Cronaca

Il nuovo film di Salvemini visto e dibattuto dagli studenti dell'Artistico

All’assemblea d’Istituto del mese di novembre, tenutasi presso il cinema Andromeda, gli studenti del Simone-Durano hanno assistito alla proiezione del docufilm del 2013 ‘Il giorno che verrà’ e dibattuto con il regista, Simone Salvemini, e alcuni dei protagonisti Gianni delle Gemme e Pierpaolo Petrosillo, su tematiche ambientali e impegno civile

BRINDISI - All’assemblea d’Istituto del mese di novembre, tenutasi presso il cinema Andromeda, gli studenti del Simone-Durano hanno assistito alla proiezione del docufilm del 2013 ‘Il giorno che verrà’ e dibattuto con il regista, Simone Salvemini, e alcuni dei protagonisti Gianni delle Gemme e Pierpaolo Petrosillo, su tematiche ambientali e impegno civile, consapevoli di dover essere una generazione meno ingenua di quella che li ha preceduti, se si vuole sconfiggere un sistema perverso, coperto dal silenzio delle istituzioni politiche, che tende a distruggere la città di Brindisi piuttosto che a farla risorgere. 

Brindisi è una città che può fregiarsi di un glorioso passato, ma che non può dirsi altrettanto fortunata nel presente. “La sua economia si fondava su un'agricoltura in gran parte arretrata, su un porto che aveva perduto, con la fine della Guerra, molta della sua importanza e dei suoi traffici. Neppur l'ombra di un'industria degna di questo nome, e un carico di disoccupati che nel 1959 raggiungeva i 15.000 abitanti, pari ad un decimo della popolazione, erano le stigmate di questa depressione brindisina. Allo sbocco storico della favolosa Via Appia, sonnecchiava una città senza respiro”, descrive così, impietosamente la città, una voce fuoricampo in un vecchio documentario, una terra ormai senza più alcun lustro e alcun futuro.

La narrazione improvvisamente più frizzante e la musica che passa ad una sinfonia più dinamica e colorita, dopo la cupezza del primo minuto, 20151113_111245-2annunciano la "redenzione" della città: “D'un tratto è arrivata la Montecatini, cioè il più grande stabilimento petrolchimico d'Italia, e uno dei maggiori d'Europa. Un'industria del nord ha insomma investito a qualche chilometro a sud di Brindisi, dove c’erano solo steppa e acquitrini, 120.000 miliardi di lire, per ricavare quelle polveri miracolose con cui si fabbricano ogni genere di oggetti in plastica”.

Tutto molto bello, ma fabbricavano solo quelle "polveri miracolose"? E' raccapricciate sentire queste parole a tanti anni di distanza, o vedere le facce sorridenti, speranzose e ottimiste dei lavoratori negli stabilimenti, in quelle immagini di cinquant'anni fa, dove un popolo, come in preda ad un'isteria collettiva, sognava un "avvenire" da abbracciare per riscattare la città dalla miseria. Erano gli anni ‘60, erano gli anni della decolonizzazione; i popoli del Terzo Mondo prendevano coscienza dell'inganno delle potenze coloniali, che propinavano la loro civiltà, e la loro modernità, come le uniche ricette per il successo. Mentre il resto del pianeta si svegliava, Brindisi pareva addormentarsi, cadendo in un lungo sogno, dove quei principi propinati all'India, all'Africa e all'Asia avrebbero sì rappresentato la chiave per l’Avvenire tanto agognato che però si sarebbe rivelato un nuova forma di colonialismo strisciante.

"Il giorno che verrà", si apre con un contrasto fortissimo tra questo vecchio spezzone della RAI e la dura realtà: sono esposti i dati statistici che mettono in risalto come nel brindisino tumori e malformazioni siano molto al di sopra non solo della media italiana, ma europea. Ben altre cose prodotte con le "polveri miracolose" insomma, oltre alla plastica. Non solo danni incalcolabili alla popolazione dunque ma anche al territorio, dove una città che ha vissuto fino ad allora delle ricchezze offerte dal suo mare, è stata forzata a convertire la sua economia incentrata sul porto in una, di fatto, industriale. Un tradimento della natura brindisina che non ha portato alcunché, se non danni ecologici ed economici quantificabili in centinaia di milioni di euro.

Ma non sono solo i dati numerici a reggere il film. La sua forza è come siano innanzitutto le storie delle persone che subiscono e combattono questo sistema, ad essere al centro della scena. Sono il blogger Gianni, la cantante Paola, o Pierpaolo, con il suo sogno di scrivere un libro sull'inquinamento della zona industriale e realizzarne uno spettacolo teatrale; e Daniela, una donna in attesa di un bambino, per il quale vorrebbe una città pulita e rinata, ciò che desidera ogni mamma per il suo figlio. Ma potrebbe essere chiunque abbia il desiderio di un futuro libero dal ‘male’ che grava su Brindisi, ormai grande tre volte la stessa città. Le parole di Paola risuonano ancora: “Invece a Brindisi è tutto bello riservato, ci abbiamo le riserve, ci abbiamo un sacco di riserve, naturali e non”, aspettando che ritorni a soffiare un’Aria d’amuri per la nostra amata terra.

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