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Il messaggio di auguri alla comunità di monsignor Domenico Caliandro

"In queste festività natalizie vi esorto, allora, a rinnovare l’appartenenza alla comunità ecclesiale. Quante divisioni ed egoismi, a volte, distruggono il bene silenzioso e ingente che viene quotidianamente compiuto"

Riceviamo e pubblichiamo il messaggio di auguri natalizi del vescovo dell'arcidiocesi di Brindisi e Ostuni, monsignor Domenico Caliandro. 

Miei cari figli,

Quest’anno la nostra diocesi sta riflettendo sul tema della “Chiesa che accoglie il Vangelo della famiglia”.

Quanto è difficile il verbo “accogliere”! Già san Giovanni, nel prologo del Vangelo, scrisse che il Verbo “venne fra i suoi, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1,11).

La Chiesa è la comunità dei credenti in Cristo e se non è accogliente non può definirsi tale. Non si è comunità solo quando ci si ritrova la domenica per l’Eucaristia, né quando ci si ritrova per il catechismo e o per qualche attività parrocchiale; si è comunità quando ci si sente uniti nel nome di Cristo. L’evangelista Giovanni, infatti, prosegue proprio così: “A quanti l’hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).

La fede ci fa essere comunità perché ci fa sentire tutti figli dello stesso Padre e fratelli del suo Unigenito, Gesù Cristo.

L’incarnazione del Figlio di Dio ha reso tangibile questo legame. Gesù è stato visto, udito, toccato dai suoi; Gesù ha camminato per le vie di Israele, ha chiamato i discepoli, ha definito suoi familiari quanti ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica.

In queste festività natalizie vi esorto, allora, a rinnovare l’appartenenza alla comunità ecclesiale. Quante divisioni ed egoismi, a volte, distruggono il bene silenzioso e ingente che viene quotidianamente compiuto. Tutti noi dobbiamo sentirci responsabili della nostra Chiesa locale. In collaborazione col Vescovo tutti i sacerdoti e i diaconi devono essere servi del popolo di Dio e i laici devono spargere la Grazia divina che ricevono per mano dei ministri ordinati.

Essere famiglia significa anche prendere a cuore la grazia che Dio ci ha donato e renderla visibile.

Ogni comunità parrocchiale deve essere esempio di accoglienza; ogni nucleo familiare deve avere uno sguardo di attenzione per il vicino che è in difficoltà; ogni credente deve pregare per la propria parrocchia e per la nostra diocesi.

Nella misura in cui ci sentiremo famiglia di credenti, saremo anche capaci di “adottare” nuovi fedeli nella nostra comunità.

Preghiamo, dunque, per i Pastori, ma anche per il gregge e in particolare per quanti si sono allontanati dalla famiglia cristiana per la cattiva testimonianza ricevuta, per quanti sono diventati indifferenti e anche per tanti fedeli che pensano di poter essere cristiani primeggiando, invece che servendo.

Che l’esempio della santa Famiglia di Nazareth, umile e semplice, ma ricca di fede, sappia illuminare i nostri cuori.

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