Cronaca

Disinteresse per il rischio idrogeologico: così sarà sempre peggio

Siamo pronti in Italia, non appena si abbassano i riflettori puntati per settimane sugli eventi calamitosi, a riprendere subito la vecchia strada sbagliata

Siamo pronti in Italia, non appena si abbassano i riflettori puntati per settimane sugli eventi calamitosi, a riprendere subito la vecchia strada sbagliata. Lacrime e tempesta di post sui social network per le sorti delle popolazioni di Amatrice e dintorni, cuoricini per il lavoro dei soccorritori e soprattutto dei nostri vigili del fuoco, sdegno per ciò che nuovamente emerge sulle omissioni (e forse ancora sulle speculazioni) attorno alla prevenzione antisismica.

Ma poi arriva una spazzolata di perturbazioni non certo a livello di uragano tropicale sulle nostre contrade, si allaga tutto, incluse stazioni e linee  ferroviarie e superstrade, e sui social appaiono addirittura invettive contro i pompieri, che secondo alcuni “non si sono fatti vedere”, magari dalle parti di casa loro.

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Non ci si aspetta che sia la “gente comune” a fare l’analisi delle cause di tutto ciò, ma bisogna assolutamente fare il punto della situazione, cominciando da un fatto più che assodato: il rischio idrogeologico è paragonabile a quello dei terremoti. Ma con una incidenza del fattore umano (antropico, per usare un termine tecnico), molto più elevata. Il problema non sono i vigili del fuoco, che come tutti gli apparati di sicurezza e di protezione civile in Italia, di cui sono la punta di diamante, non hanno gli organici e i mezzi di cui avrebbero bisogno, e che ogni giorno lavorano con un parco automezzi super-sfruttato e bisognoso da anni di una rotazione.

Per la cronaca, l’ultimo turno sceso in campo in provincia di Brindisi per gli allagamenti e gli smottamenti, ha lavorato dalle 8 di sabato alle 8 di stamani, domenica, senza interruzioni. Ma questa è una fotografia della situazione. Le domande e le constatazioni sono ben altre. Perché si allagano le carreggiate della superstrada Lecce-Bari? Perché si allagano i binari della ferrovia nella stesso tratto, con smottamenti della massicciata e stazioni impraticabili come ieri quella di Ostuni? Eppure non siamo stati sferzati da un evento meteo di intensità eccezionale. Quelle infrastrutture dovrebbero essere progettate per reggere a ben altre prove, altrimenti il Paese dovrebbe prendere atto di avere una rete di comunicazioni dai piedi di argilla.

Foto dall'alto degli allagamenti a Ostuni. 2-2

Sulle progettazioni e sulla esecuzione dei lavori e su quanto sia stato tenuto da conto in queste il rischio idrogeologico con le sue costanti modificazioni, devono rispondere le Ferrovie dello Stato e l’Anas, non certo i Comuni, le Province e la Regione Puglia. Del resto, è storia nota quella delle interferenze tra la 379 e il drenaggio delle acque del Pilone, a quanto pare una condizione in cui il rischio è stato mitigato ma non risolto del tutto. E si sa anche molto bene quanto sia sporadica e inadeguata la manutenzione delle cunette lungo la superstrada, trasformate in discarica dagli automobilisti e dai camionisti, e quindi impossibilitate a svolgere la funzioni drenanti cui sono preposte.

VIDEO: UN MURO CHE CROLLA PER L'AZIONE DELL'ACQUA

Queste grandi vie di comunicazione sono esattamente perpendicolari al flusso delle acque che giunge dall’entroterra, e fanno da barriera alle stesse, dirette verso la costa. Questo è elementare, ma evidentemente le contromisure progettate e adottate non sono sufficienti per evitare che le massicciate dei binari vengano danneggiate, e che le carreggiate vengano invase dall’acqua. La Regione Puglia deve urgentemente fare il punto della situazione con le direzioni competenti dell’Anas e delle Ferrovie, per individuare i problemi e concordare un piano di interventi.

Allagamenti fra San Pietro Vernotivo e Torchiarolo-2

L’altro punto critico sono le autorizzazioni rilasciate dai Comuni e dalla Provincia, e in questo caso occupiamoci solo del nostro territorio. Rinfreschiamo la nostra memoria collettiva e quella dei tanti “salvatori della patria” che, ahimè riescono ancora ad ottenere la fiducia degli elettori. Che fine ha fatto il piano del rischio idrogeologico della Provincia di Brindisi e in che modo viene applicato? Ai cittadini, in questo caso, va ricordato che l’amministrazione provinciale qualche anno fa ha cancellato dal proprio organico la figura del geologo, che è il tecnico che deve individuare, studiare, valutare i rischi e progettare le contromisure.

E quanti Comuni del Brindisino, in un territorio come il nostro, il Sud, e il resto del Paese che va a pezzi sotto i temporali, hanno in organico un geologo? Perché la Regione Puglia non fa da apripista, legiferando in tal senso e fornendo i mezzi finanziari alle amministrazioni locali, facendo anche pressing sullo Stato centrale? Non bastano gli ingegneri e i geometri, negli uffici tecnici, che vanno integrati con figure professionali diverse.

Foto dall'alto degli allagamenti a Ostuni-2

Altrimenti, viene da chiedersi, perché si continuano a rilasciare autorizzazioni per recinzioni delle abitazioni rurali – siano esse di vacanza che di lavoro – fatte di tufi e cemento, autentiche e disastrose barriere per il deflusso delle acque meteoriche. Perché in non pochi tratti le strade vicinali arrivano in discesa sulle provinciali, allagandole proprio in quei punti di interconnessione?

Perché si autorizzano (con il concorso di vari enti regionali, stavolta) le costruzioni di villaggi, ville e strutture turistiche sul percorso delle antiche lame, i letti degli antichissimi torrenti che convogliavano le acque piovane verso il mare? Basta rileggersi il bollettino di guerra di ieri, i nomi delle località maggiormente colpite sulla costa, per rendersi conto di ciò.

i vigili del fuoco-3

Le manomissioni urbanistiche oggi presentano un conto altissimo. Il mancato impiego dei fondi per la cura delle aree paludose (anche questo è nel bollettino di ieri), il disinteresse per gli equilibri idrogeologici del territorio sono anche un colpo al cuore al futuro turistico, all’economia delle nostre coste e delle nostre campagne.

Occorrerebbe un ravvedimento profondo nelle politiche delle amministrazioni locali, forse una classe politica diversa liberata da leader improvvisati e privi di mezzi culturali. Le risorse umane esistono, nei nostri comuni, e la prima spinta dovrebbe giungere proprio dalle classi professionali interessate. Se non si cambia, almeno nel medio termine, di danni ne avremo ancora tanti. E non prendiamocela con i vigili del fuoco.

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