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Sotto, Sandro Campana e Pino Rogoli in una foto degli anni Ottanta

Sotto, Sandro Campana e Pino Rogoli in una foto degli anni Ottanta

Il pentito racconta: “La mia scalata nella Scu, senza mai commettere omicidi”

Dai verbali del pentito Sandro Campana emerge anche il contatto in carcere con la ‘ndrangheta di Bellocco. Tanti insospettabili dietro gli omissis. “Le affiliazioni avvenivano in abitazioni di Mesagne dopo un periodo di prova”

BRINDISI – “Sono in grado di riferire gli autori di omicidi o fatti di sangue, perché ne ho avuto conoscenza diretta, ma io non ho mai ucciso nessuno in venti anni, né ho mai ordinato o autorizzato esecuzioni: a farlo sono stati altri, tutti affiliati, io mi occupavo di estorsioni e droga, ho sempre fatto quello”.

Il pentito Sandro Campana davanti al pm della Dda di Lecce ha vuotato tutto il sacco delle sue conoscenze sui segreti della Sacra Corona Unita che sostiene di aver saputo direttamente dal fratello Francesco, il primo a essere accusato di omicidio, quello di Antonio D’Amico, fratello del collaboratore Massimo, detto Uomo Tigre, oppure da altri, sempre a loro affiliati, ma sui nomi degli autori materiali degli omicidi, dei mandanti, dei complici così come sulle generalità di quanti avrebbero fatto parte e ancora militano nell’associazione di stampo mafiosa, restano gli omissis.

Sandro CampanaSono una valanga, uno per ogni uomo o donna, gli uni e le altre chiamati in causa perché Campana qualche volta ha fatto riferimento anche alle “compagne” o alle “conviventi” di persone che ritiene siano del sodalizio. Impossibile al momento stabilire quanti siano gli affiliati,  probabilmente nell’elenco fornito da Campana figurano insospettabili da intendere come brindisini, tra il capoluogo e i comuni della provincia, che mai prima sono stati indicati vicini alla Sacra Corona, come esterni se non addirittura come “organici”. Più di qualcuno ancora libero.

Come ad esempio i due che il pentito in videoconferenza nell’udienza del processo scaturito dall’operazione “Zero”, al debutto come teste della Procura, ha citato facendo riferimento al tentato omicidio di Vincenzo Greco: “A sparare è stato Benito, a guidare la moto Floriano, sono entrambi di San Donaci”.

E’ invece certo che nonostante gli anni trascorsi e le metamorfosi interne all’associazione di stampo mafioso brindisina, abbiano resistito le cerimonie di affiliazione: nei verbali firmati da Campana in occasione del primo incontro con il magistrato dell’Antimafia, nel carcere di Lecce, e poi nel memoriale scritto in stampatello,  c’è la ricostruzione dei rituali che avvenivano in cella oppure in “private abitazioni di Mesagne”. Case o ville che ovviamente ha indicato.

Campana è partito prima di tutto dalla sua affiliazione: “Sin dal ’92 mi sono avvicinato a Eugenio Carbone con il quale camminavo anche prima di affiliarmi, infatti all’epoca, quella formale non era immediata ma seguiva un periodo di prova che poteva durare anche qualche anno”, si legge. Con Carbone è rimasto sino al mese di novembre dell’anno successivo, poi venne arrestato: “Ci trovarono in una masseria di contrada Tagliata in possesso di armi, come era stato rilevato da Gianfranco Colella, all’epoca pentito. Nel ’95 mi sono affiliato direttamente a Pino Rogoli, come espressamente lui voleva”.

Rogoli è ritenuto il capo storico della Scu, ma secondo Campana ad oggi è “solo un simbolo”. Vero è che per vent’anni è stato ristretto con le limitazioni del carcere duro, quelle del 41 bis. “L’affiliazione è stata effettuata da Michele Coppola, a sua volta affiliato a Giuseppe Gagliardi, da Alessandro Romano all’epoca affiliato a Romano e Toni Convertini detto Toni Squalo, all’epoca affiliato a mio fratello Francesco”.

“Sono stato affiliato – sostiene Campana – con il grado di terza, corrispondente al quello di sgarrista, poi sono stato elevato al grado di quarta ovvero di Santa nel ’98 ad opera di Eugenio Carbone, Massimo Delle Grottaglie, Franco Solazzo detto Nascone e Giuseppe Rogoli che non era presente fisicamente ma era il capo in testa necessario per conferire il grado”.

Pino RogoliLa precisazione : “Rogoli era il mio padrino, dopo sono stato elevato al grado di quinta o di vangelo da Antonio Petiti detto Capulonga su ordine di Rogoli”. E ancora nel “2001 Delle Grottaglie mi conferì il grado di tre quartini”, mentre nel “2007 sono stato elevato al grado di medaglione con diritto di catena e successivamente, nel carcere di Teramo, Umberto Bellocco detto lo zoppo mi conferì solo oralmente il grado di diritto criminale, si tratta di un grado superiore a quello che rivestivo, caratteristico delle associazioni calabresi. Il relativo giuramento non è poi stato fatto perché fui scarcerato grazie all’indulto”.

Una scalata della piramide della mala senza mai essersi sporcato le mani di sangue, dice lui: “Tale fatto non è in contraddizione con il grado elevato che sino ad oggi ho rivestivo in seno all’associazione”, ha spiegato in sede di dichiarazioni. “A differenza che nel passato, quando per ottenere un grado elevato era necessario avere al proprio attivo fatti di sangue, oggi le regole sono meno rigide, i rituali meno rispettati, gli stessi gradi hanno perso d’importanza”.

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