tutti.

Nella villetta a un passo dall'albero è stato ritrovato il giubbotto della vittima con le maniche legate dietro la schiena da un nastro adesivo, il cui rotolo però sembra essere scomparso nel nulla, malgrado le accurate ricerche dei carabinieri al comando del maresciallo Sante Convertini. Il terzo dettaglio che parrebbe escludere l'ipotesi del suicidio è il ritrovamento del bastone che l'uomo, invalido da un pezzo a causa di un incidente stradale, immancabilmente usava per sostenersi, nella gip Cherokee parcheggiata sul piazzale della villetta.

Poi, i lividi, le tumefazioni, non si capisce ancora bene causate da cosa. E un ulteriore dettaglio. Lorenzo Urso aveva da appena qualche settimana preso in affitto una casa in via Sant'Anna, che sarebbe stata probabilmente destinata alla sede legale dell'azienda di famiglia. Il segno di un nuovo inizio, l'indizio di un progetto sul futuro prossimo, dettaglio che stona con la scelta di farla finita di cui nessuno dei famigliari aveva avuto sentore, malgrado le cure quotidiane e le attenzioni prestate al papà, al marito, al pilastro che aveva saputo sempre tenere insieme la famiglia.

Lorenzo Urso aveva cominciato la scalata nella compravendita di auto usate nella prima bottega in via Francesco Argentieri, nel centro di Ceglie Messapica.

La serietà dell'artigiano prima, del commerciante poi, avevano presto fatto lievitare il giro d'affari dell'attività, fino all'apertura della concessionaria Auto G, sulla provinciale Francavilla-Ceglie, nella zona industriale a un passo dal centro abitato. L'imprenditore era riuscito a fare della compravendita delle auto una attività tanto florida da guadagnare alla famiglia un patrimonio importante, una masseria, appartamenti e un parco auto degno delle più prestigiose concessionarie della Puglia. La concessionaria, qualche anno fa, è stata presa di mira da attentatori rimasti ignoti che scaricano sul parco auto una raffica di fucilate. Si pensò al racket delle estorsioni, ipotesi mai confermata.

Nel 1994 Lorenzo Urso aveva ceduto l'attività a Stefano Davide, il figlio maggiore. Qualche mese addietro, la prima mannaia. Un accertamento fiscale della finanza scopre una presunta evasione per circa 400mila euro. Il pm Raffaele Casto dispone il sequestro preventivo dell'azienda, ma anche dell'intero patrimonio milionario, conti correnti bancari compresi. Non è tutto. Il blocco dei conti bancari scatena la reazione di uno - su tredici - fornitori di Auto G. Il gruppo Audi Volkswagen di Bologna denuncia assegni scoperti per 1.300.000 euro circa, la procura di Bologna apre un secondo fascicolo, l'ipotesi è di truffa. Secondo i primi accertamenti, circa 145 autovetture usate sarebbero state acquistate con assegni emessi sulla scorta di conti bancari già chiusi o privi di fondi.

La prima ipotesi è che l'imprenditore possa non aver retto il colpo, togliendosi la vita. L'altra è qualcuno abbia consumato una imprevedibile vendetta inscenando, maldestramente, un suicidio. L'esame che dovrebbe accertare le cause della morte, sciogliendo l'enigma, è proprio l'autopsia aggiungendo un tassello di verità, in uno scenario per troppi versi ancora oscuro.

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