Cronaca Cellino San Marco

Il mistero Cellino. "Lasciamoli indagare"

CELLINO SAN MARCO – Cinque persone impegnate nella gestione del Comune di Cellino San Marco, tra sindaco, assessori, dipendenti e collaboratori, nel mirino della criminalità, incendiari in azione nonostante la presenza della commissione di osservazione antimafia. A Cellino non si dormono sonni tranquilli.

CELLINO SAN MARCO - Cinque persone impegnate nella gestione del Comune di Cellino San Marco, tra sindaco, assessori, dipendenti e collaboratori, nel mirino della criminalità, incendiari in azione nonostante la presenza della commissione di osservazione antimafia. Da cinque mesi a Cellino San Marco non si dormono sonni tranquilli. Ma chi e perchè sta disseminando tutto questo terrore, non preoccupandosi della presenza di commissari che proprio in questi giorni stanno scavando nell'attività dell'amministrazione, resta avvolto nel mistero.

Sulle indagini si mantiene lo stretto riserbo, dagli uffici delle caserme non trapela altro oltre ai dati "tecnici" degli attentati incendiari. Nomi delle vittime, modelli delle auto, orario dell'intervento. Ma cosa stia succedendo a Cellino San Marco, paese a sud di Brindisi con poco più di seimila anime non sono informazioni che si possono apprendere o rendere ancora note, forse perchè il quadro della situazione non è per niente chiaro.

Un dipendente comunale viene colpito per ben tre volte in soli 4 mesi (Vito Carulli), un assessore due (Gabriele Elia, delega ai Servizi sociali). Dove non si riesce a raggiungere l'auto si incendia la residenza estiva, disabitata. È il caso del sindaco di Cellino Francesco Cascione, bersaglio dei piromani il 12 aprile. Dove l'auto è parcheggiata nel cortile si scavalca un muro di cinta alto quasi due metri.

Chi ha incendiato la Range Rover dell'assessore alle Attività produttive di Cellino, Gianfranco Quarta, titolare anche di una sartoria, infatti, ha dovuto oltrepassare un muro in cemento. Il veicolo era parcheggiato sotto al porticato della villa a due piani dell'assessore, in via Martiri fosse delle ardeatine. L'attentatore per fuggire ha dovuto nuovamente scavalcare la recinzione. La scena è stata ripresa dalle telecamere piazzate sugli ingressi ma i piromani hanno agito incappucciati. La segnalazione alla sala operativa dei vigili del fuoco è giunta alle 3,20.

Ma i pompieri erano già su Cellino dalle 3,07, per un altro incendio, qualche isolato prima, in via Genova. Stavano spegnendo per la terza volta in quattro mesi un veicolo appartenente al dipendente dell'ufficio anagrafe Vito Carulli. Il 30 aprile fu incendiata l'Atos intestata alla figlia Patrizia, anche lei dipendente comunale, il due agosto la sua Hyundai i10. La notte scorsa la Suzuki Swift.

Il quadro della situazione però non è chiaro. Se ci sono collegamenti tra tutti questi episodi, se ad agire è sempre la stessa banda, se, invece, sulla scia della convinzione che da qualche mese l'amministrazione è sotto attacco da parte della criminalità qualcuno si sta facendo giustizia da solo per altre vicende, magari, personali, è un mistero.

Secondo il presidente dell'Antiracket di Cellino, Roberto Martina, la situazione è preoccupante ma ancora sotto controllo: "Questi episodi sono preoccupanti ma so che le forze dell'ordine stanno lavorando bene, i controlli su Cellino ci sono. Confido nella commissione di indagine antimafia, so che presto si verrà a capo di tutta questa situazione, perchè di certo qualcosa ci deve essere, forse di molto più grosso di quello che si può pensare. Dobbiamo solo far svolgere il proprio lavoro a chi sta indagando".

 

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