Il latte contaminato pure a Cisternino

CISTERNINO – Latte contaminato, cancerogeno anche nel Brindisino. A smistarlo, da quanto hanno accertato i carabinieri del Nas di Udine, impegnati oggi in una vasta operazione che ha sgominato una vera e propria associazione per delinquere.

L'arrivo dei carabinieri alla sede del Cospalat

CISTERNINO – Latte contaminato, cancerogeno anche nel Brindisino. A smistarlo, da quanto hanno accertato i carabinieri del Nas di Udine, impegnati oggi in una vasta operazione che ha sgominato una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla produzione di latte e prodotti caseari potenzialmente tossici, c'era pure un grosso caseificio di Cisternino. Questa mattina l'azienda è stata visitata dai Nas di Udine diretti dal capitano Antonio Pisapia, che hanno sequestrato tutta la documentazione che attesta i rapporti tra la latteria e il consorzio friulano Cospalat, il primo responsabile di questo grave reato contro la salute umana.

In manette, infatti, insieme ad altre quattro persone, è finito il presidente del consorzio Renato Zampa, 52 anni di Pagnacco, Udine. Sotto inchiesta anche 17 allevatori. L'accusa è associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio, all'adulterazione di alimenti ed al commercio di derrate nocive. Le indagini, avviate nel maggio 2012 in seguito alla denuncia di un autotrasportatore che aveva spiegato ai Nas di essere stato costretto a consegnare ai caseifici produttori del pregiatissimo formaggio “Montasio Dop” anche latte non proveniente da accertamenti certificati, hanno consentito di accertare che il presidente, due dipendenti del Cospalat ed una consulente esterna ritiravano latte dagli imprenditori agricoli associati, lo miscelavano e lo destinavano alla preparazione dell'alimento tutelato, violando così il disciplinare che garantisce al consumatore le caratteristiche chimico-fisiche e organolettiche del prodotto.

E' inoltre emerso che i 17 allevatori iscritti nel registro degli indagati, e i responsabili del consorzio, nonostante fossero a conoscenza della contaminazione da aflatossine (sostanze fungine cancerogene) di diverse partite di latte, le diluivano con prodotto non contaminato rendendolo idoneo ai controlli analitici effettuati dagli acquirenti. L'illecito veniva favorito dalla complicità di un laboratorio di analisi della provincia di Udine che, quando dalle analisi eseguite per conto del consorzio emergeva la presenza di tossine in quantità superiore a quella consentita, alterava i referti ed il latte risultava sempre e comunque idoneo per la commercializzazione.

Il prodotto era destinato ad altri caseifici per produrre formaggi non Dop o latte Omega 3. È stato anche accertato che due autisti che operavano per il consorzio sottraevano, ad ogni consegna, alcuni quintali di latte ristabilendone, poi, il peso originario mediante l'aggiunta di acqua. Nel caseificio di Cisternino, visitato questa mattina dai Nas, da quanto è stato accertato arrivava latte friulano parzialmente contaminato parte del quale veniva lavorato e rimesso in viaggio, sotto forma di prodotti caseari, per Firenze. Tutto nel giro di 24 ore. L'altra parte, invece, veniva venduta in loco sotto forma di mozzarelle, formaggi e altro e con tanto di marchio che dichiarava di essere stato prodotto nella zona. Altro che prodotti a chilometro zero, quindi.

Il latte che giungeva nel Brindisino nella maggior parte dei casi era già stato miscelato ma quando la soglia della muffa cancerogena era oltre il limite consentito dalla legge, veniva modificato sul posto. Come e attraverso la collaborazione di chi ciò è avvenuto, sono domande che riguardano la seconda parte delle indagini, quella che inizia oggi, dopo l'acquisizione di tutta la documentazione che certifica gli illeciti.

Intanto i Nas hanno accertato che nel latte friulano distribuito dal Cospalat in Veneto, Toscana, Umbria, Campania e Puglia, c'era il 30 per cento di aflatossine, una muffa che intacca i fusti del mais usato come alimentazione per le mucche, e che assimilata in valori elevati rischia di produrre effetti cancerogeni e causare disturbi alla crescita nei bambini. Gli inquirenti hanno sequestrato 1.063 forme di formaggio potenzialmente nocivo. Nell'operazione sono stati impegnati circa 300 carabinieri del Nas e dei comandi provinciali che hanno eseguito 86 perquisizioni locali e personali, in tutta Italia.

 

 

 

 

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