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Il pentito brindisino parla dei traffici di droga col clan dei fratelli Bruno

BRINDISI – “Sono uscito dalla Sacra corona perché mi volevano far commettere degli omicidi”. Giuseppe Passaseo, barista di Brindisi, pentito, ha spiegato in aula il motivo per cui è diventato un collaboratore di giustizia, unico nella storia della criminalità brindisina che abbia preso questa decisione sebbene non indagato per alcun reato. Anzi, gli investigatori lo ritenevano vittima della Scu per le minacce e gli attentati che aveva subìto. Ha risposto alle domande, in video-conferenza, dalla località segreta in cui si trova, sottoposto al programma di protezione.

BRINDISI ? ?Sono uscito dalla Sacra corona perché mi volevano far commettere degli omicidi?. Giuseppe Passaseo, barista di Brindisi, pentito, ha spiegato in aula il motivo per cui è diventato un  collaboratore di giustizia, unico nella storia della criminalità brindisina che abbia preso questa decisione sebbene non indagato per alcun reato. Anzi, gli investigatori lo ritenevano vittima della Scu per le minacce e gli attentati che aveva subìto. Ha risposto alle domande, in video-conferenza, dalla località segreta in cui si trova, sottoposto al programma di protezione.

La sua e quella dei familiari è un?esistenza ad alto rischio. Soprattutto dopo che ha confermato la maggior parte delle dichiarazioni rese da Ercole Penna, mesagnese, ultimo grande pentito della Scu, che ha già inguaiato diciotto ex suoi complici, molti dei quali erano liberi e sono stati arrestati, e presto altri lo seguiranno. Proprio perché sono in corso altre indagini il pubblico ministero questa mattina ha spesso bloccato le risposte che venivano fatte a Passaseo. Come quella sui mandanti degli omicidi da eseguire.

Passaseo, come si è detto, è un pentito importante. La sua decisione di collaborare risale a qualche mese fa. Colse tutti di sorpresa. Non era considerato un delinquente e men che meno un mafioso. E invece faceva capo al boss mesagnese Francesco Campana, latitante da alcuni mesi perché deve scontare nove anni di carcere, e indagato anche per il tentato omicidio di Vincenzo Greco, compiuto l?1 luglio scorso a Mesagne.

Passaseo è stato utile all?Antimafia, in questa ultima inchiesta, perché ha confermato tutte le accuse mosse ai suoi ex da Penna, nonostante facciano parte di fazioni opposte della Scu.Il processo nel quale Passaseo è stato citato come teste è quello denominato ?Canali?, dal nome della masseria in territorio di Torre Santa Susanna, appartenente alla famiglia Bruno, il cui figlio maggiore Ciro sta scontando l?ergastolo per omicidio. In questo processo sono imputati Andrea Bruno, fratello di Ciro, e il nipote Vincenzo (figlio di Ciro), i cugini Emanuele, Daniele e Cosimo Melechì, Antonio Carluccio, tutti di Torre Santa Susanna, Giuseppe, Graziano, Piero e Vito Fai, tutti di Tuturano, e Cosimo Damiano Torsello, originario di Alessano, residente a Torre Santa Susanna.

Furono arrestati il 31 marzo del 2008. Sono accusati di associazione mafiosa finalizzata alla detenzione illegale di armi, al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, contrabbando di sigarette, controllo delle attività e dei traffici di altri gruppi malavitosi che operavano nella zona e di infiltrazioni nel tessuto sociale di Torre Santa Susanna attraverso il contatto con amministratori locali che serviva loro per mettere le mani sugli impianti di energia alternativa che iniziavano a spuntare come funghi al posto di vigneti e uliveti.

Passaseo ha parlato dei traffici di sostanze stupefacenti. Acquistava droga da Andrea Bruno, ma anche da Vincenzo Bruno che trafficava all?insaputa dello zio. I soldi con i quali acquistava la droga erano dei Fai, clan di Tuturano, imputati in questo processo. Il giro di droga di questo gruppo, ha spiegato il pentito, era grosso. L?udienza ha avuto inizio verso le 10 e si è conclusa attorno alle 14. Si riprenderà il 10 febbraio. In quella occasione saranno interrogati gli agenti di polizia che lavorarono per la riuscita dell?operazione Canali.

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