Cronaca

Il gup accetta il patteggiamento: due anni e mezzo a Pasquale Giurgola

Il giudice dell'udienza preliminare Giuseppe Licci, con il parere favorevole del pm Raffaele Casto, ha condannato stamani a due anni e sei mesi di reclusione l'imprenditore brindisino Pasquale Giurgola, accettando la proposta di patteggiamento avanzata dal difensore dell'imputato, Massimo Manfreda. L'imprenditore brindisino resterà, per decisione del giudice, agli arresti domiciliari

BRINDISI - Il giudice dell'udienza preliminare Giuseppe Licci, con il parere favorevole del pm Raffaele Casto, ha condannato stamani a due anni e sei mesi di reclusione l'imprenditore brindisino Pasquale Giurgola, accettando la proposta di patteggiamento avanzata dal difensore dell'imputato, Massimo Manfreda. L'imprenditore brindisino resterà, per decisione del giudice, agli arresti domiciliari per la durata della pena salvo ulteriori provvedimenti. Si chiude così la drammatica vicenda del 23 febbraio scorso, quando Giurgola in preda ad un raptus fece irruzione in Autorità Portuale, armato di una Tanfoglio calibro 40 semiautomatica, e di una Smith and Wesson calibro 38 special, per poi barricarsi in un ufficio con il presidente Iraklis Haralambidis e il segretario generale Salvatore Giuffrè, trattenuti sotto la minaccia delle armi sino a quando l'appello pressante del genero e quello del dirigente della Polizia di Frontiera, Salvatore De Paolis, lo indussero a consegnare le armi. Subito dopo la resa, un crollo fisico tra le braccia di due poliziotti della Digos che lui conosceva molto bene.

Pasquale GiurgolaTratto in arresto, e poi indagato per sequestro di persona e minacce gravi, Giurgola ottenne quasi subito gli arresti domiciliari in ospedale, dove era stato trasferito dopo l'intervento di una equipe del 118 che ne aveva stabilizzato le condizioni (l'imprenditore aveva subito in passato un infarto), e ricoverato nel reparto di psichiatria dove ha trascorso alcuni mesi prima di essere dimesso. Il gesto del 23 febbraio era legato allo stato di preoccupazione ed esasperazione di Pasquale Giurgola per le difficoltà incontrate dalla sue aziende in ambito portuale e lo stato di conflittualità - peraltro nota, ma sempre limitata ai carteggi e alle azioni consentite dalla legge - tra le stesse e l'Authority. Haralambidis e Giuffrè in quei lunghi minuti in cui erano rimasti solo con l'imprenditore armato hanno temuto che l'azione potesse concludersi tragicamente, sino all'intervento decisivo di congiunti di Giurgola e della polizia. Il gesto di Giurgola fu ovviamente condannato anche dai suoi amici, ma sono stati anche numeorsi e paralleli gli attestati di stima nei suoi confronti come persona e imprenditore. Spesso il confine tra il dramma e i problemi della vita ordinaria diventa estremamente sottile, e il fatti del 23 febbraio lo hanno ricordato a tutti.

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