Cronaca

Le lacrime di coccodrillo dei politici e il patto aziende infedeli-caporali nella Puglia del XXI secolo

Le lacrime di coccodrillo della politica sul caporalato, dopo due commissione d'inchiesta parlamentari senza esiti decisivi, la disapplicazione delle leggi a piacimento delle aziende, gli strumenti di flessibilità del lavoro che hanno consegnato al sistema caporali - aziende agricole infedeli altri pezzi per tenere in piedi all'infinito questo mercato perverso

Le lacrime di coccodrillo della politica sul caporalato, dopo due commissione d’inchiesta parlamentari senza esiti decisivi, la disapplicazione delle leggi a piacimento delle aziende, gli strumenti di flessibilità del lavoro che hanno consegnato al sistema caporali – aziende agricole infedeli altri pezzi per tenere in piedi all’infinito questo mercato perverso, i tagli all’apparato degli ispettori del lavoro, servizi senza memoria e senza approfondimenti da parte di molti network televisivi, sono gli ingredienti di una condizione del lavoro agricolo che è una vergogna per il Sud, ma soprattutto per l’Italia, e che le “luci” della Puglia all’Expo non possono mitigare.

Angelo Leo-3La struttura del caporalato non è più la stessa dei tempi in cui marescialli dei carabinieri come Antonio Galeone e altri sui colleghi combattevano di notte una guerra senza fine contro i pullman pirata che partivano dai centri del Brindisino per portare le braccianti nel Sud Barese o nello Ionio metapontino. Allora bloccare un pullman significava incastrare il caporale, se c’era sovraccarico, se la documentazione degli ingaggi era inesistente. Sequestri, denunce, poi quelli tornavano in circolazione e ricominciava la lotta ai posti di blocco. E c’erano i morti negli incidenti stradali. Oggi si muore nei campi e si accendono i riflettori, ma non vanno a fondo, non scrutano nelle trame del sistema che sfrutta senza tregua soprattutto il lavoro femminile, e da qualche anno anche la manovalanza in nero servita in tavola ad imprenditori senza scrupoli dall’immigrazione.

Il passato - E sui pullman che battono le rotte dello sfruttamento tutto quasi sempre è in perfetta regola. Ce lo spiega Angelo Leo, una vita nel sindacato braccianti della Cgil, poi in quello che si occupa dei lavoratori precari e delle nuove forme di impiego, adesso il ritorno alla segreteria provinciale della Flai, dove riprende i fili della questione caporalato, si indigna per le rappresentazioni di queste settimane dopo le morti per lavoro nei campi, ricorda sui social network che tutto questo accade da decenni e che ciò che è cambiato è solo l’involucro, la pelle del caporalato, ma non la sostanza, e posta un vecchio reportage del 1994 realizzato per la serie “Storie Vere” di Rai Tre condotta da Anna Amendola, dal giornalista Aldo Vergine, “Di caporalato si muore”. E lì c’è tutto quello che occorre sapere sulla storia e sul passato. Il presente invece?

caporalato-2Il presente - I contratti di flessibilità utilizzati per truffare la previdenza agricola e sfruttare i lavoratori, la mascheratura dei caporali dietro società di trasporto privato, il trucco dello spostamento dei braccianti da aziende dove hanno effettivamente lavorato a imprese-fantasma per non pagare i contribuiti Inps, l’abbandono delle buone pratiche messe in campo dalla Regione Puglia, forse insufficienti e poco sostenute da campagne politiche. “E’ un errore considerare il caporale artefice di tutto questo. Il caporale è solo uno strumento delle aziende disoneste, e lavorando per loro guadagna a sua volta. Ma è solo uno strumento”, dice Angelo Leo. Uno strumento che serve per costruire le basi del nuovo sistema di sfruttamento.

Il meccanismo dello sfruttamento - Questa è l’epoca delle agenzie interinali. Le aziende che intendono aggirare le regole, prendono mano d’opera anche attraverso questo sistema, oppure utilizzano la chiamata diretta. In entrambi i casi è il caporale che fornisce gli elenchi delle braccianti da inserire nelle liste delle agenzie interinali, o quelle delle lavoratrici e dei lavoratori per chiamata diretta. Il resto è sempre sopraffazione basata sul bisogno di lavoro. La mano d’opera richiesta alle agenzie interinali viene ingaggiata part-time. In realtà essa è sottoposta a una giornata lavorativa completa. In caso di chiamata diretta – spiega Angelo Leo – le aziende che utilizzano il caporalato emettono buste paga perfettamente in regola, ma una volta che la bracciante o il bracciante vanno in banca all’arrivo dei bonifici, prelevano una somma che viene consegnata al caporale, e che in parte finisce in tasca a questi soggetti, in parte viene restituita alle aziende.

caporalato 3-2Le truffe alla previdenza agricola – Ci sono due tipi di truffe: quelle in cui il bracciante è un soggetto passivo e inconsapevole, quelle in cui il bracciante è consapevole e complice. Il gestore è sempre il caporale per conto delle aziende implicate, oltre che per se stesso. “Si fa presto a dire falsi braccianti quanto si scoprono casi del genere”, spiega Angelo Leo della Flai Cgil di Brindisi. “ Spesso i lavoratori sono all’oscuro delle manipolazioni che fa il caporale. Ad esempio, per sgravare l’azienda agricola del peso degli oneri contributivi, il caporale porta le squadre di lavoratori che controlla a lavorare effettivamente presso il richiedente, ma sulle carte fa risultare invece che hanno lavorato presso aziende-fantasma intestate al caporale stesso o a prestanome. Poi evade il versamento dei contributi”. Quando l’Inps scopre il gioco, spesso perché l’azienda-fantasma dispone solo di un ettaro di terreno o poco più, che ovviamente non può giustificare l’impiego di decine e decine di lavorati e migliaia di ore lavorative, non può che applicare sanzioni e sporgere denunce, ma è come ai tempi del contrabbando: si sconta poco e si paga nulla. E l’azienda agricola dove il lavoro effettivamente è stato prestato paga solo salari ridotti e nulla alla previdenza.

braccianti-2“Quei lavoratori, che non sanno cosa avviene alle loro spalle, poi finiscono in maxi-inchieste giudiziarie bollati come falsi braccianti”, racconta ancora Angelo Leo, “ e devono sperare di poter dimostrare in giudizio invece che invece hanno lavorato davvero, ricostruendo se è possibile il percorso dei fatti”. Ma non sempre il lavoratore è innocente. La forza del caporale è quella di poter dispensare, a pagamento, anche giornate lavorative mai effettuate. I caporali creano delle vere e proprie riserve di giornate lavorative “documentabili” grazie sempre alle aziende, quando queste si accordano per pagare i contributi sulla metà delle giornate effettivamente prestate dai braccianti che hanno ingaggiato attraverso i caporali. L’altra metà è facilmente utilizzabile sul mercato illegale in base alla deduzione dall’entità del lavoro prestato presso varie aziende agricole: se un bracciante ha bisogno di 180 giornate annue per il massimo della disoccupazione agricola, o di 51 per il minimo, le compra presso un caporale. Ciò che paga, è sempre una cifra sensibilmente inferiore alle indennità che poi percepirà.

braccianti africani-2La forza del caporale – Il mercato illegale della mano d’opera agricola si regge sul fatto che il trasporto dei lavoratori è interamente o quasi nelle mani dei caporali, che hanno costituito direttamente, o ne risultano dipendenti, aziende di trasporto su strada perfettamente legali. Se vuoi andare a lavorare, devi salire su quei pullman e accettare quelle regole. Sennò ti arrangi. Non a caso, ricorda Angelo Leo, anni fa la Regione Puglia e i sindacati confederali vararono l’esperimento del trasporto con i pullman delle Società di trasporto pubblico (a Ceglie Messapica per il Brindisino), e delle liste di prenotazione delle lavoratrici cui le aziende agricole dovevano attingere, in virtù di una clausola che prevedeva l’assunzione degli stessi braccianti dell’anno precedente. E’ durata poco, non c’è voluto molto ai caporali per riprendere il controllo – in realtà mai perduto – della situazione. “Ma è da qui che bisogna ripartire”, afferma Angelo Leo. “La Regione Puglia deve aggiornare una normativa che sostenga la lotta al caporalato, utilizzando le Stp e concordando un piano con le Agenzie dell’Impiego, gli ispettorati”.

acinellatura-2E forse anche con le associazioni degli agricoltori. I produttori agricoli onesti pagano la mano d’opera molto di più dei colleghi che violano la legge. Oltre alla legge da fare rispettare, è necessaria una reazione civile che parta dai comuni al centro dei flussi di mano d’opera agricola, da quei sindaci, da chi non è colluso con i caporali anche per ragioni elettorali. Realtà dove la denuncia civile, come quella contenuta nel reportage del 1994 citato all’inizio, deve sostenere una azione sindacale che al momento non è paragonabile ancora alle lotte avvenute a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta in provincia di Brindisi e in Puglia, con l’aggiunta del nuovo fenomeno: l’immissione massiccia nei campi di mano d’opera extracomunitaria e soprattutto africana, in condizioni spesso bestiali. La Puglia, che ha un ex pm come presidente, può guidare questa nuova sfida al caporalato, a questo Medioevo alla periferia dell’Unione europea, oppure tutto sarà nuovamente dimenticato quando i tg cancelleranno dai loro palinsesti le storie dei braccianti schiantati dalla fatica nei campi? Intanto, ricorda Angelo Leo per chi valuta dai numeri l'entità di un'emergenza, "il numero dei caporali non solo non è calato negli anni, ma è aumentato". Alibi non ce ne sono mai stati, tanto meno adesso.

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