Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca Mesagne / Via Vecchia Francavilla

Il morto nel rogo di Mesagne era un boss indagato per racket videopoker e usura

L'uomo morto tra le fiamme nella villetta di Mesagne non è uno qualsiasi, ma un esponente della criminalità calabrese che controlla in provincia di Modena anche il business dei videopoker, quindi la pista che si dirama a Mesagne è importantissima. Se si era mosso Dominique Scarfone in persona per dare fuoco alla villetta dell'autotrasportatore mesagnese Maurizio Tanzarella, sotto c'è qualcosa di grosso

MESAGNE - L’uomo morto tra le fiamme nella villetta di Mesagne non è uno qualsiasi, ma un esponente della criminalità calabrese che controlla in provincia di Modena anche il business dei videopoker, quindi la pista che si dirama a Mesagne è importantissima. Se si era mosso Dominique Scarfone in persona per dare fuoco alla villetta dell’autotrasportatore mesagnese Maurizio Tanzarella, che ufficialmente risiede al nord, sotto c’è qualcosa di grosso e non un semplice atto di ritorsione contro lo sfratto dato dal camionista ai due calabresi.Il sostituto procuratore Valeria Farina Valaori

La traccia più recente di ciò, è l’indagine Clean Game della Guardia di Finanza di Lecce, resa nota nel febbraio di quest’anno, che si occupa  di un network criminoso che faceva fatturato con le slot machine taroccate. Tra i nomi del lungo elenco di indagati, esattamente 135, c’è anche quello del calabrese morto nel rogo di Mesagne (più quelli di un brindisino, di un mesagnese, di una donna di Fasano e di un francavillese). I reati principali vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso alla diffusione di apparecchiature che influenzavano il sistema telematico al gioco d’azzardo, alla frode informatica e alla turbata libertà del commercio (nella foto a destra, Valeria Farina Valaori).

Dominique Scarfone venne arrestato alla fine del 2008 dalla Squadra Mobile di Modena che mise le mani su un giro d’usura da 20 milioni di euro, una banda che movimentava e “fatturava” una cifra tra i 6 e gli 8 milioni di euro all’anno, che, rendendo anche il cento per cento, sempre su base annua, portava a gestire una cifra non molto Rosalba Cotardo-2lontana dai venti milioni di euro. 

Aveva questa portata il giro di affari illeciti gestito da Dominique Scarfone, l’uomo di Rosarno  residente a Casalgrande di Reggio Emilia, conosciuto nella malavita della zona  come “Mimmo il calabrese”, e da altri tre uomini. Prima di entrare nella società di Castelnuovo, era socio di un’altra società di videopoker, chiusa nel 2004. Anche attualmente Scarfone  viveva a Modena, dove c'è una delle due sedi legali della società di manutenzione delle macchinette che effettuano ricariche telefoniche per cui lavorano (nella foto a sinistra, Rosalba Cotardo). 

Alberto SommaL'altra sede è in Calabria. L’altra notte Scarfone e Girolamo Gullace, per ora in stato di fermo per incendio doloso con morte del complice, sono partiti apposta dalla Calabria per dare fuoco alla villa. Il movente ufficiale è l'atto di ripicca per il proprietario che li voleva sfrattare, ma il pm Valeria Farina Valaori e la polizia ci credono poco. Altri operai della ditta di manutenzione di macchinette per i videogiochi avevano in uso quella casa, senza contratto, solo con accordo verbale (a destra, Alberto Somma).

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