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La frana cha ha ucciso Paolo Scarlino, e una scarpa della vittima

La frana cha ha ucciso Paolo Scarlino, e una scarpa della vittima

"Il giovane stagista era stato avvertito del rischio crollo", dicono a Torre Guaceto

BRINDISI - Il guardaparco Franco Marinò era riuscito ad afferrare il giovane ricercatore per un braccio, nel tentativo di strapparlo a un pericolo, che sapeva essere incombente. Ma la falesia si è staccata in quel momento esatto, travolgendo entrambi. E’ quello che la giovane ricercatrice Anna Scarlino, 30 anni, ha raccontato agli inquirenti, ricostruendo gli ultimi attimi di vita del collega Paolo Rinaldi, morto a 30 anni mentre cercava di rilevare i dati dell’erosione della costa.

BRINDISI - Il guardaparco Franco Marinò era riuscito ad afferrare il giovane ricercatore per un braccio, nel tentativo di strapparlo a un pericolo, che sapeva essere incombente. Ma la falesia si è staccata in quel momento esatto, travolgendo entrambi. E' quello che la giovane ricercatrice Anna Scarlino, 30 anni, ha raccontato agli inquirenti, ricostruendo gli ultimi attimi di vita del collega Paolo Rinaldi, morto a 30 anni mentre cercava di rilevare i dati dell'erosione della costa.

Una morte che con la fatalità non c'entra, ne sono persuasi gli investigatori, e nemmeno con l'imprudenza. Il consorzio dell'oasi Torre Guaceto poteva e infatti aveva avvertito, sia la coppia di stagisti di Universus Csei, ma anche e soprattutto il Comune e la Capitaneria di Porto, di quel pericolo. Un lungo dossier indirizzato a entrambi gli enti a maggio, ai quali era seguito il solo divieto della Capitaneria, e il silenzio del Comune. Antefatto che, insieme ai numerosi avvertimenti dei geologi come Tommaso Elia, autorizza più di qualcuno a parlare di una "tragedia annunciata".

L'operatore della riserva di Torre Guaceto, ancora ricoverato al Perrino in stato di shock, non ricorda. Nel pomeriggio dopo l'incidente, gli uomini dello Spesal lo hanno raggiunto nel tentativo di raccoglierne la testimonianza, ma hanno dovuto rinunciare all'interrogatorio. Tempo che l'operatore, 44 anni, si riabbia dal trauma. Marinò non sa ancora che oggi pomeriggio si sono celebrati i funerali di Paolo Rinaldi, lo stagista appassionato dell'ambiente, al quale aveva tentato di salvare la vita, presagendo il pericolo.

Il presidente del consorzio di Torre Guaceto, Enzo Epifani, rammenta, come nelle dichiarazioni rilasciate a verbale agli inquirenti: "Prima che i ragazzi iniziassero i rilievi, noi dell'oasi abbiamo voluto tenere una riunione, a Serranova, in cui l'operatore Francesco Franco ha additato ai giovani ricercatori il tratto di costa a pericolo crollo". Mappa alla mano. Proprio questa mattina il consiglio d'amministrazione del consorzio si è riunito per fare il punto, mettendo per un attimo da parte lo sconcerto per la morte del giovane stagista, alla seconda escursione.

Ricostruzioni e testimonianze che non autorizzano ad archiviare la tragedia di Apani nel novero delle fatalità, o tanto meno delle imprudenze suicide. Perché se è vero come è vero che in quella zona c'era un rischio incombente, è vero anche che nessuna ordinanza, nessuna transenna, nessun atto avente forza di legge, vietava e vieta l'accesso alla zona prima del sequestro disposto dal pubblico ministero Antonio Costantini. La morte di Paolo Rinaldi - per schiacciamento del torace - è stato l'inaccettabile sacrificio, non necessario eppure indispensabile al cospetto degli allarmi del consorzio e dei geologi, a scongiurare ogni tragedia a venire, in un tratto di costa dove - fino all'estate appena trascorsa - soggiornavano intere giornate, bagnanti a decine.

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